Bolivia: la presidente golpista dà all’esercito licenza di uccidere

La battaglia campale di Sacaba (dipartimento andino di Cochabamba), che ha visto affrontarsi  “cocaleros” seguaci di Evo Morales e militari dal grilletto facile, ha fatto innalzare ulteriormente  il numero totale di vittime del golpe in atto in Bolivia.

“Ci sono almeno 23 persone uccise e 215 ferite dall’inizio della crisi istituzionale e politica (un mese fa)”, ha confermato la Commissione interamericana per i diritti umani (IACHR) questa domenica, che ha anche avvisato il mondo dei pericoli del decreto del governo che esonera i militari da ogni responsabilità  “in caso di legittima difesa”.

“Il  decreto stimola la repressione violenta”, ha avvertito lo IACHR.

I “cocaleros” hanno tenuto una riunione  sabato sera vicino al luogo in cui i corpi dei loro compagni uccisi erano depositati. La maggioranza ha optato per un ultimatum di 48 ore al presidente provvisorio Jeanine Áñez: o si dimette o loro bloccheranno il Paese.

L’arrivo in Bolivia della missione delle Nazioni Unite, il cui obiettivo è quello di avviare il dialogo tra le due parti in campo, non ha ancora portato a progressi, nemmeno una dichiarazione di armistizio delle parti in lotta. Il governo di Áñez si è scontrato con il piano di Evo Morales di mantenere viva la lotta fino al suo ritorno e non è avanzata di un centimetro la richiesta di nuove elezioni presidenziali  che il paese richiede. La repressione violentissima dell’esercito, complice del golpe,  insieme alla capacità di combattimento dei manifestanti (usano la dinamite), ha portato il paese in un vicolo cieco dove tutto sembra possibile. Compresa la guerra civile

Il leader indigeno, esiliato in Messico, ha infatti dichiarato in un’intervista con l’agenzia Efe che “ha molta paura” che si verificherà una guerra civile in Bolivia.Ha chiesto un vero dialogo nazionale e ha giurato di non voler essere per forza candidato in nuove elezioni presidenziali.

Evo Morales si è dovuto  dimettere da presidente dopo che l’Organizzazione degli Stati americani (OAS) aveva documentato una enorme  frode elettorale a suo favore perpetrata alle elezioni presidenziali del 20 ottobre scorso. Il gabinetto di Áñez, un’oscura deputata della destra autonominatasi presidente, intanto,  prepara un altro decreto per ripristinare nella Costituzione l’impossibilità per un presidente di poter essere rieletto più di due  volte, come invece aveva voluto Evo Morales nel 2014 nonostante il popolo boliviano, in un referendum, avesse detto di no a questa sua volontà di essere presidente a vita. .

I governi di Nicolás Maduro e Miguel Díaz-Canel hanno fortemente sventolato nelle ultime ore la bandiera del MAS, il partito di Evo Morales,  nelle loro numerose controversie con La Paz, la capitale boliviana. Il personale dell’ambasciata venezuelana in Bolivia è dovuto rientrare frettolosamente a Caracas dopo aver subito violenze, intimidazioni e un ordine di espulsione da parte dei golpisti.

All’Avana, il Ministro degli Esteri ha ricevuto il primo contingente di 200 medici di ritorno dalla Bolivia dove per anni avevano costituito la spina dorsale di una nuova sanità aperta ai più poveri e ora cacciati dai golpisti.

“In nome di nessuna ideologia politica, l’odio può scatenarsi contro coloro che si sono dedicati a donare vita e salute agli umili”, ha affermato il presidente cubano, immerso nelle celebrazioni per i 500 anni dell’Avana.

La popolazione boliviana intanto si ritrova in un vicolo cieco, afflitta anche dalla carenza di cibo che colpisce diversi dipartimenti, tra cui la capitale La Paz, sotto assedio dei sostenitori di Morales  per soffocarla e quindi ottenere le dimissioni di Áñez.

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