” Ci avete condannato a morte…”. Una drammatica lettera dai lager libici

Una lettera dai gironi infernali in cui sono tenuti prigionieri migliaia e migliaia di esseri umani grazie alle politiche europee e ai soldi che il nostro governo da ai libici per impedire ai migranti di venire verso le nostre coste.

Viene da uno dei campi di raccolta ufficiali, nella zona di Tripoli, quelli in cui teoricamente il trattamento dei migranti dovrebbe essere umano come più volte, con sprezzo della verità, ha assicurato il nostro ministro degli interni.

Dai tanti altri, sparsi in tutta la Libia, e in mano a decine di bande di assassini, non arrivano notizie se non quando qualcuno riesce a fuggire o viene messo su di un barcone e arriva da noi. Stupri, torture, schiavitù, traffico di organi. I lager del Terzo Millennio…

FIRMA LA PETIZIONE PER LA CHIUSURA DEI LAGER LIBICI

https://www.change.org/p/chiudiamo-i-lager-libici-antonioguterres-ep-president-giuseppeconteit

 

 

“Ho provato a raggiungere l’Europa all’inizio di quest’anno. Siamo rimasti sulla barca per 26 ore, nel mezzo del Mediterraneo, e un elicottero italiano è venuto a fare foto. Dopo questo, è comparsa la guardia costiera libica per riportarci in Libia, e ci hanno portato all’inferno. Da allora, sono stato in un centro di detenzione a Tripoli.

Ad oggi, le persone che sono qui ammalate sono state tre settimane senza farmaci per la tubercolosi, e ora pensiamo che tutti gli uomini e i ragazzi ce l’abbiano. I medici hanno smesso di presentarsi, si è interrotta la fornitura d medicine, e viviamo tutti insieme. Persino le guardie non si avvicinano a noi, e dicono agli altri di non avvicinarsi. Il posto in cui viviamo è simile a una caverna. Non ci sono finestre. Non c’è aria fresca. Condividiamo letti, tazze, quasi tutto. Per passare il tempo, preghiamo al mattino. Rimaniamo seduti. Dormiamo. È buio tutto il giorno.

Due settimane fa, un somalo si è ucciso prendendo la benzina da un generatore e dandosi fuoco. Il suo nome era Abdulaziz e aveva 28 anni. Aveva aspettato nove mesi per l’evacuazione. Era un brav’uomo: quando i funzionari dell’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR) lo visitarono, chiese loro perché aveva passato così tanto tempo in prigione. L’ultima volta che sono venuti, ci ha detto che l’UNHCR lo aveva respinto. Quindi ha preso la benzina. Aveva perso la speranza nel sostegno dell’UNHCR dopo aver atteso così tanto tempo per il trasferimento in un paese sicuro. Altri sette quest’anno sono morti a causa delle condizioni. Nessuno si assume la responsabilità per noi. Il nostro unico bisogno è lasciare la Libia, perché la Libia non ha governo. Sono eritreo, quindi non posso tornare a casa. Altre persone potrebbero avere una scelta, ma non eritrei, somali, sudanesi.

Nel frattempo i paesi dell’UE stanno giocando, specialmente l’Italia. L’Eritrea è stata colonizzata dall’Italia per un lungo periodo. Per la gente eritrea ancora non c’è libertà, e l’Italia l’ha plasmata direttamente o indirettamente. Il mio paese è una dittatura. Sembra che i paesi dell’UE non vogliano che gli africani si sviluppino, siano intelligenti, istruiti e così via. Ecco perché lo stanno facendo. Stanno uccidendo il nostro tempo, uccidendo il nostro cervello. È come la guerra fredda. Le nostre condizioni peggiorano sempre. Non c’è abbastanza cibo e la gente beve l’acqua della toilette.

E questo viene nascosto. Quando le persone esterne arrivano nei giorni di visita degli ospiti, le guardie ci danno del buon cibo, un buon ambiente, servizi igienici. Ma i rifugiati non hanno contatti con i visitatori, non abbiamo la possibilità di parlare loro dei nostri problemi. A volte li vediamo solo attraverso un piccolo foro nella porta. Quando l’alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Filippo Grandi, ci ha fatto visita quest’anno, sono passato attraversato le guardie con la forza e l’ho trovato, raccontandogli ogni problema nel centro di detenzione e chiedendo perché le evacuazioni erano cessate. Mi ha detto: “Conosco tutti i problemi”. Abbiamo parlato faccia a faccia. Dopo che se ne fu andato, le guardie mi picchiarono e mi minacciarono in modo che non lo facessi più. Da quel momento, non mi è mai stato permesso uscire o parlare con nessuna organizzazione. Ecco perché sono costretto a scrivere ora senza potere firmare col mio nome.

Quando l’UNHCR e l’Organizzazione internazionale per la migrazione (OIM) ci forniscono cose come prodotti per l’igiene o coperte, scattano alcune foto. Poi, quando se ne vanno, le guardie la riprendono e vendono tutto. IOM e UNHCR conoscono questo gioco, ma non fanno nulla. Fingono come se non lo sapessero. A volte le guardie ci picchiano di fronte a loro e loro non le fermano. Veniamo forzati a chiedere alle nostre famiglie di inviarci denaro per cibo e prodotti per l’igiene. Arriva attraverso il mercato nero e le guardie si prendono il 40%. Altrimenti moriremmo. Recentemente abbiamo cercato di abbattere la porta e scappare insieme, ma non ce l’abbiamo fatta. Le guardie ci sono venute contro con pistole e catene.

Per tutto il tempo i libici che dovrebbero prendersi cura di noi pensano solo a come ottenere più soldi dall’UNHCR. Fanno film, mentono, fingono di gestire e aiutare i rifugiati. Quando sanno che i bianchi verranno, ripuliscono, nascondono le persone che sono in cattive condizioni e quelle che hanno picchiato. Se non rovinasse così tante vite, potresti quasi ridere del modo in cui fingono: potrebbero essere attori di Hollywood.

un rifugiato eritreo

 

da Hurriya

 

Segnalazioni: rubrica a cura di Sergio Falcone

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1 Response

  1. 12 novembre 2018

    […] ad attribuire un maggiore protagonismo alle diverse componenti libiche , e persino a riconoscere la situazione terribile nella quale si t rovano tutti i migranti, e non solo i cd. “vulnerabili”, ostaggio delle diverse milizie che si contendono la […]

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