Aiuti all’Africa e sequestro di Silvia Romano. Una risposta a Massimo Fini

Massimo Fini, in un suo fondo pubblicato ieri su Il Fatto Quotidiano , intitolato ” Per aiutare l’Africa, andiamocene da lì “, definisce i volontari, come Silvia Romano, pericolosi dilettanti allo sbaraglio.

” Noi questi Paesi con la nostra presenza, anche qualora, raramente, sia in buonafede, non li aiutiamo affatto. Li aiutiamo a strangolarsi meglio, a nostro uso e consumo.

Il solo modo per aiutare l’Africa Nera è che noi ci togliamo dai piedi. E dai piedi devono levarsi anche quelle onlus come l’Africa Milele per cui lavora, o lavorava, Silvia Romano, attualmente prigioniera nelle boscaglie del Kenya, formate da pericolosi ‘dilettanti allo sbaraglio “.

Per sostenere questa sua tesi e per criticare la peregrina idea de ” aiutiamoli a casa loro ” cita Thomas Sankara da lui conosciuto attraverso un mio documentario. Secondo Fini, Sankara sarebbe stato ucciso non tanto per la denuncia delle catene del debito, ma per la sua opera sociale a favore della sua gente capace di essere un potente esempio di sviluppo autonomo dai nostri modelli. Ciò sarebbe stato dannoso per quanti interessi, ancora oggi, con la scusa degli aiuti ,di fatto saccheggiano il continente africano.

Credo che Fini faccia confusione e non condivido il suo giudizio sul volontariato.

Sankara è stato assassinato per più ragioni. Certamente perché la sua opera di governo aveva trasformato il paese più povero dell’Africa, una terra arida e priva di risorse, in un luogo di umana dignità. Se altri paesi africani, straricchi di materie prime, spesso rarissime, avessero seguito l’esempio del suo Burkina, la storia di quel continente sarebbe sta infinitamente diversa.

E’ stato barbaramente ucciso, però, perché, primo tra tutti, aveva compreso e denunciato il pericolo del nuovo potere emergente, quello finanziario. Lo strumento principale dei signori della finanza era ed è il debito estero, arma tanto potente da lasciar temere una nuova e più drammatica schiavitù, quella finanziaria. Grazie al debito l’Africa è stata ricolonizzata e le sue risorse privatizzate e svendute.

Sankara criticava gli aiuti, poco ma sicuro, ma sul punto era chiarissimo. Benvenuti tutti quelli frutto di vera cooperazione, rispettosi delle realtà locali e capaci di generare diritti e libertà. Rifiuto netto di tutti quegli aiuti  che invece creano  nuove servitù. La sua critica era quindi radicale verso forme di dominio che in nome degli aiuti ripristinavano comandi coloniali e imperiali, verso una certa industria dell’umanitario sempre meno interessata alla soluzione dei problemi, perché senza quei problemi non avrebbe ragione di esistere e pagarsi lo stipendio a fine mese. L’Africa ha bisogno di aiuti e cooperazione che l’aiutino a scegliere i propri destini. Ha bisogno di giustizia e libertà, di mettere fine a quel crimine secolare che la condanna alla miseria più nera. Ha bisogno che ci sia trasparenza sui flussi delle sue materie prime, sul fiume di denaro frutto di rapina e corruzione che arriva nelle banche dei nostri paesi, di poter trasformare i propri prodotti, di essere liberata dalla schiavitù finanziaria del debito e da quella delle antiche case madri coloniali.

La demagogia dell’aiutiamoli a casa loro dei vari Salvini della Terra è l’antitesi di queste necessità perché non mette mai in conto le cause vere dei mali africani, non vuole risolverle per non turbare interessi amici e all’Africa offre le solite squallide briciole di una pseudo carità a dir poco pelosa.

Questo discorso ha niente a che vedere con Silvia e il volontariato. Anzi, le persone che con fraternità e gratuitamente offrono pezzi della propria vita in vera solidarietà con gli ultimi della terra non solo fanno loro del bene, ma lo fanno a loro stesse e a tutti noi.

Ci ricordano che la qualità migliore dell’essere umano è la sua capacità di saper vivere con gli altri e con gli altri provare a costruire un mondo nuovo e più equo, i cui unici confini non sono i tratti vergati nei secoli dai potenti e dai loro interessi, ma quelli tra il diritto alla vita di tutte le donne e gli uomini della terra e chi ne fa strage.

 

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1 Response

  1. Aniello DE PADOVA ha detto:

    Carissimo,

    seguo con molta attenzione il Tuo blog. In particolare gli articoli di approfondimento che, nonstante mi ritenga una persona attenta ed informata, spesso riescono a sconvolgermi ulteriormente.

    Ti ringrazio pertanto per quanto fai per tutti noi, Tuoi lettori.

    Oggi però devo dissentire da questo Tuo articolo.

    Spesso non condivido le posizioni di Massimo Fini, ma trovo utile al dibattito il suo modo talvolta aggressivo e “tagliato con l’accetta” con cui affronta temi di grande importanza.
    Questo è quello che ha fatto (credo, perchè non ho letto l’intero articolo -a pagamento- ma solo le frasi da Te riportate) con questo articolo che mi pare non dica VIA I VOLONTARI ma VIA TUTTI (ANCHE I VOLONTARI).

    C’è una bella differenza mi pare.

    E se non fosse chiaro provo a spiegarla. La differenza sta nel fatto che Fini (come me del resto) rivendica il diritto alla autodeterminazione dei popoli e delle comunità. Il diritto a scegliere il proprio futuro. Diritto che noi occidentali neghiamo da sempre a quanti non fanno le nostre stesse scelte.
    Il fatto che non lo facciamo “per interesse” ma “a fin di bene” non cambia granchè la situazione.
    E tanto meno il fatto che i volontari (che lo fanno “a fin di bene” per definizione) lo facciano per mitigare i guasti di chi lo fa “per interesse”.

    Meglio darsi da fare a casa nostra affinchè chi lo fa per interesse sia messo nelle condizioni di non farlo più.
    Sembra una strategia difficile da applicare ma è l’unica veramente capace di cambiare le cose e quindi la più facile da attuare.

    Grazie per l’attenzione

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