Coronavirus: basta buffonate !

Siamo davvero un paese alla frutta.

Nel giro di ventiquattro ore, il messaggio rivolto agli italiani, sull’epidemia di coronavirus in corso, ha cambiato radicalmente toni.

Si è passati dall’allarme generalizzato alla rassicurazione più totale. Qualche amministratore parla già di pericolo scampato, di coronavirus niente altro che un raffreddore, di prossimo ritorno alla normalità.

Buffonate di una classe politica incapace e cialtrona che anche su di un’epidemia ha pensato bene di cercare consensi invece di responsabilmente avere una voce sola che indirizzasse il paese in una situazione difficile.

Salvini ha speculato ignobilmente su quanto accadeva. Ha sfruttato ogni passo falso del governo pur di affermare la sua leadership. Ha diffuso l’idea dell’arrivo di una nuova “peste bubbonica”, inondato il paese di informazioni fasulle e seminato tutto il panico possibile. L’opposizione nel nostro paese, oramai è un fatto, si nutre di panico.

Il governo lo ha rincorso su questo terreno volendo dimostrare di essere l’unico argine alla “peste” e con questo ha reso endemico il panico.

Un giornalismo d’accatto, virologi in cerca di fama ( e affari?) hanno fatto il resto precipitandoci in un incubo.

Ora le “esigenze” dell’economia, delle imprese, hanno preteso una svolta rassicuratrice.

Il nostro paese non può soggiacere a queste logiche. Ha bisogno di verità. Di sana verità.

Qualsiasi esperto sa che arginare del tutto un virus è impossibile. Il coronavirus farà il giro del mondo. Lo sta facendo e non c’è confine che tenga. Il problema vero è contenerlo, ridurne il potenziale assassino.

Per questo virus non ci sono cure evidenti e manca un vaccino perché il nostro mondo, per come è organizzato, di tutto si occupa tranne che delle cose serie e continua a procedere come se quella delle pandemie fosse una favoletta e non uno dei suoi più grandi problemi. Ci cono e ce ne saranno e il peggior modo di affrontarle è continuare a procedere in ordine sparso o affidandosi alle industrie farmaceutiche e ai loro affari. Vanno uniti gli sforzi e i saperi.

Questo virus non è come un raffreddore o un’influenza qualsiasi. Ha un tasso di mortalità del 3%, ovvero più di dieci volte più alto. Uccide soprattutto anziani e soggetti fragili, ma non solo. E anche se uccidesse solo vecchietti, evidentemente poco importanti per certe logiche economiche, andrebbe combattuto.

Questo virus colpisce in forme blande la gran parte degli infettati, ma nel 15 % dei casi si presenta in forme di grande gravità che richiedono spesso l’uso delle sale di rianimazione.

Il numero di sale di rianimazione presenti in Italia è ovviamente limitato. Cremona, situata in uno dei due focolai italiani, già non riesce a far fronte al problema e deve smistare pazienti a nosocomi di altre città.

Se il virus si diffondesse, se non provassimo ad arginarlo, il nostro sistema sanitario andrebbe al collasso e diverrebbe difficile salvare tutti quelli che normalmente potrebbero essere salvati.

Cosa fare allora?

Un po’ di sano buon senso. Niente panico, anzi punire ferocemente ogni forma di sciacallaggio e diffusione del terrore. E fare di tutto perché i focolai siano isolati e il virus non si propaghi ulteriormente.

Richiederà sacrifici, poco ma sicuro. Ma abbiamo il dovere civico di farli.

silvestro montanaro

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