ARMI: NON CON I NOSTRI RISPARMI !

E’ stata resa nota la Relazione governativa sull’export italiano di armamenti prevista dalla legge 185/90, con dati riferiti al 2017. Per il secondo anno consecutivo le autorizzazioni rilasciate superano, comprendendo anche le intermediazioni, i 10 miliardi di euro.
I primi 12 Paesi destinatari sono Qatar, Regno Unito seguiti da Germania, Spagna, USA, Turchia, Francia per poi trovare Kenya, Polonia, Pakistan, Algeria e Canada .
I Paesi non appartenenti alla UE o alla NATO sono destinatari del 57% del valore di autorizzazioni rilasciate nel corso del 2017 (circa 48% per i soli Paesi MENA, cioè del Medio Oriente e Nord Africa), continuando una tendenza che ha visto salire significativamente tale quota (storicamente attorno al 45% nel precedente decennio) già dal 2016. Percentuale che sale ulteriormente se si sottrae al totale la quota dei programmi intergovernativi, cioè quelli direttamente impostati dal Governo italiano e alleati e quindi naturalmente destinati a paesi UE/NATO. Il risultato è evidente: gli affari “armati” dell’industria a produzione militare italiana si indirizzano sempre di più al di fuori dei contesti di alleanze internazionali dell’Italia verso le aree più problematiche del mondo.
“Tra gli acquirenti delle armi prodotte in Italia compare il Qatar indicato da molti paesi arabi, Arabia Saudita in testa, come paese sostenitore del terrorismo internazionale e analogamente accusato anche dal governo statunitense di Trump. Ma noi riforniamo tranquillamente anche chi lo critica… Si notano inoltre esportazioni verso Paesi come la Turchia, dove preoccupa fortemente il potenziamento del regime autoritario di Erdogan e l’azione militare intrapresa in Siria contro i curdi. Proseguono poi le esportazioni di armamenti verso l’Arabia Saudita, il Kuwait, gli Emirati Arabi Uniti: tutti paesi impegnati nella sanguinosa guerra in corso in Yemen” sottolinea Maurizio Simoncelli vicepresidente dell’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo.
A testimoniare il robusto processo di globalizzazione delle vendite di armi e munizioni italiane colpisce anche la crescita continua del numero dei Paesi destinatari, passati da 56 nel quinquennio 1991-95 a poco più di 60 nel quinquennio 2001-2005, poi ai 72 nel quinquennio 2011-2015, ed infine giunti al superamento recente del “muro” degli 80: 82 Stati nel 2016 e ben 86 nel 2017.
Una crescita nella platea di clienti “armati” delle aziende italiane che fa capo anche dall’attivismo governativo degli ultimi anni nel promuovere l’industria bellica (si pensi al Tour promozionale della Portaerei Cavour in Medio Oriente ed Africa di qualche anno fa).
“Particolarmente grave e preoccupante – commenta Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere e politiche si sicurezza e difesa (OPAL) – è soprattutto il protrarsi delle forniture di munizionamento e di sistemi militari alla monarchia saudita. Nonostante tre risoluzioni del Parlamento europeo abbiano infatti ribadito la necessità di imporre un embargo sugli armamenti nei confronti dell’Arabia Saudita, in considerazione delle gravi violazioni del diritto umanitario nell’ambito del conflitto in corso in Yemen, sono state autorizzate nuove esportazioni per un valore di circa 52 milioni di euro. La diminuzione nelle licenze non deve trarre in inganno: va infatti sottolineato come sia intanto proseguita la fornitura ai sauditi di quasi 20mila bombe aree del tipo MK derivante da licenze del valore di 411 milioni di euro che RWM Italia aveva già acquisito. Si tratta di una commessa pluriennale che da sola è in grado di saturare la produzione annuale massima dell’azienda; proprio per cercare di far sospendere queste esportazioni e indagare l’impatto delle precedenti nelle scorse settimane Rete Disarmo, insieme a ECCHR e Mwatana, ha presentato uno specifico Esposto alla Procura di Roma per violazione delle normative nazionali e internazionali”.
Infine, per quanto riguarda le cosiddette “banche armate” (cioè gli istituti di credito che mettono a disposizione proprio conti e sportelli per l’incasso dei pagamenti legati all’export militare) va sottolineato come nel 2017 gli importi segnalati (dopo l’ultima riforma legislativa non c’è più obbligo autorizzativo) abbiano raggiunto la ragguardevole cifra di 4,8 miliardi di euro (gli incassi erano 3,7 miliardi nel 2016). Oltre la metà è transitata per UniCredit (ben 2,8 miliardi) e altri importi consistenti sono quelli di Deutsche Bank (700 milioni), Bnp Paribas (252 milioni), Barclays Bank (210 milioni), Banca Popolare di Sondrio (174 milioni) e Intesa SanPaolo (137 milioni)

ARMI ITALIA “In proposito – osserva ancora Giorgio Beretta di OPAL – va segnalato non solo il costante coinvolgimento di alcune banche estere che hanno le proprie filiali in Italia ma anche il riapparire, dopo anni di assenza, di diverse banche italiane con filiali ben diffuse sul territorio nazionale. Preoccupa poi perdurare delle operazioni da parte di Banca Valsabbina, la banca d’appoggio di RWM Italia per l’esportazione di bombe aeree all’Arabia Saudita. Tutto questo impone di riprendere con energia le iniziative promosse dalla Campagna di pressione alle ‘banche armate’ al fine di monitorare con attenzione la corrispondenza delle attività delle banche rispetto agli impegni che si sono assunte negli anni scorsi”.

La Rete Italiana per il Disarmo continuerà a chiedere al Governo di migliorare gli standard di trasparenza sui dati relativi all’export militare normato dalla legge 185/90, notevolmente deterioratosi negli ultimi anni e con un livello di dati che impedisce a Parlamento ed opinione pubblica di poter esercitare un corretto e dovuto controllo su una questione critica ed importante. L’esportazione di materiali di armamento non può essere considerata solo in termini meramente economici ed affaristici poiché impatta direttamente sui conflitti e la sicurezza internazionale. Rete Italiana per il Disarmo chiede con forza che le autorizzazioni all’export siano decise in piena consonanza con i principi e le prescrizioni delle norme italiane ed internazionali (il Trattato ATT e anche il Codice di Condotta Europeo che nel 2018 compie 10 anni e di cui è in corso un processo di revisione ).

Ecco, di seguito, l’elenco delle banche coinvolte nell’affare armi italiano:

Abc International Bank
BANCA CARIGE SPA
BANCA CREDITO COOPERATIVO CERNUSCO
BANCA D’ALBA CREDITO COOPERATIVO
BANCA ETRURIA
BANCA MONTE DEI PASCHI DI SIENA S.P.A.
BANCA POPOLARE DEL LAZIO
BANCA POPOLARE DI CIVIDALE
BANCA POPOLARE DI VICENZA – GUSSAGO
BANCA POPOLARE EMILIA ROMAGNA
BANCA POPOLARE FRIULADRIA
BANCA UBAE SPA
BANCA VALSABBINA
BANCO BILBAO VIZCAYA ARGENTARIA
BANCO FIORENTINO-MUGELLO IMPRUNETA
BANCO POPOLARE SOCIETA’ COOPERATIVA
BANK OF CHINA
BARCLAYS BANK
BNL BANCA NAZIONALE DEL LAVORO SPA
Banca Popolare di Spoleto spa
Banca delle Marche SPA
Banca popolare di Sondrio
Banco Santander
Bnp Paribas
CARISPEZIA Spa
CASSA DI RISPARMIO DI PARMA E PIACENZA
COMMERZBANK
CREDITO LOMBARDO VENETO SPA
Crédit Agricole Corporate & Investment Bank
DEUTSCHE BANK
EUROPE ARAB BANK PLC
INTESA SANPAOLO
POSTE ITALIANE
SACE FCT S.P.A.
SOCIETE GENERALE
SUMITOMO MITSUI BANKING CORPORATION
THE BANK OF TOKYO-MITSUBISHI UFJ LTD
UNICREDIT BANK
UNICREDIT FACTORING SPA
UNIONE DI BANCHE ITALIANE

Per chi volesse seguire gli sviluppi della Campagna contro le Banche Armate:
http://www.banchearmate.it/home.htm

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2 Responses

  1. Customeressay ha detto:

    Silvestro Montanaro, thanks so much for the post.Really thank you! Great.

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