“Controllo di vicinato”. La Lega ha nostalgie fasciste

La narrativa racconta spesso del ruolo di spie nel quale il regime fascista aveva arruolato i portieri dei condomini. Passati i decenni, l’uovo del serpente continua a partorire misure similari.

Il riferimento va alla proposta di legge – “Controllo di vicinato” – presentata da un’ottantina di deputati della Lega che prevede “Controlli informali tra vicini di casa, per individuare situazioni anomale che possano generare apprensione, informando gli abitanti della zona”.

Nella proposta di legge si legge che questo sarebbe “Uno strumento di prevenzione basato sulla partecipazione attiva dei cittadini attraverso un controllo informale della zona di residenza e la cooperazione tra cittadini e istituzioni”. Prevede inoltre la creazione di un sistema informativo per consentire la trasmissione delle informazioni acquisite dai soggetti che svolgono attività di controllo di vicinato.

Il controllo di vicinato all’art. 2 specifica che “Non costituisce comunque oggetto della funzione sociale di controllo di vicinato l’assunzione di iniziative di intervento per la prevenzione o la repressione di reati ovvero di altre condotte a qualsiasi titolo vietate, nonché l’assunzione di iniziative che violino il diritto alla riservatezza delle persone” e “non si sostituisce in alcun modo a quello delle Forze di polizia: non si interviene attivamente in caso di reato, né tanto meno si svolgono indagini sugli individui o si schedano persone intromettendosi nella sfera privata altrui”. L’attività di spionaggio di vicinanza consiste pertanto “in una semplice segnalazione agli organi preposti per richiedere un immediato intervento”.
All’articolo 3 della proposta di legge, è scritto inoltre che “la Repubblica promuove le funzioni svolte da tutti i soggetti che operano il controllo di vicinato, in particolare attraverso la stipulazione di protocolli di intesa con le istituzioni competenti in materia di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblici, nonché attraverso il coinvolgimento nei patti per la sicurezza urbana”.

Questi ultimi – art.5 del decreto legge n.14/2017,convertito con modificazioni dalla legge 18 aprile 2017, n.48 – sono stati varati nel 2017, e in attuazione delle Disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città”, quindi non ascrivibili al nuovo governo ma al modello Minniti.

Questi patti prevedono dei veri e propri accordi quadro tra enti locali e polizia per il controllo del territorio. E’ conseguenza che una volta covate, le uova del serpente non possono che produrre articolazioni successive altrettanto velenose.

P.s. I portieri-spie del ventennio erano comunque degli stipendiati dal regime. Ora si cerca di avere le stesse prestazioni, ma a gratis… Anche questo è un segno dei tempi, e della miseria del regime attuale.

Federico Rucco per OSSERVATORIO REPRESSIONE

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