Bambini mandati al massacro in Libia, paese che per Salvini è un posto sicuro

Bambini soldato nel conflitto libico. Alcuni giornali europei hanno riportato dei selfie provenienti dai dintorni di Tripoli ritraenti minori vestiti con la mimetica e con armi in mano. Le immagini li ritraggono seri e fieri, mentre si apprestano a raggiungere il fronte e combattere “per l’anima del paese”, come un ragazzino con un mitra in mano ha commentato la sua immagine.

Non possiamo neppure dire che sia una novità, considerando che l’uso di minori nei conflitti armati è una pratica comune tanto in Africa come in altri Paesi del Sudamerica o dell’Asia. Secondo una stima dell’Unicef, dichiaratamente per difetto, sarebbero centinaia di migliaia i minori arruolati in tutto il pianeta. La Libia non fa eccezione. Le armi moderne, per quanto letali, sono leggere e maneggevoli. Anche un bambino di 10 anni riesce ad adoperarle. Non serve, come nelle guerre passate, avere un fisico da uomo o saper lottare all’arma bianca per andare in guerra e provare ad accoppare qualcuno. A sparare con un kalashnikov ultimo modello o a tirare una bomba son buoni tutti.

I minori, in questo senso, sono una “merce” perfetta per gli eserciti in lotta: facili da addestrare e da indottrinare, facili da portare alla disperazione e al fanatismo con la promessa che, una volta in  paradiso, troveranno quella felicità che gli è sempre stata negata in terra. Sono soldati perfetti, i bambini. Soldati che non sanno cosa sia la pietà perché, nella loro breve vita, nessuno ne ha mai avuta per loro. Soldati facilmente rimpiazzabili perché un bambino soldato costa molto, molto meno di un mercenario adulto. Soldati ideali diventare carne da cannone.

Il loro impiego nel conflitto in corso in Libia, oltre che da quegli sciagurati selfie, viene anche da una fonte giornalistica di al-Sharq al-Awsat che ha riportato come qualche giorno fa tre bambini soldato siano stati ammazzati nei pressi di Misurata.

Ma quali delle due principali fazioni in guerra stanno reclutando minori? Tanto le milizie di Haftar che le forze fedeli al governo di Fayez al-Serraj si lanciano a vicenda l’accusa di adoperare bambini negli scontri. La verità è che entrambi gli schieramenti non ci perdono il sonno nel reclutare tutto quanto si può reclutare, compresi anche i migranti presenti nei campi di detenzioni ai quali sarebbe stata promessa la “libertà” in cambio dell’arruolamento. Il giornale on line Periodico Daily riporta le interviste di alcuni abitanti di Sharq al-Awsat che hanno denunciato come “entrambi gli schieramenti, spingono la maggioranza della popolazione giovanile ad andare in guerra”.

Arruolamenti forzati di minori, comprati dalle famiglie stremate o raccattati tra gli orfani che ti seguono per un pezzo di pane. Oppure arruolamenti indotti con la persuasione facendo leva su convinzioni patriottiche o religiose. E anche queste sono storie che, purtroppo, abbiamo già sentito e scritto per tante altre guerre del mondo. La Libia, come abbiamo detto, non fa eccezione, ma la responsabilità dell’Europa e dell’Italia, stavolta, pesa come un macigno.

da DOSSIER LIBIA

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