CHI AIUTA CHI ?

Ricordo una riunione di 15 anni fa. Intorno al grande tavolo c’erano i rappresentanti del meglio dell’umanitario e dell’attenzione verso l’Africa.
Sostenni che l’umanitario, il volontariato, stavano rischiando di perdere il loro valore originale, cioè quello di testimoniare che un altro mondo è possibile.
Già allora erano evidenti i segnali di una progressiva trasformazione di quella grande esperienza in industria dell’umanitario. Strutture pesanti, burocrazie, stipendi da pagare a fine mese, luoghi di potere e per scalare altri luoghi di potere. Un’industria che non aveva più l’obiettivo di sanare i mali del mondo, ma che ne aveva bisogno per mantenersi in vita. Che a ogni sofferenza accorreva con i suoi pannicelli caldi ma che aveva rinunciato a denunciare le cause di quelle sofferenze e a immaginare un futuro diverso. Si medicavano, alla meno peggio, le ferite di un mondo ingiusto che non si metteva però più in discussione. L’umanitario seguiva, in parallelo, il destino di una sinistra europea oramai assisa nel reale, con pretese di sua moderazione ma incapace di cambiarlo, e divenuta anch’essa parte del sistema.
L’Africa era la dimostrazione più drammatica di questa involuzione. L’avevo già girata in lungo e in largo. Avevo visto esperienze straordinarie di aiuto, ma la generalità degli interventi era sorda e burocratica amministrazione. Campi sterminati di profughi di guerra cui, come alle galline in un pollaio, si distribuivano i resti della tavola del mondo e di chi quelle guerre aveva voluto. Miseria esibita per raccolte fondi cui non veniva offerta una reale sponda di trasformazione e di reale giustizia. Che senso aveva spiegare i propri diritti agli abitanti delle baraccopoli di Luanda e poi non muovere un dito quando la speculazione li espelleva violentemente dalla città? Perché spiegare ai contadini di tanti paesi che erano titolari di diritti e lasciarli soli di fronte al land grabbing o alle espropriazioni selvagge delle multinazionali della palma o di altro? Aiutavamo sempre più noi. Pagavamo i nostri stipendi….
Il mio intervento non fu gradito. Il mio richiamo allo spirito originario del volontariato venne quasi deriso. Le mie proposte di un approccio più maturo e politico ai mali del mondo furono ritenute velleitarie. Il mio affermare, che il mondo si cambia solo con politiche di profonda giustizia, irriso.
Purtroppo ho avuto ragione. Haiti ha conclamato la deriva narcisista e autoreferenziale dell’umanitario. 11 Miliardi di dollari di aiuti evaporati senza affrontare minimamente il dramma di quel popolo. Serviti per pagare gli stipendi di un’orda di “ volontari”…..
La vicenda dei flussi migratori ha seguito questa orrenda direzione.
La parola d’ordine è stata accoglienza. Mai un ragionamento vero sulle cause della grande fuga e sui suoi responsabili. Mai un’azione che chiaramente puntasse il dito contro i veri signori dell’immigrazione che sono le potenze che ancora oggi occupano e dominano un intero continente costretto alla miseria per le loro smanie di rapina.
E che accoglienza…Quello che si è fatto in Italia è semplicemente vergognoso. Spesso, troppo spesso, affari sulla pelle dei migranti e su quella degli italiani. Accoglienza è integrazione, formazione professionale, attività culturale, lavori di pubblica utilità. Niente. Abbiamo semplicemente replicato l’orrore dei campi profughi. Stie e pollai in cui attendere un paio di pasti al giorno, alle volte di pessima qualità. E poi ciondolare tutto il giorno nell’attesa di niente. O finire nelle reti della criminalità.
E’ su questo che ha potuto giocare la politica dei demagoghi e che ha potuto crescere paura, diffidenza e strisciare il nuovo razzismo.
E’ stato questo il piedistallo di lancio dei Salvini fino al ridicolo di questi giorni. Diventa eroe nazionale chi ha speculato e specula sulle vite dei poveracci in arrivo e dei poveracci nostrani. Chi ha volutamente impedito un’equa distribuzione sul territorio dei migranti e dei profughi proteggendo i suoi territori a suon di barricate e scaricandone così il peso sulle periferie del centro e del sud Italia. Chi nel suo nord vive e prospera sul lavoro nella sua agricoltura degli immigrati ma si rifiuta di dar loro un tetto decente in cui passare la notte. Chi sono i signori del caporalato in terra leghista?
Diventa capitano coraggioso chi mostra il pugno ad un’isoletta, Malta, ma ha come alleati in Europa proprio quelli che in Europa hanno lasciato il nostro paese solo di fronte all’emergenza degli sbarchi, sbarrando le proprie frontiere.

E’ l’uomo del destino chi dice di aiutarli a casa loro, ma tace sui responsabili della miseria di un continente altrimenti ricchissimo e immagina solo un po’ delle solite briciole umilianti.
E’ tempo, con pazienza, di produrre nuova politica e nuova cultura.
Niente e nessuno fermerà la grande fuga dei disperati africani. Accogliere e salvare vite resta un dovere. Far solo questo, ma farlo bene, è però solo un pannicello caldo e ipocrita che lascia immutate le cause vere del problema. E’ accettarle come irremovibili.
Se vogliamo battere il razzismo e i demagoghi, dobbiamo tornare a far politica. Cercare, promuovere e batterci per la giustizia. Metter fine alle guerre, liberare l’Africa dagli avvoltoi che sono gli stessi che aleggiano nei nostri cieli. E’ di questo che il mondo ha davvero bisogno.

Se ti piace il nostro modo di fare informazione
ISCRIVITI AL NOSTRO SITO
( Nella pagina iniziale, in alto a destra, basta inserire la propria mail e fare click su ISCRIVITI. Arriverà una mail che vi chiederà di confermare).

You may also like...

1 Response

  1. Davide Paoletti ha detto:

    A tal proposito vorrei riportare un progetto umanitario di segno opposto, cioè non di tipo assistenzialistico, ma volto ad favorire l’emancipazione degli Stati africani.

    L’ambito è quello dei RUFT (Ready-to-Use Therapeutic Food), cioè gli alimenti terapeutici che mirano al soddisfacimento dei requisiti nutrizionali dei bambini dai 6 mesi ai 5 anni di età, colpiti dalla Malnutrizione Acuta Severa. I RUTF classici sono distribuiti dall’UNICEF nei Paesi in via di sviluppo. Sebbene sia prevista una produzione locale in franchising, in realtà non è mai realmente decollata a causa degli elevati costi di produzione e della licenza da pagare alla Nutriset, proprietaria del brevetto di fabbricazione. Infatti, i RUTF provengono per più della metà del volume complessivo prodotto a livello mondiale dall’Europa, dagli USA e dall’Asia; soltanto meno della metà è fabbricata in Africa. UNICEF, negli ultimi anni, sta incentivando sempre di più i produttori locali ad impiegare ingredienti alternativi, facilmente reperibili sui mercati locali, a patto che le caratteristiche nutrizionali e igieniche dei prodotti finiti siano attinenti agli standard internazionali proposti dalla FAO e dall’UNICEF stessa.

    Gli alimenti terapeutici sono quindi di fondamentale importanza nella cura della malnutrizione infantile, ma attualmente tutto il sistema presenta delle gravi criticità. Il progetto di cui vorrei parlare è quello di Vincenzo Armini: Nutriafrica. Vincenzo è un giovane dottorando in biotecnologie della Federico II, che ha messo a punto nel corso del dottorato una formulazione innovativa di un alimento terapeutico, il NutriMax. Quest’ultimo si propone di risolvere i problemi emersi nell’utilizzo del RUTF classico. In primis, a differenza di quanto avvenga per il latte in polvere del RUTF classico, punta all’impiego di ingredienti facilmente reperibili nei mercati dei Paesi in via di sviluppo (prevedendo una ricetta recante soia tostata, sorgo tostato, olio di girasole, zucchero impalpabile e lecitina). In secondo luogo, mira a una delocalizzazione produttiva estremamente capillare, grazie alla facile adattabilità del processo. In terzo luogo, l’adozione come ingrediente supplementare del cianobatterio essiccato Arthrospira maxima (comunemente chiamata Spirulina), coltivabile facilmente in climi caldi e tropicali, è la marcia in più, assicurando un apporto nutrizionale completo delle Vitamine A, D, E e K, oltre che della vitamina B12 e dei sali minerali strategici per il metabolismo umano quali Rame, Ferro, Zinco e Calcio.

    In particolare, la possibilità di produrre direttamente in Africa questo alimento costituisce un punto essenziale: si rifiuta la logica (e ormai la retorica) dell'”aiutiamoli a casa loro”, la logica assistenzialistica, e si punta invece a emancipare le popolazioni africane, rendendole autonome dal punto di vista della lotta alle emergenze nutrizionali.

    L’ultima fase della sperimentazione di questo alimento terapeutico prevede la costruzione di un impianto pilota in Uganda, ma non ci sono fondi. Vincenzo Armini ha, quindi, fondato un’associazione (NutriAfrica), con l’obbiettivo di raccogliere la somma necessaria a portare avanti il suo progetto.

    Se qualcuno è interessato, lascio il link al sito associazione, dove è possibile anche approfondire il tema degli alimenti terapeutici: https://www.nutriafrica.org/
    Magari, si potrebbe dedicare anche un articolo qui su Raiawadunia a questa storia, per farla conoscere e aiutare Vincenzo Armini a portare avanti il suo progetto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: