E’ lo sviluppo economico la prima vittima del coronavirus in Africa

Fino ad oggi il tasso di infezione del Covid-19 in Africa è limitato a poche decine di casi, mentre si alimenta la preoccupazione che la diffusione del virus su scala più ampia sia imminente e che il continente non sia adeguatamente preparato per affrontare la nuova emergenza. È infatti opinione diffusa che l’epidemia potrebbe colpire duramente l’Africa, a causa del sottosviluppo del sistema sanitario in molti paesi, delle infrastrutture insufficienti e dei confini porosi. 

Ma secondo un’analisi dell’Istituto di studi sulla sicurezza di Pretoria (Iss Africa), quello che al momento preoccupa maggiormente sono le conseguenze economiche che si prevedono gravi e di lunga durata. Tali effetti saranno amplificati dall’elevata dipendenza dalle esportazioni di materie prime in Cina, dai bilanci statali piuttosto deboli, dal cospicuo debito pubblico e dalla volatilità delle valute, senza contare altre numerose criticità esterne.

Mentre la Cina si è fermata per fronteggiare l’epidemia di Covid-19, una disamina del suo impatto sull’Africa non può essere semplicemente limitata alle consolidate relazioni sino-africane. La rapida trasmissione del virus in tutto il mondo, il ruolo profondamente radicato del gigante asiatico nella domanda globale e nelle catene di approvvigionamento, oltre alle più ampie implicazioni dello stimolo monetario internazionale, sono fondamentali per accertare possibili futuri scenari sull’Africa.

Per quantificare appieno la complessa natura della ricaduta a livello economico, è indispensabile comprendere i meccanismi di trasmissione e gli effetti multipli del contagio. In primo luogo facendo riferimento ai mercati finanziari dove l’impatto è stato diretto e immediato, con un sentimento di rischio negativo che ha rapidamente raggiunto i livelli dell’ultima crisi finanziaria globale del 2008 e che si è abbattuto anche sulle economie dei paesi emergenti.

Negli ultimi quindici giorni le valute africane sono state oggetto di violente vendite, prima fra tutte il rand sudafricano che con la repentina diminuzione della domanda cinese, il crollo dei prezzi delle materie prime e la fuga di capitali stranieri, si è notevolmente indebolito, perdendo il 5% contro il dollaro, mentre nello stesso periodo il kwacha dello Zambia ha registrato una perdita del 3% rispetto alla divisa statunitense.

A causa della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti, l’economia mondiale era sotto pressione prima dello scoppio del Covid-19 e dopo la diffusione dell’epidemia gli economisti stanno rivedendo al ribasso le loro stime di crescita e palesano il rischio di un’imminente recessione globale.

In conseguenza della natura imprevista della crisi, le risorse fiscali e monetarie internazionali dovrebbero essere mobilitate e dirottate, al fine di contrastarne la diffusione anche nel continente africano. Tuttavia, allo stato attuale non è facile garantire lo stanziamento di questi finanziamenti, soprattutto dopo che la benevolenza della Cina sarà notevolmente ridotta nell’attuale contesto di estrema difficoltà.

La maggior parte dei paesi africani ha introiti fiscali ridotti, deboli meccanismi di riscossione delle imposte e una forte dipendenza dalle entrate delle materie prime. È probabile che queste tre fonti subiscano ulteriori e pesanti pressioni, mettendo ulteriormente a dura prova le già limitate risorse.

Con la maggior parte dei paesi africani che presentano situazioni di deficit fiscali, la flessibilità politica è limitata, a parte il limitatissimo impatto di un possibile taglio dei tassi di interesse, e non si può fare abbastanza per contrastare il rallentamento che sta per investire quasi tutti i settori. Con poche leve politiche da tirare e molti paesi già presenti nel libro nero del Fondo monetario internazionale, è probabile che entrino in gioco percorsi di finanziamento alternativi.

Nel concreto, l’impatto economico sarà significativo, mentre eventuali chiusure delle frontiere africane o drastici cali nei volumi degli scambi, potrebbero far naufragare le ambizioni dell’African Continental Free Trade Area (AfCFTA), l’area di libero scambio più grande del pianeta.

Senza contare che il coronavirus potrebbe essere strumentalmente usato come un’opportunità per i leader in carica nel continente, di posticipare le elezioni previste per il 2020, nel tentativo di prolungare il loro potere.

Sebbene dunque, l’Africa si sia finora dimostrata relativamente resiliente rispetto alle infezioni da Covid-19, il meccanismo si inverte quando si considerano invece gli effetti sulla sua economia globale, che ha davanti a sé tempi assai difficili.

Marco Cochi per NIGRIZIA

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