Cile: il popolo cileno non si arrende

Molti pensavano che la rivolta si sarebbe calmata domenica sera e che lunedì la maggioranza degli abitanti sarebbe tornata ai rispettivi lavori, alla sua quotidianità, lamentandosi dei problemi di trasporto causati dai manifestanti. Molti pensavano che con la sospensione dell’aumento del biglietto, la protesta si sarebbe attenuata. Ma la reazione della popolazione che in massa ha deciso di non rispettare il coprifuoco  ha dato il segnale che la protesta non sarebbe terminata tanto facilmente.

Se la notte di sabato non c’è stata la repressione che molti di noi potevano aspettarsi, domenica in orario di coprifuoco la reazione si è intensificata e lunedì, di fronte al tentativo del governo di ripristinare l’ordine e la normalità, di fronte a una linea della metro che inaspettatamente stava funzionando e che univa il centro amminsitrativo con il centro del business, a partire dall’una di pomeriggio le persone (quelle che erano andate ai loro lavori) hanno iniziato a uscire dai loro uffici e hanno iniziato a chiudere anche i negozietti di quartiere che avevano lavorato tutta la mattina vendendo pane e colazioni alla gente con delle file che arrivavano in strada.

Il clima di tensione è tornato, dopo una notte di elicotteri in volo quando le persone, rinchiusesi nelle loro case, si sono chieste che cosa stesse succedendo ai loro compatrioti nelle strade.

Alle due di pomeriggio, Piazza Italia, Piazza Ñuñoa e altri punti della capitale erano pieni di cittadini che manifestavano pacificamente con pentole e cucchiai. In alcuni punti, l’esercito inizia a lanciare lacrimogeni per impedire l’accesso alla manifestazione spontanea e senza organizzazione. I cittadini popolano la Alameda dal palazzo de La Moneda e per alcuni risulta impossibile muoversi a piedi più avanti di Santa Lucia.

Continuano i “cacerolazos”nel pomeriggio in zona universitaria e in molti quartieri e municipi della Regione Metropolitana. Il servizio del metro è nuovamente sospeso. I sindaci, sindacati, associazioni di categoria, organizzazioni sociali cominciano a emettere dichiarazioni congiunte e a proporre un nuovo patto sociale e un nuovo ordine sociale.

Alle 20.30 il presidente fa una dichiarazione ufficiale in cui dice che si lavorerà a proposte per l’aumento del salario minimo, la contenzione del costo dei beni di prima necessità come l’elettricità e chiama all’unità per andare avanti nel dialogo.

Ma la popolazione chiede le dimissioni del presidente e una nuova costituzione, in quanto quella attuale continua a mantenere lo Status Quo che favorisce i  grandi poteri che dominano il paese e i loro interessi.

I prossimi giorni saranno decisivi per capire quale tra gli scenari possibili si farà più concreto: colpo di Stato, elezioni anticipate, nuova assemblea costituente, patto sociale. Il popolo sembra non avere nessuna intenzione di fermare la lotta fino a che serie misure di profonda riforma del Paese saranno prese e, soprattutto, fino a che i militari continueranno ad occupare le strade. Difficile che questa presidenza prenda  decisioni di vero cambiamento come quelle che stanno esigendo molti gruppi e cittadini: cambiare il sistema capitalista presente, liberarsi dalle catene del modello liberista che ha avvelenato per troppo tempo il paese.

Lo spettro del Venezuela (si inizia a fare satira sul Chilezuela), quello dei forti poteri economici e di una politica della transizione che non ha fatto altro che spartirsi quello che rimaneva alla fine della dittatura e costruire (o mantenere) il sistema di potere semplicemente cambiando le marionette, sono molto presenti. Allo stesso modo, è molto presente il ricordo delle strade in mano ai militari (non succedeva dall’epoca di Pinochet) e il forte rifiuto della popolazione a questa misura. Il popolo cileno preferisce affrontare i saccheggiatori e i violenti in maniera diretta per fermarli (e in alcuni casi ci sono riusciti), piuttosto che delegare questa funzione all’organo di repressione più potente.

Intanto, la lotta continua nelle maggiori città del Cile, non solo a Santiago, ma anche a Concepción, Valparaíso, Rancagua, Talca, Antofagasta, Valdivia, Regione del BioBio dove è stato emanato il coprifuoco anche per la notte del 21 Ottobre. Nonostante questa misura, molti manifestanti pacificamente continuano ad occupare le più grandi piazze.

Ci sono rumors di qualche cambiamento nei ruoli de ministeri principali (economia, interno e trasporti), anche se la popolazione la considererebbe un’azione di facciata e niente di più.

Come si sveglierà Santiago e tutto il Cile domani?

Cristina Bianchi da Santiago del Cile

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