Sea-Watch 3 captain Carola Rackete on board the vessel at sea in the Mediterranean, 27 June 2019. Sea-Watch3 captain Carola Rackete told journalists Thursday that she had been promised "a rapid solution" for the 42 desperate migrants on board the Dutch-flagged German GO run rescue ship standing one mile off Lampedusa. ANSA/MATTEO GUIDELLI

Carola non l’ha data a nessuno. Perciò la odiano

A chi mi chiede chissà quanto la pagano e lo fanno anche perché è donna, rispondo così, “non l’ha data a nessuno” e si fa chiamare capitana (accetta il femminile di quel lemma a differenza di alcune nostre deputate che si coniugano solo al maschile, perché asservite a quel potere) ed è solo brava.

Carola Rackete ha studiato cinque lingue, si è laureata in conservazione ambientale alla Edge Hill University nel Lancashire e ha navigato nei mari ghiacciati del Circolo polare artico. A soli 23 anni è al timone di una nave rompighiaccio nel Polo Nord per uno dei maggiori istituti oceanografici tedeschi, l’Alfred Wagner Institute. A 25, invece, diventa secondo ufficiale della Ocean Diamond, con cui effettua altre spedizioni polari. A 27 è a bordo della Arctic Sunrise di Greenpeace, per poi iniziare a pilotare piccole barche che si spingono fino alle acque più a nord del pianeta, fra le isole Svalbard nel mar Glaciale Artico, e lavorare al fianco della British Antartic Survey. Nel 2016 comincia a collaborare con la Sea Watch e all’impegno per l’ambiente e la natura accosta quello politico. Diventa volontaria specializzata in aiuto umanitario e soccorso in caso di calamità: occupa quindi la posizione di coordinatrice e responsabile dei contatti con Moonbird e Colibrì, i due aerei di ricognizione dell’organizzazione tedesca. Lo scorso 12 giugno soccorre 53 persone a largo della Libia, ma si rifiuta di riportale a Tripoli.

Fatevene una ragione.

Figlia di papà ditelo a qualcun altro.

È che noi non ci siamo abituati. Il nostro Paese gira così, ci sono i furbetti e le scorciatoie, e poi ci sono le donne e la loro rappresentazione (vedi immagine), ma per fortuna ci sono le altre quelle che devono convincere di essere solo brave, di aver studiato. Devono convincere e basta perché o fanno figli o soddisfano il potere maschile e il loro ego.

Lei è solo brava.
A lei dovete solo rispetto.

Nel 1987 l’uscita di un rivoluzionario volumetto, Il sessismo nella lingua italiana di Alma Sabatini, pubblicato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ne consiglio la lettura.

Lo consiglio, soprattutto a chi ieri ha commentato il mio post insultando con un linguaggio misogino.

Ah! Il contrario di questo aggettivo, misogino, vi faccio presente che nella lingua italiana non esiste. Perché esiste solo l’odio verso le donne. Punto.

 

PENNY

Cinzia Pennati, scrittrice, insegnante, madre

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2 Responses

  1. blueintheface ha detto:

    Minus abentes, siete foraggiatori del mercato di esseri umani. Non siete degni nemmeno di essere ascoltati operchè come tutti i “talebani” non volete far funzionare il cervello. Andate in africa a cacciare le banche e i dittatori o politici corrotti che hanno messo li le corporation per farli scappare nei nostri paesi. Poi ne parliamo.

    • Raiawadunia Raiawadunia ha detto:

      Se cita il latino, lo scriva correttamente, altrimenti fa una figuraccia. Proprio perché in Africa ci sono andato, la conosco nel profondo e ne denuncio da sempre i mali, parlo ad altissima voce. I suoi amici in politica le raccontano solo balle e muovono guerra ai poveri. Non agli oppressori. Una vergogna assoluta

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