Contro il traffico di giovani donne il ministro degli interni non muove un dito

Avevo 14 anni quando sono stata costretta a prostituirmi in Italia. Al mio nuovo padrone sono costata duemila euro, mille veri e mille in banconote false. Il vecchio padrone mi faceva prostituire in Romania da quando ne avevo solo 12».

Dove ti hanno portata?

«Il primo giorno a Milano, in un appartamento con altre due ragazze. Poi sono stata spostata a Brescia, dove mi hanno buttata sul marciapiede».

Com’è stata la prima volta in Italia?

«È stata la notte più terribile della mia vita. Hanno ucciso sotto i miei occhi la mia compagna di stanza. Sono viva per miracolo».

Chi voleva ucciderti?

«C’è stato un regolamento di conti tra sfruttatori. Il mio capo aveva debiti con un altro magnaccia e quella sera, prima di portarci in strada, ha ricevuto una telefonata di minacce: “Ci devi restituire i soldi. Se porti le ragazze in strada te le ammazziamo”. Io ho sentito la telefonata, avevo paura, tremavo come una foglia, non volevo uscire. Ma non ci sono state ragioni».

Che cosa è successo?

«In piena notte una Mercedes nera si è fermata davanti a me. Un uomo ha urlato qualcosa. Poi è sceso dall’auto, ha puntato la pistola contro la mia compagna, le ha sparato alla testa. “Devi dire al tuo capo che lo avevo avvertito” mi ha gridato. Mi aveva risparmiato perché riferissi le sue minacce. Ero terrorizzata».

E dopo quella notte tu hai continuato ad andare in strada?

«Le mie lacrime non contavano niente: gli sfruttatori non si commuovono».

Come hai fatto a resistere?

«Con la droga. Marijuana, ecstasy, cocaina, un po’ di tutto. Solo con la droga potevo andare avanti. Vivevo in un mondo strano, irreale, dove  quella roba mi teneva in piedi anche se non mangiavo e dormivo pochissimo».

Come erano i clienti italiani?

«C’era di tutto: chi urlava, chi mi faceva male, chi ha cercato di investirmi perché mi aveva scambiata per un’altra donna».

Erano uomini giovani?

«I giovani non si fermano mai. Erano vecchi. Con i capelli bianchi. Ricchi. Su auto costose».

Quanto chiedevi per un rapporto?

«Cento in appartamento, cinquanta sulla strada».

Quanti uomini incontravi?

«Tanti. Dovevo guadagnare tremila euro a settimana».

E che cosa pensavi di loro?
«Li disprezzavo. Erano stupidi. Una persona intelligente deve capire che le ragazze in strada sono delle schiave».

Secondo te si rendevano conto che eri minorenne?

«Non lo so. Io ripetevo la frase che mi avevano insegnato gli sfruttatori: “Ciao, ho 19 anni, vengo da Chisinau, Moldavia”».

Con te c’erano altre ragazze minorenni?

«Sì, moltissime. Io ero la più giovane del gruppo, ma tante rumene e moldave avevano quindici anni».

Questa la dolorosissima vicenda di Ana, finalmente fuggita dall’inferno che ha sconvolto per sempre la sua vita.

Si stima che siano fra le 75mila e le 120mila le prostitute in Italia, e il 65 per cento di queste si prostituisce per strada. Più del 10 per cento di loro è minorenne, anche se è difficile fare una stima certa, dal momento che le ragazze tendono a dichiarare un’età maggiore di quella che hanno realmente. I clienti si stimano in 9 milioni. Sono i dati dell’Associazione Giovanni XXIII, fondata da Don Oreste Benzi, prete in prima fila contro lo sfruttamento della prostituzione.

In Italia, come nel resto d’Europa, il fenomeno della prostituzione è strettamente legato a quello della tratta di esseri umani. Non è una scelta libera nella maggior parte dei casi, si tratta di vero e proprio sfruttamento. La maggioranza delle prostitute che si trovano in Italia sono infatti straniere, provenienti da paesi poveri, e sono schiave sessuali, portate nel nostro paese contro la loro volontà e “impiegate” nel mercato del sesso con l’inganno, a volte con la promessa di un lavoro o di una relazione sentimentale. Un giro d’affari miliardario per le mafie e i trafficanti di esseri umani.

Cifre spaventose, allucinanti, che rendono ben poco conto delle tragedie che si consumano nel nostro paese e fanno a pezzi la vita di migliaia di giovani donne la cui unica colpa è essere nate povere.

Contro questo traffico immondo di umanità dolente si fa poco o niente. Eppure è sotto gli occhi di tutti. Anche dell’attuale inquilino del Viminale. Queste ragazze non votano, i loro clienti si e per l’attuale ministro degli interni ” il sesso non ha mai fatto male a nessuno”. Al massimo va regolarizzato. E’ un diritto delle donne prostituirsi. Un diritto degli uomini comprarle.

 

( L’intervista a Ana è tratta da DONNA MODERNA ed è stata realizzata da Maurizio Dalla Palma )

 

 

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