Crescono gli affari italiani con gli assassini di Giulio Regeni

Egitto ed Italia, storia di una grande partnership neppure lontanamente incrinata dopo l’omicidio Regeni.

Storia di un governo, quello egiziano, che ha addebitato fantozziane colpe ad innocenti, scovato fantomatici ed improbabili colpevoli, addossato deplorevoli epiteti alla vittima: tutto questo però non ha intaccato il sodalizio tra i due Paesi. I rapporti non sono assolutamente più tesi oppure più freddi. Anzi.

Mai come nei tempi moderni per constatare il grado di relazione tra due Stati bisogna verificarne i traffici economici.

E quelli tra Italia ed Egitto sono come il lievito madre: s’ ingrandiscono e fioriscono, mai vanno in flessione. Si moltiplicano[1].

Specie nel nuovo millennio per fare delle pressioni, per dimostrare dissenso verso le politiche di uno Stato, viene utilizzata l’economia: meno scambi commerciali oppure embargo. Segnali forti che inducono la nazione incriminata a fare un passo indietro, a cedere alle pressioni.

L’Italia, dopo febbraio 2016, sembra non abbia mosso alcun passo verso questa direzione: niente reali e concrete prese di posizione, nessuna pressione economica, nessun taglio all’import dall’Egitto; stesso discorso vale per l’export.

Immobilismo nella ricerca della verità.

Mobilità, invece, nei traffici economici. In costante crescita, nonostante il Governo egiziano sia mandante di un omicidio chiaramente di Stato. Nonostante non garantisca il rispetto dei diritti umani.[2]

Gli interscambi economici tra i due Paesi sono aumentati: crescita notevole dell’import italiano dall’Egitto e, paradossalmente, diminuzione drastica dell’export.

Ovvero: Al-Sisi compra meno dall’Italia e l’Italia compra di più da Al-Sisi.

L’export italiano dall’Egitto, dopo febbraio 2016, diminuisce (- 401,32 mln).

L’import italiano dall’Egitto invece lievita di anno in anno:

+286,73milioni € (rispetto al 2017)           e +568,81milioni € (rispetto al 2016).

Dopo l’uccisione di Regeni, l’Italia compra ogni anno di più dal faraone.

Come si può cercare la verità se nel frattempo si arricchisce il mandante dell’omicidio?

Il fulcro della questione è l’import italiano dall’Egitto: l’acquisto di quattro prodotti (miniere, metallurgia, chimici e petrolio) aumentano in maniera esponenziale diventando 76,94% (1620,76 mln) delle importazioni dell’Italia da Il Cairo.

Questo incremento copre la ricerca della verità.

Incremento dell’import italiano dopo febbraio 2016:

  • prodotti delle miniere+30,2%(+ 194,1 mln)
  • prodotti metallurgici +42,27%(+ 174,3 mln)
  • prodotti chimici +40,92% (+ 116,56 mln)
  • petrolio +34%(+ 95,51 mln)

 

Il quadro che emerge è chiaro: viene ceduto ogni giorno un pezzo di verità per interessi economici. Ci sono discrepanze, crepe, contraddizioni nei rapporti Italia-Egitto post febbraio 2016.

Al-Sisi è stato capace di comprare, alle Presidenziali 2018, i voti per 3$ egiziani. Ovvero 0,14 €.

Sembra sia capace di comprare anche il silenzio per milioni di euro.

 

Pietro Giovanni Panico

 

 

[1]Italia – Egitto, rapporti a gonfie vele nonostante l’omicidio di Giulio Regeni

https://www.articolo21.org/2018/03/italia-egitto-rapporti-a-gonfie-vele-nonostante-lomicidio-di-giunior-regeni/

 

[2]L’Egitto è 161 (su 180 nazioni) come libertà di stampa. Sotto perfino a Repubblica Democratica del Congo, Turchia, Burundi ed Iraq.

Uno stato di libertà nella sua forma più primitiva che ha comportato e comporta sparizioni forzate di attivisti per i diritti umani, civili ed avversari politici. Oppure carcere senza giudizio.

https://www.meltingpot.org/Egitto-le-politiche-di-Al-Sisi-ed-i-minori-che-se-ne-vanno.html#.XQEoGIgzbIU

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