Cara Ministra dell’Istruzione, ma di che scuola parla?

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Cara ministra, ieri alle 15,30 ero puntuale davanti allo schermo.

Mentre ascoltavo il suo discorso pensavo: sembra che stia parlando di un’altra scuola, quella che c’è ma non si vede. 

Ha parlato di valutazione formativa e non sommativa, sa i voti, le crocette, le Invalsi, quelli che ci chiedete continuamente. 

Ha parlato dell’importanza della relazione tra docente e alunno. Ho strabuzzato gli occhi e mi sono detta, dai forse ci siamo, forse l’hanno capito, che la scuola non sono le schede, nè i sussidiari compressi d’informazioni, la scuola non è fatta di didattica frontale con gli alunni, la scuola non è aggiungere contenuti su contenuti e non occuparsi di chi resta indietro.

Nel discorso caro ministro, lei ha tenuto conto di tutti, non ha dimenticato i bes, i DSA, i disabili, per cui nel tempo sono state sottratte risorse continuamente, tutti hanno diritto ad un’istruzione, ha detto. 

Non ha dimenticato nemmeno le classi sociali meno abbienti. Ha parlato anche di loro, di chi non ha un computer, di chi non ha la rete.

Ho aspettato col fiato sospeso il finale. Speravo, per una volta, fosse lieto. 

Ha ringraziato gli insegnanti più e più volte, la ringrazio per questo ringraziamento, perché, sa, io non faccio parte del team digitale a cui sono stati stanziati degli incentivi. Io sono una maestra, una madre sola con due figlie adolescenti, una di quelle che si alza la mattina alle 6 per provare a smanettare sull’unico tablet che c’è in famiglia qualcosa di decente che tenga conto di quella relazione. 

Sono una delle tante che si arrabatta con i giga, una delle tante che contemporaneamente al registro elettronico manda Whatsapp, videochiamate, prova piattaforme da cui non esce più e cerca di raggiungere l’irraggiungibile.

Una di quelle che sente i genitori 300 volte al giorno e cerca di capire come fare, una di quelle che corregge i lavori che gli arrivano dai bambini (attraverso delle fotografie su WhatsApp) grossolanamente con le dita. 

Uso il verde però, non il rosso, perché il verde è il colore della speranza. 

Mi sono aperta un bel canale YouTube, anzi me l’ha aperto mia figlia ed è sempre mia figlia che nei video mi aiuta a mettere faccine o parole. Video che faccio e rifaccio fino all’esaurimento, perché, sa , il mio lavoro era un altro.

Sono collegata praticamente quasi tutto il giorno, compresa la sera. 

Mi dispiace dirlo ma non è il team digitale, nella mia scuola (cinque plessi) composto da tre persone, non sono loro che in questo momento fanno la scuola.

Sono tutti quei docenti che provano a navigare a vista con gli strumenti miseri che hanno, perché, diciamocelo, nel tempo ci avete sempre bistrattato. Il contratto è lo stesso non so da quanto, siamo i meno pagati d’Europa, ci trattate come dei privilegiati non parlando mai di tutto quel lavoro sommerso che non sta nel nostro contratto e che facciamo per tenere su la scuola, dal dipingere le pareti a comprare il sapone per le mani. 

E se non crolla la Scuola, quella di cui parla con orgoglio, in questo momento, come non è crollata prima, è solo merito nostro e dei genitori che ci sostengono. 

Mi fa rabbia tutto questo, perché so già come andrà a finire, ovvero si metteranno soldi solo nelle tecnologie pensando che quella sia la soluzione.

E noi continueremo ad essere senza carta igienica, senza scottex. Continueremo a comprarci i libri con i nostri soldi, a costruirci materiale per far sì che la didattica sia davvero esperienziale.

Ha detto che arriveranno 1000 assistenti informatici e aiuteranno istituti e singoli studenti in difficoltà. Mi piacerebbe sapere come. 

Sa cosa fa l’Associazione genitori della mia scuola in questi giorni? Manda materiale alle famiglie che hanno difficoltà e parlo di quaderni, di matite, di pennarelli.

Lo vede come siete lontani?

Mi sarebbe piaciuto ascoltare che i fondi l’anno prossimo andranno agli insegnanti di sostegno, che ci saranno risorse per i bambini e i ragazzi BES e DSA, che ogni scuola venga dotata di libri in comodato d’uso. Pensate se i libri rimanessero a scuola e passassero in mano da ragazzo a ragazzo e le famiglie come la mia, ad esempio, non dovessero fare mutui per pagare i libri scolastici. 

Mi sarebbe piaciuto che le risorse fossero destinate alle compresenze, ai progetti specifici su bambini e ragazzi a rischio e non, ad esempio alle ripetizioni

Le sembra normale che le famiglie debbano sborsare milioni per mandare i figli a ripetizione e non sia la scuola a fornire quello strumento? E chi non ha i soldi? Quelle famiglie meno abbienti di cui lei parla che non possono permettersi un’ora a €40 (in nero tra l’altro) lo sa che si sono già perse per strada? 

Mi aspettavo un accesso alla cultura da parte della scuola incentivante e gratuito. Portare i miei bambini a una mostra o all’Acquario, visto che sono di Genova, è un lusso che non ci possiamo permettere.


Ecco, mi scusi lo sfogo, ma spero davvero che  questa emergenza non ci porterà a pensare che le tecnologie siano la risposta alla scuola. Che basterà mandare qualche tecnico, aprire delle piattaforme per parlare di una didattica di senso. 

Mi dispero ogni giorno per cercare di raggiungere i bambini in difficoltà. Lo dice anche lei. Degli 8,3 milioni di studenti costretti a casa ne sono stati raggiunti 6,7 milioni. È questa differenza che mi spaventa. 

In quale buco nero sono finiti quegli 1,6 milioni? Parliamo di bambini e ragazzi. Sono tantissimi!

70 milioni andranno per PC e tablet e 8,2 milioni agli animatori digitali.


Le ricordo ancora ministra che ci sono i docenti, quelli come me, e sono tanti, e ci sono le famiglie che tengono in piedi questa benedetta scuola. 

E le ricordo che quando torneremo a scuola io abbraccerò i miei studenti, mi metterò in mezzo a loro, visto che nella nostre aule per scelta non esiste la cattedra, e per un po’ chiuderò il computer. 

E farò l’unica cosa di senso per garantire un’istruzione a tutti, proprio a tutti, cercherò di capire chi è rimasto indietro, chi non ha gli strumenti e come sta.

Probabilmente i genitori ci doteranno ancora di carta igienica, e di Scottex, magari noi compreremo del pane e un libro illustrato da leggere il primo giorno quando finalmente saremo tutti insieme. 

Spero davvero che nessun insegnante li metterà davanti a uno schermo almeno per un bel po’.


La ringrazio cara ministra ancora una volta, per averci fatto capire quanto siete lontani da noi. Quanta strada abbiamo ancora da fare noi insegnanti, noi famiglie, in solitudine. 

Per quanto riguarda voi, invece, credo che questa emergenza non vi abbia fatto capire proprio niente.

Penny ( Cinzia Pennati SOS DONNE BLOG )

Ecco di cosa parlo. Guardi il quaderno di questo bambino e con cosa scrive. In quale piattaforma infilo tutto ciò? 

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