ARABIA SAUDITA: LIBERTA’ PER LE ATTIVISTE CHE DIFENDONO I DIRITTI DELLE DONNE

Un mese prima che le donne saudite possano, finalmente, almeno guidare, le autorità dell’Arabia Saudita hanno lanciato una campagna di arresti che ha come suo principale obiettivo punire le attiviste che in questi anni hanno lottato per ottenere che finalmente le loro connazionali possano mettersi al volante. Tra le prime arrestate spiccano i nomi di Lujain al Hathlul, Aziza al Yusef e Iman al Nafjan, tre note sostenitrici dei diritti delle donne.
Lujain a Hathlul, 28 anni, ha sfidato nel 2014 il divieto per le donne saudite di guidare. Lo ha fatto e lo ha reso pubblico. Un’azione che, insieme ad un’altra attivista, Maysaa al Amudi, le è costata, già allora, 73 giorni dietro le sbarre.
Iman al Nafjan, invece, è una professoressa universitaria e una blogger che aveva partecipato alla campagna per il diritto alla guida e che ne ha promosso tante altre a difesa dei diritti delle donne nel suo paese.
Nonostante le promesse di modernizzazione, l’Arabia Saudita mantiene in piedi e rafforza il sistema di totale dominio maschile che regge il paese.
Le donne saudite non possono richiedere il passaporto, viaggiare all’estero, sottoporsi ad intervento chirurgico, sposarsi, affittare un appartamento, iscrivere i propri figli in una scuola, aprire un conto bancario, passeggiare per strada o viaggiare senza il permesso di un”guardiano”, cioè di un padre , di un coniuge, di un fratello o persino di un figlio.

Una campagna internazionale chiede l’immediato rilascio delle attiviste arrestate. Se vuoi partecipare, invia una mail all’Ambasciata Saudita in Italia con su scritto “ Free now Lujain al Hathlul, Aziza al Yusef e Iman al Nafjan “

ambasciata.saudita@arabia-saudita.it

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