DE MASI: LAVORARE MENO, LAVORARE TUTTI

Domenico De Masi è sociologo di lunga data. Docente universitario conosciuto a livello mondiale e dalle molteplici pubblicazioni. Uno dei suoi campi di ricerca più importanti sono i mutamenti del mondo del lavoro. Gli abbiamo fatto alcune domande al riguardo.

Domanda: Professor De Masi, ha mai giocato col dado di Rubik? Sa, quello in cui bisogna rendere di un solo colore ognuna delle sei facce? Quanto tempo le occorreva per riuscirci?

De Masi: qualche volta…da ragazzino….Non ricordo, ma era un bel rompicapo

Domanda: Ora esiste una macchina che lo risolve in una frazione di secondo. Macchine sempre più complesse oramai svolgono il lavoro e le mansioni per le quali prima occorrevano migliaia di uomini e con una velocità infinitamente superiore. Una vera rivoluzione, le pare?

De Masi: E’ il nuovo mondo, la nuova grande e incredibile rivoluzione della storia umana. Si è aperta l’epoca dell’intelligenza artificiale, delle macchine che non solo fanno ma apprendono, fanno esperienza nel loro fare. Straordinario! E queste macchine sono destinate a sostituire una quantità infinita di lavori umani .

Domanda: Il punto è proprio questo. Da tempo la fuoriuscita dai periodi di crisi, su scala mondiale, non porta più al recupero dei livelli occupazionali precedenti…

De Masi: Ovviamente. Se esco da un periodo di crisi, io imprenditore mi proietto sul mercato con nuove tecnologie e meno problemi. Quindi più robot e meno operai…

Domanda: …. ma non è un disastro? I livelli di disoccupazione di questo passo saliranno alle stelle. Pensi che alcuni studi raccontano che nei prossimi dieci anni robot e intelligenza artificiale elimineranno, nella sola Europa, 15 milioni di posti di lavoro. La nostra gente che deve fare? Dobbiamo divenire tutti luddisti e far guerra agli automi?

De Masi: Per carità. Sarebbe una sciocchezza assoluta. Quello che accade è un’occasione storica assoluta. Tendenzialmente il lavoro diventa un’appendice e non il tutto della vita umana. Questi processi liberano l’uomo dalla schiavitù del lavoro, soprattutto di quello ripetitivo e, quindi, più alienante. Avremo più tempo da dedicare a noi stessi. Agli amici, alla famiglia, alla conoscenza e alle nostre passioni. Non le farebbe piacere?

Domanda: Beh, provi a raccontarlo a chi lo sta perdendo il lavoro…Dia la buona notizia ai giovani disoccupati del nostro sud…

De Masi: Il problema non sono i robot, ma le nostre elites politiche. Sono incapaci di fare il conto con queste straordinarie novità. Vivono ancora nel tempo della centralità del lavoro e di questo riempiono le loro promesse elettorali, quelle di una piena occupazione che oramai è solo una ciarla senza senso. Dovrebbero piuttosto mettere mano al nuovo che avanza e governarlo. Ad esempio attraverso una riduzione generalizzata degli orari di lavoro.

Domanda: Sa cosa le risponderebbero quelle elites politiche? Che i suoi sono sogni ad occhi aperti, costosi e improduttivi…

De Masi: Davvero? Vadano a raccontarlo ai tedeschi. Lavorano già in media 32 ore alla settimana. I metalmeccanici, addirittura, solo 28. Hanno livelli produttivi doppi rispetto ai nostri e un’occupazione ai massimi, come la loro economia. Hanno avuto coraggio e sono dentro i nuovi processi che sono inarrestabili. In un paese come il nostro bisogna da una parte ridurre l’orario di lavoro e recuperare così al lavoro forze nuove e giovani. Si abbatterebbe la disoccupazione e si aumenterebbe la produttività del sistema Italia. Dall’altra assicurare a tutti un reddito di cittadinanza mentre sono alla ricerca di occupazione. Un provvedimento del genere è un regalo a tutti i settori economici, prima che un’urgente misura di giustizia, che farebbe ridecollare la domanda interna. Insomma lavorare meno, lavorare tutti.

Domanda: Sarà contento allora? Al governo vanno i suoi amici 5 Stelle che del reddito di cittadinanza ne hanno fatto una bandiera…

De Masi: Ma quali amici? Quello che si prospetta è uno dei peggiori governi mai toccati al nostro paese. Il più a destra in Europa. Salvini al ministero degli Interni? Peggio di Scelba. Ma almeno il capo del governo, allora, era un signore che si chiamava De Gasperi. Sconfortante. Nel programma, poi, c’è ben poco sul nostro sud. Sì, nel programma c’è il reddito di cittadinanza, ma è scomparso ogni accenno alla riduzione dell’orario di lavoro che necessariamente deve accompagnare questa misura politica. . Eppure era stato il primo e più votato dei punti, sulle questioni dell’occupazione, dalla base del Movimento. Che tristezza!

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