DALLA COREA DEL SUD IN ARRIVO NUOVE FORME DI VIOLENZA SESSUALE

Come predatori accovacciati nell’ombra, decine e decine di minuscole telecamere nascoste spiano le donne sudcoreane che usano i bagni pubblici. Vengono nascoste nella carta igienica, nella maniglia della porta o persino nello spazzolone. Ogni angolo è suscettibile di ospitare uno di quegli occhi indiscreti, che nutrono con le loro immagini rubate un’infinità di chat e portali pornografici nei quali è nata l’apposita categoria “bagni”. Tecnologia all’avanguardia al servizio delle più squallide perversioni.
Il fenomeno di queste telecamere spia, conosciute come “molka” in coreano, non si limita ai servizi. Docce e spogliatoi, cassettiere per ufficio, sveglie alberghiere o rilevatori di fumo nei negozi di abbigliamento sono altri luoghi in cui sono stati camerine nascoste. Diffondere pornografia è illegale in Corea del Sud, però sia i video che le foto di questo tipo sono ampiamente condivisi su Internet. Un fenomeno che si estende di giorno in giorno ed è stato descritto da media e attivisti come un’epidemia. Dal 2013, oltre 30.000 casi di queste registrazioni sono stati segnalati alle autorità. Gli stessi dati mostrano che tra gli arrestati per le registrazioni illegali, uno schiacciante 98% erano uomini, mentre il 84% delle vittime erano donne. Oramai tra le donne in Corea del Sud è vera psicosi. Vivono nella paura costante di essere fotografate o filmate senza il loro permesso in atteggiamenti intimi. Migliaia di loro sono scese in piazza in questi mesi, per protestare contro questa nuova barbarie, dietro striscioni sui quali era scritto “la mia vita non è il tuo porno”, “voglio fare la pipì tranquilla” o “siamo la nazione delle telecamere spia “. A migliaia hanno chiesto che ” gli uomini che registrano questi video, quelli che li pubblicano, quelli che li vedono, devono essere puniti! “. Il presidente della repubblica Moon Jae-in, ha recentemente riconosciuto che tali violazioni della privacy sono divenute “parte della vita di tutti i giorni” e ha chiesto pene più severe per i loro autori. A Seoul, da ottobre migliaia di poliziotti daranno la caccia alle microtelecamere.
“Esamineranno quotidianamente i circa 20.500 bagni pubblici posti nelle metropolitane, parchi o aree commerciali “per aiutare i cittadini a sentirsi al sicuro quando usano questi servizi igienici”, ha dichiarato il governo metropolitano di Seoul in una nota. Attualmente, questi servizi vengono ispezionati una volta al mese. Tuttavia, negli ultimi due anni non è stato trovato in loro alcun dispositivo di registrazione, cosa che la polizia attribuito al fatto che gli autori lasciano le telecamere per un periodo troppo breve di tempo prima di ritirarle. “Trovare le telecamere nei bagni e liberarsene non risolverà il problema”, ha detto Choi Yoon-jeong, attivista per i diritti delle donne. Come molti altri, questa giovane donna ritiene che gli sforzi da parte delle autorità per trovare i criminali non siano sufficienti e che, anche se la legge stabilisce sanzioni per i trasgressori fino circa 7.700 euro e condanne fino a cinque anni di carcere, i pochi farabutti che sono stati finora identificati l’hanno quasi sempre fatta franca dopo aver pagato una piccola multa. “Ci sono stati casi in cui non è stata intrapresa nessuna azione contro un sospetto, perché le registrazioni mostravano solo le gambe della vittima o le natiche coperte ed i giudici hanno ritenuto che ciò non provochi sentimenti di umiliazione “, raccontano tante attiviste per i diritti delle donne. “ La nostra resta una società patriarcale che ha disprezzo per i sentimenti delle donne, Restiamo cittadini di seconda classe, meri oggetti sessuali cui è lecito far tutto, anche violenza cybersessuale”.

 

di Ismael Arana per El Mundo

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