Dite alle vostre bambine come sono intelligenti, non come sono belle. Salverete il mondo!

Quando chiedi alle bambine se sono contente di essere femmine, la maggior parte dice di no, alcune muovono la manina come a dire: così e così.

Il motivo lo esprimono con chiarezza, i maschi possono fare più cose, sono più agili, sono più veloci, sono più più.

Quando chiedi ai maschi se sono contenti di essere maschi tutti dicono di sì.

Il motivo è chiaro, sono più agili, sono più veloci, sono più coraggiosi, sono più forti, sono più intelligenti. Giocano con le armi. Sono più bravi a fare le cose difficili. E giocano ai videogiochi, il videogioco è una costante.

Nessun maschio appare scontento del proprio genere e se lo è difficilmente lo dichiara.

Le bambine dicono che devono cucinare, pulire e fare tutte le cose, per questo non gli piace essere femmine.

Una bambina ha scritto proprio così: “Non mi piace essere femmina, perché le femmine devono fare i figli e fare i figli fa male, infatti, io li prenderò all’orfanotrofio. Però mi piace essere femmina perché le femmine si truccano“.

Anche questa è una costante.

Quasi tutte le bambine considerano un’abilità truccarsi, avere i vestiti lunghi, usare il rossetto, mettersi i tacchi.

Nessun’altra abilità entra in gioco.

Comunque, lo svantaggio è chiaro: i maschi sono intelligenti, le femmine possono essere belle.

A sette anni lo sanno già. Ed è una tristezza.

Noi donne, siamo ben consapevoli, che questa cosa della bellezza ci perseguiterà per tutta la vita.

Se tornassi indietro non imbelletterei più mia figlia con fiocchetti, vestitini, eppure l’ho fatto.

Ricordo il ginecologo durante un’ ecografia che mi disse: “È femmina, sarà una coscia lunga”.

Una bambina deve essere bella, lo sa già, sa che quello è lo spazio in cui potrà affermarsi. Per lo meno l’unico in cui detiene un potere.

Per il resto non può competere. I maschi sono più più.

E, allora, per tutta la vita cercherà di essere bella, di piacere, e quando capirà che qualcuno l’ha fregata con la storia del sei la mia principessa e scoprirà che di essere principessa non gliene fregava niente, farà di tutto per tenere in piedi se stessa. La propria bellezza ( che, ormai, quella cosa lì, le è entrata nella pelle). La famiglia. Il lavoro.

E quando si dice che le donne hanno l’ossessione di controllare, di essere brave in tutto e non lasciano spazio, bisogna ricordarsi che un giorno, uno qualunque, hanno capito che non erano meno intelligenti, che non erano meno coraggiose, meno abili, meno meno e che questa cosa della bellezza era solo una grande truffa.

Un inganno bello e buono.

E, allora, bisognerebbe partite da un’altra storia. Correggere il linguaggio rivolto alle nostre figlie.

Bisognerebbe iniziare a dire alle bambine tutte le cose che sanno fare. Non quanto sono carine.

Perché lo facciamo e di continuo.

I maschi si giocano l’esistenza su un altro piano e io vorrei fosse lo stesso per le bambine del mondo.

Si parte da qui. Dalla correzione del tiro. Dalle orecchie tese.

Dallo sguardo ampio verso orizzonti completi in cui la bellezza, la magrezza, la principessaggine, non siano lo scopo delle nostre esistenze.

E noi come donne, come madri, dovremmo essere le prime a non fare della nostra bellezza una fissazione, perché, anche la nostra storia è stata indirizzata su quella strada.

Insegniamo alle nostre bambine che possono essere intelligenti, agili, coraggiose e forti.

E chi se ne frega se non saranno belle, di quella bellezza declinata sempre allo stesso modo.

L’importante che un giorno, una di loro, alzi la mano in una classe qualunque dentro a questo regno e dica:”Mi piace essere femmina, perché le femmine sono intelligenti, sono coraggiose, sono forti, sono scienziate. Sono”.

E inizi a cambiare il corso delle storia.

A noi il compito della nuova narrazione.

Penny

Insegnante, scrittrice e madre di due adolescenti di cui una, Ludovica, è autrice del disegno che illustra questo intervento

 

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