Signor Presidente, che delusione….

Caro Presidente,

mi spiace, ma stavolta non ce la faccio a restarmene in silenzio. Lei mi ha deluso…

Ho atteso con ansia il suo discorso di fine anno, perché è vero, l’istituzione che lei rappresenta è casa di tutti. Le sue parole incarnano le radici della nostra comunità, custodiscono le tavole della nostra più vera legge, cioè la Costituzione. Mai così importanti come in queste ore buie della vita del nostro paese in cui se ne fa ampiamente scempio e scherno.

Nella nostra Italia la menzogna dilaga, è divenuta il fondamento dell’azione politica. L’odio, il disprezzo degli altri, è il suo odioso cemento. Le voci libere, la libera e critica informazione sono sempre più sotto attacco. Si inventano e si mettono all’indice, addirittura si perseguitano, nemici di comodo ai quali si attribuisce ogni male del nostro povero paese e così si occultano i veri problemi e le vere responsabilità. L’altro diviene straniero e, persino, nemico, mentre è il fondamento del vivere insieme e di ogni civiltà. Si liberano gli spiriti assassini della paura e dell’incomprensione, li si destreggia e li si trasforma in odiosi canti di guerra. La peggior guerra, quella tra poveri. E Lei tace, non dice…Peggio ancora si appella a generici buoni sentimenti in un tempo in cui anche la normale solidarietà rischia il ceppo e la persecuzione.

Caro Presidente, Lei non ha pronunciato una sola parola contro il veleno del razzismo che cresce nel nostro paese. Ha lasciato soli milioni di donne e di uomini, cittadini cui si nega il diritto a essere semplicemente donne e uomini al pari degli altri. Ha lasciato soli me e mille altri che sinceramente credono che i colori della pelle e le differenze altro non sono che straordinaria ricchezza, il canto della vita e il suo realizzarsi molteplice. Ha lasciato soli quei sindaci, anche loro rappresentanti delle istituzioni, che in queste ore annunciano coraggiosamente la loro disobbedienza verso un Decreto Sicurezza infame, legge speciale e inumana che Lei ha firmato. Ha lasciato alla loro disperazione le migliaia di ragazze e ragazzi massacrati nei lager libici finanziati col denaro di tutti gli italiani, il popolo libico che non conosce pace anche grazie a quei nostri soldi ambiti da tutte le bande assassine che scorrazzano impunite in quel paese.

Eppure Le sarebbe bastato poco. Sarebbe stato sufficiente, a Lei che ha il dovere di essere coscienza di tutti gli italiani, rivolgersi al Paese e raccontare la verità. Parole semplici, quelle che in tanti tacciono. I mali dell’Italia preesistono i fenomeni migratori. Il debito pubblico, la corruzione, le mafie, lo scempio del territorio, la disoccupazione, la miseria del nostro Sud,la violenza crescente, addirittura guerra alle donne, non sono figlie del recente episodio migratorio. Non sono quelli che bussano disperati alle nostre porte ad aver dannato l’Italia.

Sarebbe bastato un suo invito alla serietà, a far davvero i conti con le radici dei nostri problemi e con quelle di chi è tra noi non per sua volontà ma perché vittima di altre, immense, ingiustizie.

La verità, signor Presidente, è la miglior medicina della democrazia. Affermarla, denunciare demagogie e scorciatoie inumane, vuol dire tutelare la democrazia, cioè quel sapiente e paziente processo che affronta i problemi veri e ad essi risponde con soluzioni vere. Ed è capace di tacitare qualsiasi buffone e uomo di ventura disposto a sventolare ogni bugia e agitare ogni paura solo per accrescere il suo potere personale.

Le parole non dette, signor Presidente, le occasioni perdute, invece…

 

silvestro montanaro

 

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