Basta chiacchiere sull’Africa. Subito una commissione di inchiesta sull’operato delle aziende italiane in Africa

La Francia è un piccolo paese del nostro pianeta, niente altro che questo. Eppure gode di un potere spropositato. Siede in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e ha potere di veto. Se tutto il mondo decide una soluzione a un problema e la Francia oppone il suo veto, quella soluzione non viene adottata.

Questa follia è permessa dal controllo, nell’Assemblea delle Nazioni Unite, del voto delle sue ” ex” colonie e dallo status di potenza nucleare ottenuto grazie al monopolio di fatto dell’uranio di alcuni paesi africani sue ex colonie, Niger in testa.

Le velleità imperiali della Francia hanno scritto pagine della storia mondiale a dir poco allucinanti. La tragedia haitiana, la rivoltante miseria della “perla dei Caraibi” si fonda sull’enorme debito imposto dai francesi a quel paese in cambio dell’indipendenza. Una catena mortale i cui effetti devastanti continuano a generare orrore. In Africa, poi, La Francia ha mantenuto e mantiene in piedi un feroce controllo delle sue ex colonie. 14 paesi africani sono di fatto dominati, attraverso più strumenti, tra i quali il Cfa, dalla finanza e dai potentati economici francesi. Chiunque abbia provato a ribellarsi a questa dipendenza, ha fatto una brutta fine.

Senza questo dominio coloniale, senza la cosiddetta Francofonia, la Francia sarebbe niente. Un intero sistema di potere e privilegi verrebbe messo in crisi. La sua finanza d’assalto farebbe una brutta fine, a partire da quel Bollorè, che siede nel salotto buono della finanza italiana e ne tenta la scalata, la cui ricchezza fonda nel monopolio dei porti e del traffico merci nelle “ex” colonie.

Le popolazioni di quei 14 paesi reclamano da tempo, a gran voce, pagando un prezzo di sangue altissimo, una loro vera indipendenza. Giustamente esultano ora che finalmente in Italia e in Europa se ne parli.

Per la verità se ne parlava già. La battaglia anticolonialista era uno dei cuori pulsanti della sinistra nel mondo, fino a quando esisteva una sinistra. E aveva fondamenti di serietà e giustizia nella solidarietà dovuta ad ogni popolo oppresso e nel progetto di una società più giusta e umana.

5 Stelle e Lega riaprono questo importantissimo e doloroso problema. Lo fanno per più ragioni, quasi sempre opportunistiche. Campagna elettorale europea, scontro tra finanza italiana e francese sulle riserve, specie petrolifere, di alcuni di quei paesi. La loro macchina di propaganda sforna ogni giorno “informazioni”, per gran parte fasulle, sulla moderna “perfida Albione”.

I sovranisti si sono lanciati su questa tragedia con la consueta violenza e profonda ignoranza. La Francia è il cancro dell’Africa, il Cfa affossa le economie africane impedendo svalutazioni competitive possibili solo con monete nazionali. Sciocchezze, pericolose sciocchezze. Alle svalutazioni competitive storicamente sono legate vere e proprie tragedie sociali. Hanno quasi sempre aiutato elites rampanti del settore delle esportazioni e massacrato i ceti più deboli della società il cui potere d’acquisto veniva falcidiato.

Nel caso africano, poi, anche a un cieco è evidente che il problema non è quello. L’Africa conta 54 paesi. Il Cfa riguarda solo 14 e negli altri non si fa certo la pacchia. Il Cfa va abolito perché strumento di dominazione, ma far questo, solo questo, non risolve i problemi dell’Africa. Tantomeno le monetine nazionali e le svalutazioni competitive. Sankara, i veri leader africani, infatti lo avevano ben chiaro. Se non si fa altro, ad un padrone, si sostituisce un padrone.

Più meccanismi e più potenze costringono l’Africa, continente delle materie prime, soprattutto quelle più rare, ad essere semplicemente e assurdamente solo fornitore di materie prime e per altro a prezzi che vengono decisi altrove, da noi e dai potenti della Terra. Ti do il mio petrolio, il mio uranio, il mio rame, tutto quello che ho, al prezzo che decidi tu. In cambio mi dai tutti i prodotti di cui ho bisogno, e che non riesco a produrre, al prezzo che decidi tu. Follia e imbroglio assassini!

In Africa le materie prime non vengono trasformate, è praticamente proibito farlo, e in questo modo è impossibile qualsiasi sviluppo. Esempio: l’Africa produce la gran parte del cacao mondiale, un affare da 120 miliardi di dollari l’anno. Solo 4 o 5 vanno a beneficio dei produttori africani. Non esiste base produttiva e non esiste reddito se non in maniera infinitesimale. Nei mercati l’unica cosa che si paga relativamente poco sono i generi alimentari di produzione locale. Tutto il resto costa invece anche tre volte che non da noi perché prodotto altrove, importato. In caso di svalutazione competitiva, l’unico bene da esportazione, le materie prime, sarebbero ulteriormente svendute e il potere d’acquisto dei beni importati verrebbe massacrato.

Allora ben venga che si discuta del colonialismo francese, ma facciamo sul serio.

La Francia deve cedere il suo posto in Consiglio di sicurezza all’Europa. L’Africa deve averne uno proprio. Occorre anzi una riforma delle Nazioni Unite che le riporti ad essere assemblea dei popoli e non l’attuale direttorio dei potenti del mondo.

Occorre una corte internazionale e delle leggi che finalmente proteggano l’Africa, e non solo l’Africa, dagli abusi di tutte le potenze neocoloniali e dallo strapotere assassino delle compagnie multinazionali. Quello che fanno in Africa Inghilterra, Stati Uniti, Cina e altri, Italia compresa, ha lo stesso odioso sapore della prepotenza francese. L’Italia, se vuole essere credibile, dia allora un esempio promuovendo una commissione d’inchiesta sul modus operandi delle sue aziende in territorio africano, Eni e Agip in testa.

Vanno incrementate leggi sui trasferimenti di capitale da e per l’Africa. Occorre la massima trasparenza per bloccare il cancro della corruzione che permette alle imprese di accaparrarsi materie prime sovvenzionando corrotti amici nei paesi africani e consente a questi corrotti di trasferire il maltolto nelle nostre banche. E persino di finanziare nostre campagne elettorali.

Urge il rafforzamento di una legislazione che imponga trasparenza sulle materie prime di origine africana. Fino a quando non lo faremo in Africa sarà massacro e rapina. Nella Repubblica Democratica del Congo in questi ultimi quindici anni, nelle zone minerarie di questo paese dal sottosuolo ricchissimo, si sono contate più di dieci milioni di vittime innocenti. Bloccare il traffico di materie prime sporche di sangue fermerebbe i massacri e restituirebbe a quelle popolazioni il controllo delle loro ricchezze.

Occorre una legislazione internazionale sulle royalties, cioè sulle tasse dovute dalle compagnie estrattive ai paesi produttori di materie prime. In Congo pagano solo il 2%, cioè niente. Una rapina!

Urge una legislazione internazionale che contempli la trasformazione in loco, in maniera progressiva, delle materie prime africane e un contemporaneo piano per la scuola e la formazione professionale in Africa. Non esistono, dopo anni di vergognoso “aiutiamoli a casa loro”. L’immigrazione africana è rifiutata perché priva di qualificazione. L’Europa che respinge gli africani, richiede allo stesso tempo milioni di migranti da paesi in cui la formazione e la scuola funzionano.

Tutto il resto sono solo chiacchiere di bassa lega e speculazioni di corto respiro. Chiacchiere al vento di chi dell’Africa e degli africani non ha alcun vero interesse.

 

silvestro montanaro

 

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