Anche i dittatori più spietati si appellavano alla Madonna

«È un brutto momento, ma non penso che sia il tempo della disperazione. È ovvio che siamo in una deriva fascista: stato di polizia, rinnegamento dei principi democratici e costituzionali, diffusione di odio e razzismo e così via. Quanti se ne rendono conto? Risposta difficilissima. È preoccupante non tanto il numero di coloro che reagiscono e si oppongono a questa deriva politica e culturale, quanto il fatto che ci siano ambienti che si trincerano in un assordante silenzio. Penso ad educatori, docenti, politici, rappresentanti delle istituzioni, preti e vescovi cattolici che – non tutti, grazie a Dio – tacciono o se parlano lo fanno con il bilancino per non compromettere interessi economici e di potere».
A scrivere parole così dure è una voce autorevole e interna al mondo cattolico: don Rocco D’Ambrosio. Nato a Cassano delle Murge (Bari), nel 1963, è sacerdote nella diocesi del capoluogo pugliese, è studioso di filosofia, teologia, scienze sociali: insegna filosofia politica alla Pontificia Università Gregoriana a Roma ed Etica della pubblica amministrazione al Dipartimento per le politiche del personale dell’Amministrazione del Ministero dell’Interno (ex Ssai, sempre a Roma).
D’Ambrosio ha una fitta attività pubblicistica. Il sacerdote-studioso ha pubblicato vari saggi tra i quali Il potere e chi lo detiene (2008), Non come Pilato. Cattolici e politica nell’era di Francesco (2015), Ce la farà Francesco? La sfida della riforma ecclesiale (2016), oltre a essere stato tradotto in portoghese, spagnolo e inglese. Da giornalista dirige inoltre il periodico di cultura e politica dell’associazione onlus Cercasi un fine e relativo sito web.

Don Rocco, per l’approvazione del decreto sicurezza bis Salvini ha pubblicamente ringraziato la Madonna. Il leader leghista non è certo nuovo all’usare la religione come strumento di propaganda. Lei che valutazione dà?
Non è la prima volta appunto e dimostra che c’è dietro una strategia. Mi ha fatto pensare fin dall’altra volta, quando ha sbandierato il rosario, a tutti quei sistemi dittatoriali e totalitari di destra che hanno bisogno di una stampella religiosa per giustificare da una parte il proprio operato, dall’altra per conquistare i voti delle comunità religiose, in questo caso cattoliche. Quindi è un uso strumentale inaccettabile e offensivo

Ma molti cattolici condividono questa linea. In un articolo di “Repubblica” di domenica si riportava il proclama a voce alta di una signora: “Prego Dio perché li faccia affogare”, riferito ai migranti nel Mediterraneo.
Un parroco romano mi ha detto che una signora anziana, e non è la prima, va a confessare il fatto di aver perso pazienza perché il Papa gli fa perdere la pazienza. Il mio amico parroco le ha chiesto cosa c’entra il Papa con la signora e lei ha risposto: “Perché parla dei migranti e di accogliere e non lo sopporto, deve smettere”. È una battuta ma siamo a questo livello. Per alcuni cattolici non fa problema essere razzista e contro gli immigrati e, al tempo stesso, fare la comunione e ritenersi cattolici.

Augurare che chi migra muoia in mare non è contrario al messaggio del Vangelo? Non è inconciliabile?
Certo, è contrario. Il problema è dire perché alcuni credenti non riescono a coglierlo. O c’è buonafede e pensano che il messaggio riguardi solo alcuni messaggi oppure è cattiva fede e ci si forma una fede prêt-à-porter, a mia immagine, ideologica. Quella frase è inconciliabile con il Vangelo ma se la signora non lo sente come tale e sente il Papa dire altro dovrebbe domandarselo. Invece il punto è che io singolo decido cosa rientra nei contorni della fede. Poi si inaspriscono le posizioni.

Però sull’accogliere gli altri, i poveri, gli estranei, i messaggi evangelici di Gesù sono chiari.
Purtroppo è una situazione diffusa e numerosi cattolici ritengono che non ci sia nessun problema a essere razzista e cattolico. Sono ora negli Stati Uniti e il mio editore mi ha detto una cosa illuminante: se prendiamo un giovane sui 27 anni andato in chiesa negli ultimi venti anni ha sentito che essere cristiano è essere contro l’aborto, i matrimoni omosessuali, l’eutanasia, la bioetica, ma non ha mai sentito dire essere cristiani vuol dire amare gli altri, avere un senso comunitario, fare qualcosa per i poveri. Cosa può pensare alla fine uno che ha avuto una formazione del genere? In Italia prima di Papa Francesco vescovi e preti in molti casi se non nella maggioranza hanno identificato la fede solo nei principi di etica familiare e sessuale. Sono importanti ma vanno uniti a principi di solidarietà, amore per i poveri, accoglienza, giustizia, lotta alla corruzione: in una battuta mai gli uni senza gli altri altrimenti è una fede monca, non una fede da cattolici.

Lei che esperienze ha avuto?
Una volta ho detto in una omelia sulla parabola del buon samaritano che il malcapitato oggi poterebbe essere un povero, un cittadino straniero, un migrante. Una signora è venuta a dirmi di smettere di fare comizi, ha detto proprio “comizi”. A un amico prete a Verona, di cui non posso fare il nome, dopo una omelia sull’accoglienza quattro leghisti con lo stile dello squadrismo fascista sono andati a dirgli di smettere altrimenti poteva succedergli qualcosa. È una minaccia, ma loro ora hanno l’onore della cronaca e la leva del comando. È un’ondata fascista: non dobbiamo avere paura di dirlo ma l’emergenza non è solo politica, è anche culturale.

Quando diceva dei dittatori e al cattolicesimo viene da pensare a Franco in Spagna, Pinochet in Cile, la giunta militare in Argentina.
Sì è un classico, viene studiato il fatto di inserire l’elemento religioso a sostegno da una parte ideologico e dall’altra per attirare voti: in questo caso non parliamo di credenti.

Come smontare teologicamente questa costruzione ideologica?
C’è stato un deficit di formazione per cui dobbiamo tornare a ricordare che il messaggio cristiano non è personale ma è anche sociale e politico, quindi a 360 gradi. E riprenderei quanto ha detto il Papa, quando a maggio ha lanciato l’idea di indire un sinodo italiano in cui pastori e laici discutono sull’essere Chiesa in Italia: è una proposta molto interessante perché dobbiamo trovare unità, confrontandoci senza farci la guerra.

 

da GLOBALIST

 

Segnalazioni, a cura di Sergio Falcone

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