Coronavirus: vale la pena rischiare il contagio per gli F35 ?

Tutta l’Italia è costretta a fermarsi, a stare a casa e anche molte imprese – quelle che non svolgono servizi essenziali – stanno chiudendo per riaprire dopo l’emergenza. Le difficoltà ci sono per tutti ed il rallentamento dell’economia, i disagi sociali sono generalizzati. Molti lavoratori rischiano di ammalarsi per garantire i servizi essenziali: negli ospedali, nei trasporti, nella distribuzione alimentare, eccetera. Non si capisce perché ci si debba ammalare pure per fare dei cacciabombardieri. Premesso che di cacciabombardieri non ne abbiamo bisogno, che urgenza c’è? E che necessità ne abbiamo? Vale la pena rischiare di prendersi il virus per questo non nobile produzione?

Succede a Cameri, nel novarese (dove la gran parte di piccole e medie imprese hanno chiuso i battenti), dove lo stabilimento che produce e assembla gli F35 -dopo un paio di giorni di chiusura per la sanificazioneb– continua imperterrito. I sindacati ci parlano di un paio di contagi nello stabilimento e su circa mille addetti, ne lavora solo un terzo, poco più di 300. Una parte dei lavoratori (gli impiegati) fa il telelavoro, ma gran parte dei lavoratori non vanno al lavoro perché sono malati, o meglio perché si sono messi in malattia: e hanno fatto bene.

Perché il gruppo Leonardo continua a voler tenere aperto questo stabilimento? Le cautele messe in opera – pulizia degli impianti, telelavoro, inviti all’auto-quarantena – sono il minimo sindacale, ma non bastano. Sul suo sito il gruppo si fregia di aver prodotto un bilancio di sostenibilità: è il momento di dare l’esempio. Non sarebbe l’ora di concordare con i sindacati la chiusura dell’impianto, attivando le misure previste dal decreto “Cura Italia”, salvaguardando i posti di lavoro e la salute dei lavoratori?

C’è un problema di rispetto dei tempi delle commesse con gli americani? In questo momento non c’è rispetto dei contratti che tenga, se non quello del rispetto della salute. E comunque, nel caso, intervenga il governo: ci sono tutti i presupposti – anche legali – per derogare, in base all’interesse supremo della salute dei cittadini ad ogni impegno contrattuale, di qualsiasi tipo. Altrimenti noi non capiamo: il lavoratore viene multato se va a fare una passeggiata al parco, ma lasciato libero di rischiare la salute per fare un cacciabombardiere. Ai lavoratori possiamo chiedere il sacrificio di stare in prima linea negli ospedali e nei servizi essenziali, ma non quello di essere contagiato per montare la fusoliera di un caccia. Per un F35 non ci si può ammalare di Coronavirus.

Giulio Marcon, portavoce campagna Sbilanciamoci

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