ORA BASTA PARLARE A VANVERA

Il ministro degli Interni si dice stupito della decisione di permettere lo sbarco dei 66 disperati a bordo della Diciotto. Ce l’ha con il mondo intero, da Mattarella ai magistrati di Trapani. Ci teneva tanto a quella foto, all’immagine di uno sbarco in manette.
Stupiti siamo noi a fronte di un ministro degli interni che della politica di sicurezza del paese ha fatto slogan da campagna elettorale. Stupiti nel vedere una nave italiana cui viene vietato l’attracco. Stupiti nel vedere un ministro che si trasforma in sceriffo e pretende arresti, con l’accusa addirittura di dirottamento,  che competono alla magistratura e solo dopo apposite indagini. Sbalorditi da un individuo che quando le indagini mostrano che al massimo c’è stata una protesta vivace da parte di chi temeva di essere ricondotto nei lager libici, chiede che vengano puniti quelli dell’equipaggio che ha operato il loro soccorso per aver esagerato nel loro racconto su quanto accaduto. Un ministro serio non vive di supposizioni, non espone l’istituzione, che rappresenta, al ridicolo.
Siamo noi esterrefatti di fronte a un  signore che dovrebbe essere uno dei principali depositari della legalità del nostro paese e che, invece, sconfinando in competenze non sue, ma di altri ministeri, pretende che la guardia costiera non risponda più agli sos della gente dei barconi. Un invito a venir meno alla legge del mare e all’onore di chi va per mare.
Stupefatti e nauseati siamo tutti noi da chi oramai ha fatto della legge opinione personale e delle indagini e dei processi un tappetino. I malati di mente, specie se di colore, sono solo delinquenti. Orrore e inciviltà pura.
Siamo noi a inorridire di fronte a un ministro che vuole costruire uno stato di polizia e di arbitrarietà. Che altro sono le velleità di cancellare la legge sulla tortura, i numeri di riconoscimento degli operatori delle forze dell’ordine, a volere PARLARE A VANVERAla loro dotazione di Taser, arma universalmente giudicata inumana e pericolosa?
L’incompetenza di quest’uomo è sotto gli occhi di tutti come la sua pericolosità per leggi e istituzioni. E così anche la sua abitudine alla falsificazione della realtà. I suoi accordi con la destra europea per far riconoscere dalla UE i porti libici come approdi sicuri gridano vendetta agli occhi di Dio.
Se invece di gironzolare da un selfie all’altro, da un video su facebook a una trasmissione televisiva, leggesse e studiasse le carte, scoprirebbe che la Libia è uno stato fallito e insicuro in preda alle bande armate più feroci del pianeta. Lo dice persino Viaggiare Sicuri, sito del Ministero degli Esteri del nostro paese che invita tutti a non recarvisi. Avrebbe la prova definitiva che nei campi di raccolta libici vige la tortura e lo stupro, che sono dei lager. Studiare e lavorare non sembrano però il suo forte, come dimostra il suo assenteismo al parlamento di Bruxelles.
L’importante è raccattare voti e potere, sulla pelle dei disgraziati, contro ogni verità?

 

Silvestro Montanaro

 

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