A Cuba destinano il 51% del bilancio a istruzione e sanità

E’ davvero una dittatura ferocissima, quella che destina il 51% del proprio bilancio annuale a istruzione e sanità; naturalmente pubbliche e gratuite. Ed è davvero un campione della libertà quel paese – come per esemio l’Italia – che da 30 anni taglia costantemente le spese in questi due settori, consegnando sempre di più la salute della popolazione alla fame di profitto della medicina privata; o la formazione delle nuove generazioni alle costosissime scuole ed università private.

Sono due considerazioni spicciole, lo sappiamo, ma che vengono subito alla mente analizzando la distribuzione della spesa pubblica nella legge di bilancio di Cuba.

Il 27,5% è destinato alla sanità e all’assistenza sociale (da noi solo il 6,6%); il 23,7% all’educazione (l’Italia appena il 3,9%). Si comprende che per lo Stato italiano conoscenze e salute della popolazione non sono affatto una priorità, mentre per il “terribile” Stato cubano sì.

Idem per le spese destinate all’amministrazione pubblica e alla Difesa (complessivamente il 18,5%), nonostante Cuba sia un paese sotto assedio dal 1959…

Il 17,2% va alla sicurezza sociale (che non è certo la polizia, ma sussidi, pensioni, ecc). E addirittura il 4,6% alla cultura e allo sport.

Che dire? La distribuzione della spesa pubblica è il migliore indicatore delle priorità di un governo. E il confronto con la spesa italiana è addirittura impietoso. Qui la parte più debole della popolazione è avvertita come un “peso” da cui scaricarsi; i lavoratori una risorsa da strizzare fino all’ultima goccia di energia; la malattia un’”occasione” per far fare soldi, ecc.

Sarà un paese povero, Cuba, ma di certo il suo bilancio parla una lingua sconosciuta ai “biforcuti” di casa nostra…

 

da CONTROPIANO.ORG

 

Segnalazioni, a cura di Sergio Falcone

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