Alex Zanotelli: Non c’è tempo da perdere se vogliamo salvare il nostro pianeta

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Non ci prendiamo abbastanza cura del pianeta, inquiniamo, devastiamo (penso agli incendi e alla deforestazione in Amazzonia e in Africa), le nostre attività aumentano la quantità di anidride carbonica nell’atmosfera con conseguenze gravi sul riscaldamento climatico. I segni li abbiamo sotto gli occhi ogni giorno: in Groenlandia la scorsa estate abbiamo visto sciogliersi migliaia di tonnellate di ghiaccio; in alcune aree del polo nord si cono toccati i 20 gradi centigradi in luglio.

Purtroppo i governi, prigionieri di questo sistema economico-finanziario, non stanno reagendo con la necessaria determinazione. C’è però l’attenzione di papa Francesco. Che ci ha regalato l’enciclica Laudato si’, incentrata sul tema della salvaguardia del Creato, e ha rilanciato la questione ecologica con molta forza con il sinodo per l’Amazzonia (per la prima volta ha convocato a Roma, 6-27 ottobre, i vescovi di quella regione). Ringrazio il papa per aver indetto il sinodo: è stato davvero commovente, il 7 ottobre, accompagnare in processione il papa e i vescovi nella basilica di san Pietro fino alla sala sinodale per l’inizio dei lavori.

Francesco vuole innanzitutto che tutti i credenti prendano seriamente il problema del riscaldamento globale. Purtroppo, vedo che nella Chiesa questo messaggio non sta passando, anzi direi che è molto criticato. Chi mostra di aver compreso la gravità del momento sono i giovani. A cominciare da Greta Thumberg, la giovane militante svedese che, con tutti i limiti legati all’età e all’inesperienza, ha mobilitato giovani e giovanissimi in tutto il mondo.

Ho avuto la gioia, il 27 settembre a Napoli, di partecipare alla manifestazione del Friday for future, l’appuntamento promosso da Greta che ha chiamato in piazza almeno 100mila studenti (in tutto il mondo si contano a milioni coloro che si sono mobilitati). Ho visto che c’è molto interesse intorno all’ecologia e agli stili di vita individuali e collettivi. Anche questi appuntamenti nelle piazze possono smuovere i governi a prendere decisioni appropriate, a cominciare dal governo del nostro paese.

L’8 ottobre sono stato invitato a Roma all’assemblea nazionale per lanciare in Italia Extinction Rebellion, il movimento sociopolitico nonviolento che si batte per fermare l’emergenza climatica, nato da circa un anno in Gran Bretagna e ormai diffuso in molti paesi. Gruppi e associazioni provenienti da molte città italiane si sono date appuntamento davanti a Montecitorio per una prima manifestazione.

Mi hanno chiesto di intervenire e mi sono sentito di spronarli a diffondere il più possibile i temi ambientali. Considero questi giovani di Extinction Rebellion un po’ più maturi e preparati dei partecipanti ai Friday for future e poi usano metodi più convincenti. Mi spiego: hanno imparato il metodo della disobbedienza civile per far valere le loro parole d’ordine e per raggiungere i loro obiettivi; occupano strade e linee ferroviarie, entrano negli aeroporti e per queste azioni vengono arrestati. Il tutto ha una risonanza notevole.

Non c’è tempo da perdere. Gli esperti dicono che abbiamo fino al 2030 per impedire che le immissioni di CO2 inneschino meccanismi dai quali non sarà più possibile porre rimedio.

Alex Zanotelli per Nigrizia

 

Extinction Rebellion
Tra il 7 e il 13 ottobre il movimento ha indetto la settimana di ribellione internazionale. Ci sono state mobilitazioni in tutte le capitali dei paesi in cui Extinction Rebellion è attivo: Londra, Madrid, Montreal, New York e Città del Messico Wellington, Sidney, Varsavia, Berlino, Vienna, Roma, Parigi. A Roma, la “casa della ribellione” è stata lo spazio sociale Brancaleone. Da martedì 8, dieci attivisti sono scesi in sciopero della fame davanti a Montecitorio, per chiedere al parlamento di dichiarare l’emergenza climatica. Si è trattato della prima uscita del movimento in Italia.

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