BRASILE: E’ GUERRA CONTRO I GIOVANI NERI E I POVERI

In Brasile nel 2016 ci sono stati 62.517 omicidi.
Per la prima volta, il tasso di omicidi in Brasile raggiunge il 30,3 per 100.000 abitanti, trenta volte più del tasso europeo. Le cifre potrebbero essere addirittura più alte se si tenesse conto di altri omicidi, per cause indeterminate, non misurati dal report che denuncia questa terribile realtà. I dati del 2017 e degli inizi del 2018 raccontano di un’ulteriore crescita del fenomeno. Tra il 2006 e il 2016 ci sono stati 553.000 omicidi nel gigante del Sud America, equivalenti a 153 omicidi al giorno. E ‘come se ogni giorno, in Brasile, fosse caduto un Boeing 737. E’ come se in questo paese ci fosse stata una guerra ancora più sanguinosa di quella in Siria.
Più della metà di questi omicidi vede come vittime giovani tra i 15 ei 29 anni, neri e poveri. Una strage di futuro, il racconto di un razzismo e di un classismo oramai istituzionalizzato.
Il colore della pelle segna i giovani come una condanna a morte annunciata. I neri e i mulatti in Brasile hanno quasi tre volte più probabilità di essere uccisi rispetto ai bianchi. Mentre il tasso di omicidi tra la popolazione nera aumenta del 23%, tra la popolazione bianca diminuisce del 6,8%.
Questa tragedia sociale è figlia delle politiche neo liberiste di cui il Brasile è leader nel mondo. Politiche escludenti che hanno creato un abisso tra una minoranza che detiene ogni ricchezza e beneficio e una maggioranza costretta a far da spettatrice ei banchetti altrui. Il tentativo di Lula e dei suoi di redistribuire ricchezza e includere fette ampie della popolazione è fallito ed è stato travolto dal golpe istituzionale dell’attuale presidente Temer e della destra più estrema che sta facendo a pezzi ogni riforma sociale. Il paese vive intanto una crisi senza precedenti e miseria e microcriminalità dilagano. A farvi fronte è la risposta sempre più armata dello Stato Brasiliano. Le mani libere alla famigerata Polizia Militare rea di infinite esecuzioni sommarie nei confronti dei diseredati delle favelas. E l’intervento a piè sospinto dell’Esercito visto come l’unico soggetto credibile in un paese allo spando e a fronte di una classe politica screditata da quanto emerge dai processi per corruzione.
Alle prossime elezioni presidenziali, uno dei candidati favoriti è Jair Bolsonaro, sostenitore della dittatura militare, della massima che “ un buon bandito è un bandito morto” e della proposta che ogni brasiliano possa avere in casa un’arma per difesa personale. La mattanza è destinata a continuare.

 

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