Matteo Salvini , addresses the media after a meeting with designated Italian Prime Minister Giuseppe Conte for a round of consultations in Rome, Italy, 24 May 2018. Conte has been given the mandate to become Prime Minister by President Sergio Mattarella. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Delirio di potenza

Pensa di essere la voce di Dio. Dichiara di essere il massimo interprete del Verbo, sconfessa il Papa e i suoi ululano allo scisma. Ha scritto un suo personale Vangelo dove il prossimo tuo e l’amore dovutogli non vanno oltre il condominio di casa, sempre che su quel condominio non arrivi uno straniero. Poco importa che abbia diritto e magari abbia la cittadinanza. Non è prossimo, ma altro. Anzi nemico.

Racconta la favola bugiarda di se stesso come salvatore della patria e della cristianità, novello crociato contro l’imminente invasione islamica. Che non c’è e non c’è mai stata. Si fa chiamare capitano, sono i suoi media a pretenderlo. Capitano equivale a duce, brutta e triste storia. Non a caso irride l’antifascismo, lo confina nel passato, in una memoria che vorrebbe riscrivere raccontando che non è stato poi il male che sappiamo. Un uomo solo al comando, la più grande e folle delle bugie. Sono le squadre, ampie e competenti, le uniche a poter governare la complessità dell’oggi e democraticamente.

Smentisce le Nazioni Unite, per la verità ogni istituzione. Presidente della Repubblica e magistratura in testa. E’ solo lui a conoscere la verità, ciò che è bene e male per il nostro paese.

Attacca chiunque gli sbarri il cammino o gli muova una critica. Siano essi studenti minorenni, movimenti o magistrati. E’ lui la legge. L’unica e miserabile. Racconta di esser padre, di difendere le donne. Le sue pagine social  traboccano di sessismo e razzismo e chiama amore comprare il corpo delle donne.

Ha raccontato una bugia dopo l’altra alimentando un clima di paura e odio sociale. 600.000 “clandestini”, ma erano solo 90.000 come poi ha dovuto ammettere. L’Italia in preda al crimine, mentre invece, e da tempo, i reati diminuivano. Di aver bloccato gli sbarchi che già erano diminuiti e non per merito suo. Ha chiamato trafficanti uomini e donne che salvano vite, concedendo aiuto e soldi degli italiani alle bande libiche che sono ai vertici del traffico di esseri umani.

Ha messo poveri contro poveri, italiani contro tutti, con la demagogia e l’incultura di chi ignora e vuole ignorare che non c’è un prima e un poi. I problemi del mondo sono comuni e hanno bisogno di soluzioni comuni. Solo così si costruisce una società più giusta e pacifica. Ma lui odia le proposte. Costano fatica che evita da sempre. Meglio slogan e spauracchi, meglio prendere in giro la disperazione che attanaglia la nostra gente facendola scontrare sulle briciole con altri disperati. Se avesse un briciolo di onestà dovrebbe raccontare che il problema sono le briciole che un sistema di poteri prepotenti riserva alla gran parte dell’umanità trattenendo per se la grande ricchezza a disposizione. I potenti sono amici. Anzi detassiamoli, rendiamoli ancora più ricchi e potenti. E che i poveri si arrangino.

Quest’uomo va fermato. Subito.

Domenica 26 si vota pro o contro di lui. E’ lui stesso ad averlo dichiarato. Ogni voto utile va speso per confinarlo nel suo recinto d’odio. Il grande mare degli astenuti, e a ragione, di chi non vota da tempo, non può consentire che una frazione del paese abbia potere su tutti. Il 30% che questo signore si augura varrebbe la metà se tutti votassero.

Dobbiamo votare, anche se con le mollette sul naso visto che non esiste vera alternativa. Sconfiggerlo è la premessa per costruirla.

 

silvestro montanaro

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: