Con Haiti nel cuore

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Sono passati dieci anni…Dieci maledettissimi anni da quel brivido feroce della Terra che sconvolse Haiti mietendo centinaia di migliaia di vittime.

L’unico cemento che possedeva la Perla dei Caraibi era la miseria e le case fabbricate dalla miseria crollano come castelli di sabbia ad ogni onda un pò più forte.

Haiti sopravviveva, non viveva. Era condannata alla sopravvivenza e pagava, ancora una volta, le sue “grandi colpe” verso il resto del mondo.

Fu qui, agli albori dell’ottocento, che si urlò a gran voce che la schiavitù era un crimine orrendo e inaccettabile. Che ogni donna e ogni uomo erano esseri umani e poco importava il colore della loro pelle o che nome dessero a Dio.

Fu qui, in riva ai Caraibi, che si pretese indipendenza e si negò ai grandi della Terra il diritto a far di altre terre le proprie colonie.

Fu sempre qui, sotto un sole cocente, che per la prima volta fu messa alla berlina l’ipocrisia profonda dell’Occidente. La Francia che a casa propria inneggiava a Fraternità, Libertà e Uguaglianza, altrove, ad Haiti per esempio, negava ogni libertà e ogni diritto umano in nome dei propri interessi.

Haiti ha pagato duramente queste sue “colpe”.

La Francia per concedere l’indipendenza, per mettere fine ai suoi massacri, pretese una montagna spaventosa di soldi. Dette un prezzo atroce alla libertà. Impose la catena odiosa di un debito che condizionò ogni futuro. Anzi lo annullò.

E dopo la Francia, ci fu l’America da sempre spietata con i neri che si ribellano….

Ad Haiti dopo il terremoto arrivarono 11 miliardi di dollari da ogni angolo del mondo. Una solidarietà straordinaria. Ad Haiti e alla sua gente venne promesso il paradiso. Finalmente. Era ora e era possibile. E vennero in mille, potenti della politica e dello spettacolo, a calcare quella passerella di macerie e umanità dolente, giurando che tutto sarebbe cambiato. E poi un fiume di organizzazioni umanitarie, più di diecimila, ognuna con un suo progetto, ognuna con il suo personale.

I fitti ad Haiti arrivarono alle stelle. Il trafficò impazzì grazie ai macchinoni da centomila dollari di Nazioni Unite, Ong e missioni diplomatiche. La prostituzione fece boom e si commerciarono persino bambine e bambini. In cambio di una tenda o un pezzo di pane si pretesero corpi e sorrisi. La ricostruzione divenne uno sporco affare. Guerra tra grandi imprese internazionali e corruzione per ogni appalto. Ricchezza per pochi, pochissimi. Delusione amarissima per gli haitiani.

In breve tempo gli undici miliardi sparirono nel nulla. E Haiti restò sola con le sue macerie. Tutti andarono via, portandosi via le loro vuote e false promesse. Haiti era più povera e dannata di prima. E con in più il regalo velenoso del colera portato da un battaglione, della missione di pace delle Nazioni Unite, proveniente, una vera follia, da un paese in piena epidemia.

Sono passati dieci maledettissimi anni e ad Haiti si muore di fame. Si naviga negli escrementi che come fiumi scorrono a cielo aperto. Si ergono da mesi barricate e si urla e si muore contro miseria e corruzione, nel silenzio del mondo.

Dannati, per sempre.

Eppure l’umanità intera ha un debito con questo popolo straordinario. Quello del sapore agrodolce della libertà. Quello potente della verità che fa luce su ogni ipocrisia.

silvestro montanaro

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