E’ GUERRA AI BAMBINI

La Convenzione ONU sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, stipulata nel 1989 e finora firmata da 196 Stati, intende essere un vero e proprio strumento di tutela della dignità di tutti i bambini e adolescenti che vivono all’interno di tutte le tipologie sociali esistenti, democratiche e non. Si tratta di una carta dei diritti composta da 54 articoli e da tre Protocolli opzionali che trattano temi specifici, quali i bambini nelle zone di guerra, lo sfruttamento sessuale e quindi la pedofilia. Trattate al momento in forma marginale sono le nuove forme di schiavitù, (sfruttamento del lavoro minorile e sfruttamento sessuale) e il mercato degli organi.
I quattro principi su cui si fonda il testo sono:
a) Non discriminazione (art. 2): i diritti sanciti dalla Convenzione devono essere garantiti a tutti i minori, senza distinzione di razza, sesso, lingua, religione, opinione del bambino/adolescente o dei genitori.
b) Superiore interesse (art. 3): in ogni legge, provvedimento, iniziativa pubblica o privata e in ogni situazione problematica, l’interesse del bambino/adolescente deve avere la priorità.
c) Diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo del bambino (art. 6): gli Stati devono impegnare il massimo delle risorse disponibili per tutelare la vita e il sano sviluppo dei bambini, anche tramite la cooperazione tra Stati.
d) Ascolto delle opinioni del minore (art. 12): prevede il diritto dei bambini a essere ascoltati in tutti i processi decisionali che li riguardano, e il corrispondente dovere, per gli adulti, di tenerne in adeguata considerazione le opinioni.

La Carta non è stata firmata da tutti. Alcuni Stati, tra i quali gli Stati Uniti d’America, si sono astenuti in quanto apertamente in disaccordo con l’articolo 37, il quale esige che gli Stati aderenti s’impegnino a garantire che:
a. nessun fanciullo sia soggetto a tortura o a trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti; né la pena capitale, né l’ergastolo senza possibilità di liberazione debbano venire irrogate per reati commessi da persone in età inferiore ai 18 anni;
b. nessun fanciullo debba essere privato della sua libertà illegalmente o arbitrariamente l’arresto, la detenzione o l’imprigionamento di un fanciullo devono venire utilizzati esclusivamente come misura estrema, e per il periodo più breve possibile;
c. qualsiasi fanciullo privato delta libertà debba essere trattato con umanità e rispetto per la dignità umana, e secondo modalità che tengano conto delle persone della sua età. In particolare qualsiasi fanciullo privato della libertà deve essere detenuto separato dagli adulti, a meno che la soluzione contraria non sia considerata preferibile nell’interesse superiore del fanciullo, e deve avere il diritto di mantenere i contatti con la propria famiglia attraverso la corrispondenza e visite, salvo circostanze particolari;
d. qualsiasi fanciullo privato della libertà debba avere il diritto di potersi prontamente avvalere dell’assistenza legate o di qualsiasi altra natura, nonché del diritto di contestare la legittimità di tale privazione di libertà davanti ad un tribunale o un’altra autorità competente, indipendente e imparziale, e il diritto ad una rapida decisione sul suo caso.

La ragione per cui molti stati, in primis gli Stati Uniti d’America, non hanno ratificato l’accordo, sta tutta nell’articolo 37, all’interno del quale si esige che gli Stati aderenti s’impegnino a garantire che i bambini non siano soggetti a torture, pena capitale, ergastolo, privazione della libertà, separazione dai genitori, ed altro ancora, contravvenendo tali parole alla tutela dei diritti sui minori. Parole che invece sono inserite all’interno delle leggi sui minori vigenti tanto in Paesi dittatoriali che democratici.

Ciò evidenzia come la situazione dei bambini sia strettamente correlata, dal punto di vista antropologico, storico, sociale ed economico tanto alle discriminazioni sociali, razziali, religiose che alle problematiche sociali e culturali, alle guerre, nonché alle varie forme di Mercato che si sono via via delineate nel tempo.
In questo momento, nel mondo, ben 47 sono i Paesi in guerra, e un bambino su sei è vittima di tali conflitti. L’origine delle guerre e dell’ondata sempre più consistente di migrazioni dai Paesi poveri verso il Paesi ricchi è in massima parte da ricercarsi nella volontà di sfruttamento delle risorse naturali (petrolio gas, coltan, ecc. ) da parte dei Paesi ricchi nei confronti del Terzo Mondo. Uno sfruttamento sconsiderato, perpetrato senza esclusione di colpi.
Gli avvenimenti di questi giorni, tanto a livello internazionale, (vedi la tragica storia della nave Aquarius, con a bordo 629 migranti; la denuncia dell’Oxfam, riguardante bambini e adolescenti vittime di abusi e detenzioni; i respingimenti illegali di minori da parte della polizia francese; la situazione palestinese; la situazione siriana e altro ancora, già da me trattato in un articolo del 12 maggio scorso; la situazione dei migranti negli Stati Uniti), che a livello locale (vedi i numerosi casi di abusi, di pedofilia, di violenza fisica e psicologica perpetrati sui bambini) inducono a prendere atto di quanto lunga e tortuosa sia ancora la strada che l’umanità dovrà percorrere per riuscire a tutelare, non solo teoricamente ma anche concretamente, l’infanzia. Un atto di volontà che non può prescindere dalla presa di coscienza di come le società civili, basate sul consumismo più sfrenato, tendano sempre più a intendere l’infanzia come un bacino di consumatori e/o merce. Togliendo loro, all’origine, la dignità loro dovuta.

Allego la petizione che porto avanti da più di due anni: un decalogo etico sulla tutela dell’infanzia. Firmata da 27300 persone, la petizione non ha raggiunto finora l’obiettivo di dar maggior risalto alla drammatica situazione coinvolgendo tanto gli organi d’informazione che le istituzioni. L’ho quindi trasformata nel tempo in una campagna di sensibilizzazione per evitare che questa tragedia in atto non venga presto dimenticata.
LA PETIZIONE : https://www.change.org/p/al-presidente-della-repubblica-italiana-sergio-mattarella-dove-sono-finiti-i-bambini-10-000-bambini-emigrati-in-europa-sono-scomparsi-nel-nulla

Elisabetta Di Lernia

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