A proposito dell’arresto di Cesare Battisti

L’arresto di un latitante è sempre una buona notizia in uno stato democratico e di diritto. La sua spettacolarizzazione fa parte dei riti delle nostre società contemporanee. Quello che è successo, e ancora accade, nel nostro paese, con l’arresto di Cesare Battisti, è invece altra cosa.

Lo stato non ha celebrato se stesso, ma è stato piegato all’ennesima speculazione di potere di un capitano di ventura che ha rubato la scena innanzitutto a chi quell’arresto ha operato. Ma non solo…

L’idea di Stato e di giustizia che si è affermata è lontana anni luce dai valori della nostra civiltà. E’ stata addirittura antitetica, da stato islamico o da repubblica delle banane. Incivile, insomma.

” Battisti deve marcire in galera! “, ha ululato, bava alla bocca, il ministro degli interni. E’ stato giurato che a questo “infame” non sarà mai concesso alcuno sconto di pena. Mille volte è stato precisato che sconterà l’ergastolo, non trenta anni. Sui tetti dell’aeroporto c’erano cecchini pronti a sparare a terroristi inesistenti. Battisti è stato condotto nel peggior carcere dove per sei mesi sarà in totale isolamento, una delle misure più inumane possibili. Spettacolo e baccanale feroce. E poi la solita filastrocca dei comunisti mangia bambini che hanno protetto la sua latitanza.

Ad arrestare e rispedire in Italia Cesare Battisti è stata la Bolivia di Evo Morales, l’esperienza più di sinistra di tutto il Sudamerica. Val la pena, poi, ricordare a tutti che il no all’estradizione del governo Lula in Brasile non era certo legato a simpatie per il terrorismo. L’obiezione mossaci era fondamentalmente una. In Brasile l’ergastolo è considerato un crimine contro l’umanità e estradare Battisti verso l’Italia che invece ne rivendica la normalità era venir meno a saldi principi del gigante carioca.

L’ergastolo, cioè fine pena mai, è una bestemmia contro ogni diritto umano. Uno stato civile non nega a nessuno il ravvedimento nel tempo, non fa pagare tutta la vita un crimine. La prigione è strumento di protezione della collettività offesa da chi ne viola le regole e, insieme, di rieducazione dell’offensore. Non vendetta. Nelle prigioni degli stati civili non si marcisce, non si dovrebbe marcire.

La civiltà, infatti, non è festa orgiastica sulle spoglie di un criminale, ma dichiarazione di umanità nei confronti di Caino. Al quale viene raccontata la grande differenza tra lui e noi. L’importanza di ogni vita umana, anche la sua.

Altrimenti, saremmo tutti Caino.

 

silvestro montanaro

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