A RISCHIO LA SECONDA FORESTA PLUVIALE TROPICALE DEL MONDO

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La seconda più grande foresta pluviale tropicale del mondo, il Parco Nazionale di Salonga nella Repubblica Democratica del Congo, è minacciata. Lo denuncia Global Witness.
Uno dei tre blocchi di petrolio, assegnati dal governo congolese alla società COMICO, insiste su parte importante di questa foresta dichiarata patrimonio mondiale dell’UNESCO nel 1984.
Il parco ospita fino al 40% della popolazione mondiale di Bonobo e di molte altre specie in via di estinzione e rare come gli elefanti delle foreste, i pavoni del Congo, ippopotami e pangolini giganti. Il Parco nazionale di Salonga ospita fino al 40% della popolazione mondiale di Bonobo.
Nel cuore del bacino del Congo, il Parco Nazionale di Salonga si estende per oltre 36.000 chilometri quadrati, un’area più grande del Belgio. Per le sue dimensioni svolge un ruolo fondamentale nella mitigazione dei cambiamenti climatici e nello stoccaggio del carbonio.
I dettagli del contratto, tra governo congolese e Comico, rimangono sconosciuti, contravvenendo alla stessa legge sul petrolio del Congo che impone trasparenza in questi accordi. La legge sul petrolio del Congo, approvata nel 2015, stabilisce che i nuovi contratti dovrebbero essere pubblicati entro sessanta giorni dall’approvazione.
L’opacità che circonda sia l’azienda che i termini dell’accordo suscita serie preoccupazioni
Alla sua costituzione nel 2006, COMICO era controllata da due uomini: Montfort Konzi, un ex uomo politico e d’affari congolese, membro del gabinetto del partito politico congolese di Jean-Pierre Bemba, capo del Mouvement de Libération du Congo e Idalécio de Oliveira, un controverso uomo d’affari portoghese il cui nome è associato alla tangentopoli brasiliana.
Prima della firma del contratto Comico ha visto l’entrata nel suo azionariato di misteriose società offshore. Chi c’è veramente dietro questo affare?
Nella Repubblica Democratica del Congo ‘è una lunga storia di compagnie straniere ed elites politiche che si danno da fare per sfruttare le risorse naturali del Congo a porte chiuse, a scapito della sua gente e degli habitat naturali.
Il Congo è ancora tra i paesi più poveri del mondo ed è 176 ° su 187 del più recente indice di sviluppo umano calcolato dall’ONU. Lo scorso anno ha avuto il maggior numero di sfollati in Africa, con quasi 2,2 milioni di persone costrette a lasciare le loro case a causa degli interminabili conflitti sulle tante materie prime rare contenute nel sottosuolo del paese. Il bilancio supera di gran lunga i 10 milioni di vittime.. Inoltre, il paese è attualmente nel bel mezzo di un’epidemia di Ebola e il rischio di carestia e conflitti si profila a dismisura.
In un contesto così terribile, e con l’economia congolese che dipende quasi interamente dai suoi settori di risorse naturali per i proventi delle esportazioni, è di vitale importanza che le operazioni in questi settori siano trasparenti al massimo
Il Comitato per la Difesa del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO ha più volte ribadito che qualsiasi forma di esplorazione o sfruttamento di minerali, petrolio e gas è incompatibile con lo status di Patrimonio Mondiale. Se persino lo status di Patrimonio Mondiale non può proteggere i fragili ecosistemi dal lavoro petrolifero, ciò significa che l’intero pianeta è in vendita all’industria dei combustibili fossili, con conseguenze ambientali potenzialmente devastanti.

 

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