Berlinguer ti voglio bene

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L’11 giugno del 1984 fa moriva Enrico Berlinguer. Nell’ultima parte della sua vita si era avvicinato a molti dei temi che oggi sono di grande importanza per tutti noi. In un congresso della FGCI del 1983 aveva invitato i giovani a interrogarsi sul modello di sviluppo, di cui bisognava ridiscutere “cosa produrre, cosa consumare” perché “il capitalismo conosce solo indici quantitativi astratti”. Era necessario riportare l’economia ai bisogni fondamentali della società, alle condizioni di vita, ai diritti delle persone.

Come già nei due discorsi sull’austerità del 1977 (uno rivolto agli intellettuali, l’altro agli operai lombardi) Berlinguer stigmatizzava un modello economico fondato sul consumismo individuale, sull’alienazione produttiva, sull’egoismo sociale. Berlinguer era in qualche modo consapevole dei limiti dello sviluppo: aveva conosciuto il lavoro di Aurelio Peccei e del Club di Roma e ne aveva fatto in qualche modo tesoro, pure dentro l’involucro di una cultura industrialista – quella dei comunisti – appena scalfita dai cambiamenti di quegli anni.

Il “trentennio glorioso” era ormai finito. Eravamo nel pieno di una transizione che avrebbe portato a una radicale transizione dell’economia mondiale. Nel 1979 Margareth Thatcher diventava premier in Gran Bretagna e nel 1980 Reagan vinceva le elezioni americane. Iniziava la stagione del neoliberismo, in cui ancora ci troviamo. Erano gli anni in cui insorgevano anche nuovi movimenti – l’ambientalismo, il pacifismo contro gli euromissili – e Berlinguer portò il PCI dentro la mobilitazione pacifista degli anni ’80, tra tanti dubbi e anche ostilità di una parte del gruppo dirigente del suo partito.

I due discorsi sull’austerità del 1977 – apprezzati persino da Serge Latouche che ha voluto dedicargli nel 2015 un libro della sua collana sui precursori della decrescita – toccano molti dei temi che oggi ancora dobbiamo affrontare e risolvere: la qualità e i limiti dello sviluppo e delle produzioni, il ruolo dell’intervento pubblico nell’economia, il superamento dell’individualismo consumistico (e quindi l’attualissimo tema degli stili di vita).

Non sappiamo come sarebbero stati sciolti questi nodi – dentro la cultura politica ed economica del PCI – a causa della prematura morte di Berlinguer. Sicuramente seppe vedere con anticipo i temi, compreso quello dell’irrompere dei fenomeni migratori, con i quali ci confrontiamo quotidianamente.

“Pensieri lunghi”, di cui avremmo bisogno ancora oggi.

Giulio Marcon per SBILANCIAMOCI

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