15 marzo: sciopero mondiale della scuola per il clima

Quando ci si chiede dove può essere un po’ di speranza per l’attuale situazione del cambiamento climatico, si può pensare a Greta Thunberg. Da poco compiuti 16 anni, questa studentessa svedese nell’agosto del 2018 ha iniziato a manifestare davanti al parlamento svedese a Stoccolma, con lo slogan “Skolstrejk för klimatet” (“Sciopero della scuola per il clima”). Ha continuato per venti giorni prima delle elezioni politiche, poi è passata a uno sciopero settimanale, tutti i venerdì. Non va a scuola e sta in piedi con un cartello in cui chiede di agire contro i cambiamenti climatici.

Ora non è più da sola. La sua azione ha ispirato decine di migliaia di coetanei, che hanno promosso analoghi scioperi in più di 300 città di tutto il mondo portando la questione climatica e l’impegno dei giovani alla ribalta nei principali mezzi di informazione. La mobilitazione #Climatestrike è diventata globale, si è trasformata nei #FridaysForFutureche interessano ormai anche molte decine di città italiane. Il 15 marzo ci sarà una giornata di sciopero delle scuole a livello globale, contro il cambiamento climatico.

Greta Thunberg è conosciuta in tutto il mondo. Ha parlato alla COP24 di Katowice, al World Economic Forum di Davos, in Svizzera. Il suo Ted Talk ha più di 400mila visualizzazioni. In un post su Facebook ha spiegato le sue motivazioni: ha attribuito alla sindrome di Asperger di cui soffre (ma scrive che non è una malattia, è un regalo) il fatto che non ha fondato un’associazione e ha fatto tutto da sola, perché non è brava a socializzare.

Venti: i giorni di sciopero di Greta Thunberg davanti al Parlamento svedese. L’inizio di una mobilitazione che si è poi diffusa in tutto il mondo

Non è facile dire quale sarà il futuro di questi scioperi. La mobilitazione mondiale sul clima si compone di voci molto diverse, senza un’elaborazione comune sulle cause profonde della crisi climatica, senza per ora rivendicazioni omogenee. Alcune voci chiedono ai Governi un maggiore impegno nelle azioni sul clima o sostengono piattaforme concrete, come la campagna per il disinvestimento, per togliere legittimità sociale al sistema dei combustibili fossili. Altre propongono l’autolimitazione dei consumi, la sobrietà. Anche se parole d’ordine come #schoolshutdown e #Strike4climatepossono lasciare perplessi chi pensa che i ragazzi debbano pensare ad andare a scuola, ritengo sia giusto ringraziare Greta e i tanti giovani che hanno deciso di mettersi in gioco in prima persona. E sperare che siano in tanti.

 

Stefano Caserini per Altraeconomia

 

Segnalazioni, a cura di Sergio Falcone

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1 Response

  1. donatella ha detto:

    diffondo

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