Attacco turco ai curdi: le nostre mani sono sporche di sangue

Erdogan minaccia l’Europa di inondarla di milioni di profughi siriani se proverà ad ostacolarlo nella sua occupazione di un pezzo di Siria attualmente sede della comunità curda.

Il califfo turco ha ricevuto finora miliardi di euro dalla Comunità Europea per accogliere e, soprattutto, trattenere sul suo territorio, una parte imponente di un popolo in fuga da una guerra che i siriani non hanno voluto. Una guerra imposta dalle avventure e dalla brama di potere dei potenti di mezzo mondo, tra i quali proprio la Turchia.

Abbiamo consegnato a un satrapo che ha fatto scempio dei diritti umani nel suo paese, le nostre politiche sulle migrazioni. Abbiamo consegnato una potentissima arma di ricatto, sulla pelle di milioni di esseri umani, a un signore della guerra che ora la brandisce per aver libertà d’azione nel macello di un paese, la Siria, e di una comunità senza patria e oppressa, i curdi.

Un fallimento, una vergogna totale.

Lo stesso che ci consegna, mani e piedi, ai banditi libici con i quali siamo scesi a patti, sempre sulla pelle martoriata di popoli in fuga, perché frenassero l’emigrazione verso le nostre coste, ma soprattutto difendessero i nostri interessi energetici in quel paese. Accordi indicibili con chi stupra, violenta, tortura, uccide e schiavizza, in cambio di una precaria sicurezza e tanti affari con chi dirige i traffici di carne umana, anzi ne ha fatto  business miliardario, e come Erdogan, in ogni momento, ci ricatta minacciando di lasciar libero il flusso dei migranti verso Italia e Europa.

In queste ore drammatiche per la gente siriana e per la straordinaria democrazia curda, l’ipocrisia occidentale si spreca. Anzi, diluvia.

Si convocano gli ambasciatori turchi, ci si strappa le vesti. Il solito meschino teatro di classi dirigenti vendute fino all’osso alla logica dei poteri che governano il mondo.

Inutile invocare le Nazioni Unite quando tutti sanno che sono da tempo impotenti e oramai disarmate visto che alcuni potenti della terra non versano i loro contributi impedendone volutamente le attività di peacekeeping.

Tra le bombe turche lanciate sui villaggi curdi, poi, ce ne sono di italiane per quasi un miliardo di euro. Le armi, ma tanto altro, affari cui non si rinuncia e che consentono agli Erdogan del mondo di fare ciò che gli pare. Di spargere sangue innocente senza colpo ferire.

E’ la stessa logica dei nostri rapporti con l’Egitto di Al Sisi la cui polizia segreta ha torturato e ucciso il nostro Giulio Regeni.  Quella che ha consentito la vendita di nostre armi alla coalizione a guida saudita che ha trasformato lo Yemen in un cimitero a cielo aperto ove dominano la fame e il colera.

La speranza, l’unica speranza, si muove sulle gambe dei combattenti curdi, sulla solidarietà cosciente e giustamente rabbiosa di tutti noi. Divenga presto politica, coscienza di massa, uragano di popoli che metta la parola fine ai giochi di una minoranza sempre più assetata di potere e ricchezze che sta portando l mondo al disastro.

 

silvestro montanaro

 

 

 

 

 

 

 

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1 Response

  1. Patrizia ha detto:

    Non solo l’Italia vende armi alla turchia, ma ne difende pure i confini, con l’esercito italiano coinvolto dal 2018 in un’operazione nato

    http://www.esercito.difesa.it/operazioni/operazioni_oltremare/Pagine/Turchia-Operazione-Active-Fence.aspx

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