Afriche: ” Restituiteci la nostra storia “.

In un rapporto consegnato il mese scorso al presidente francese Emmanuel Macron è venuto fuori che oggi tra l’85 e il 90% del patrimonio africano si trova ancora fuori dal continente. La Francia da sola possiede 90 mila opere d’arte africane nelle collezioni nazionali, entrate a far parte del patrimonio museale tra il 1885 e il 1960, quindi in pieno periodo coloniale.

Al solo Museo del Quai Branly, delle arti primitive o delle arti e civiltà d’Africa, Asia, Oceania e Americhe, creato nel 2006, sono custoditi 70 mila capolavori africani.

Uno dei tanti furti operati dalla colonizzazione.

Ora l’Africa ne chiede la restituzione.

A Dakar, capitale del Senegal,  è stato inaugurato il Museo delle Civiltà Nere , che ospiterà opere e manufatti dalla nascita dell’umanità ad oggi, offrendo così a tutta l’Africa un nuovo scrigno per custodire opere trafugate  dalle ex potenze coloniali. Il Museo è il punto di arrivo di un’idea promossa mezzo secolo fa dal primo presidente dello stesso paese, il poeta e intellettuale di fama mondiale Léopold Sédar Senghor. Un museo panafricano – alla stregua dello Zeitz MOCAA di arte contemporanea inaugurato a Johannesburg nel settembre 2017  – chiamato a diventare un punto riferimento per far conoscere la storia culturale del continente, far emergere la sua identità artistica e il contributo dato al resto dell’umanità.

L’edificio dall’architettura monumentale – 14 mila metri quadri – ispirata alle tradizionali abitazioni rotonde della Casamance, regione meridionale del Senegal, è stato costruito in 7 anni anche con il contributo della Cina che ha investito 30 milioni di euro. Il museo sorge di fronte al Grande Teatro, nei pressi del quartiere amministrativo e degli affari di Dakar. All’ingresso il visitatore è accolto da un gigantesco baobab, albero simbolo del continente. In tutto potrà contenere fino a 18 mila opere che spaziano dalle vestigia dei primi esseri umani apparsi in Africa milioni di anni fa – tra cui teschi, attrezzi in pietra, maschere, pitture e sculture – fino alle creazioni artistiche contemporanee.

“È un progetto panafricano. Ogni regione del continente sarà rappresentata. Il museo potrà anche ospitare opere da altri paesi che per ora non hanno le infrastrutture adeguate” ha spiegato il direttore del Museo, Hamady Bocoum. La prima mostra presenterà opere del Mali, del Burkina Faso ma anche di Cuba e Haiti, proprio per allargare gli orizzonti geografici delle ‘arti nere’. Infatti Senghor è stato protagonista della corrente della Negritudine con lo scrittore della Martinica Aimé Césaire, contro l’imposizione della cultura francese sulle colonie, sia in Africa che nei Caraibi.

La Francia e le altre potenze coloniali, ora, non hanno più scuse. Devono restituire l’arte e la storia ignobilmente rubate.

Fonte: AGI

 

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