Bolsonaro minaccia il golpe in Brasile

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Praça dos Três Poderes è una piazza di Brasilia, la capitale del Brasile. Il nome deriva dalla presenza dei tre poteri governativi intorno alla piazza: l’Esecutivo, rappresentato dal Palácio do Planalto; il Legislativo rappresentato dal Congresso Nacional; e la magistratura, rappresentata dal Supremo Tribunal Federal. Insomma, il cuore della democrazia brasiliana.

Da giorni e giorni questa piazza è stata trasformata in un accampamento paramilitare dai sostenitori del presidente brasiliano Jair Bolsonaro. A cielo aperto si addestrano milizie, si fa appello a una mobilitazione nazionale, a una marcia su Brasilia, per occupare il Congresso e ” per porre fine a questo cancro che è stato imposto al nostro paese per 35 anni, da quella maledetta casa lì, il Tribunale Federale Supremo, con i suoi 11 gangster, che hanno distrutto la nostra nazione “. Vanno tutti arrestati. Meglio ancora, eliminati.

In pratica un golpe attraverso il quale riportare indietro l’orologio della storia del paese fino al tempo buio e sanguinario della dittatura militare che venne sconfitta 35 anni fa. Tutto il potere dovrebbe andare ai militari e a Bolsonaro.

In qualsiasi paese civile questa gentaglia sarebbe stata rinchiusa in galera. In qualsiasi paese civile il presidente avrebbe preso immediatamente le distanze dai golpisti. Così non è nel Brasile di Bolsonaro. Anzi.

Bolsonaro presenzia a tutte le manifestazioni dei golpisti, li dichiara patrioti e li spinge ad andare avanti. Li incita con i suoi comportamenti e le sue dichiarazioni nell’aggressione alla stampa e all’informazione, ne fa propri gli slogan e la cultura antidemocratica. Proclama di avere l’appoggio dell’esercito e, se non bastasse, riceve con tutti gli onori personaggi squallidi del periodo della dittatura. Come Sebastian Curio Rodrigues De Moura, un colonnello in pensione, simbolo vivente della dittatura fascista, accusato dell’esecuzione a sangue freddo di 41 guerriglieri di sinistra.

La preoccupazione tra i democratici brasiliani è alle stelle. Gli unici a stare in piazza, seguendo la demagogia di Bolsonaro per il quale il coronavirus è poco più che un’influenza, sono i suoi sostenitori. L’eventualità di un colpo di mano si fa sempre più concreta vista la situazione difficile di un presidente in calo di popolarità e inseguito da più richieste di impeachment.

silvestro montanaro

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