AFRICA E’ BELLO: Njideka Akunyili

Nata nel 1983 a Enugu, in Nigeria, Njideka Akunyili Crosbyn  nel 1999, all’età di 16 anni, si è trasferita negli Stati Uniti, a Los Angeles, dove attualmente vive. Nella sua identità culturale si fondono, così, il forte legame con il suo Paese natale e quello con la sua patria adottiva; un’identità ibrida che si riflette a pieno nel suo lavoro. Sulla base di riferimenti storico-artisti, politici e personali, infatti, Akunyili Crosby crea composizioni figurative densamente stratificate, che evocano la complessità dell’esperienza contemporanea.
Se, ad un prima osservazione, il suo lavoro sembra concentrarsi sugli interni o su scene quotidiane, questo essere legato a momenti di intimità o di riflessione fa sì che ogni opera diventi il veicolo per trasmettere nuovi possibili significati. Un’apertura a molteplici interpretazioni che nasce dall’ambiguità stessa della narrazione e del gesto, sottolineati da una seconda ondata di immagini, distinguibile solo da molto vicino: aree caratterizzate da foto-collage di vibrante fantasia, creati con immagini provenienti dalla cultura pop nigeriana e della politica, dove si possono riconoscere pop star, modelle e celebrità, così come avvocati in parrucche bianche e dittatori militari.
Alcune di queste immagini provengono direttamente dall’archivio dell’artista, composto da istantanee personali, riviste e pubblicità; mentre altre sono state prelevate da Internet. Tutti elementi, questi, che vanno a comporre la metafora visiva di quel substrato di memoria personale e storia culturale che formano e intensificano l’esperienza del presente. «Più o meno allo stesso modo in cui gli abitanti delle ex-colonie selezionano e inventano partendo dalle caratteristiche culturali trasmesse loro dai colonizzatori – spiega Akunyili Crosby parlando del suo lavoro -, io estrapolo dalla mia formazione pittorica occidentale, per inventare un nuovo linguaggio visivo che rappresenti la mia esperienza, che a volte si sente paradossalmente fratturata e intera, di nigeriana cosmopolita». Nascono, così, quelle sue immagini necessariamente complesse al fine di contrastare le generalizzazioni circa l’esperienza africana o della diaspora.

da: Collezione da Tiffani

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