Ecco come Salvini e il suo staff alimentano paura e insicurezza

 

Evocare la Bestia, nutrirla, provocarla, giustificarla, questo sembra essere il focus del disegno politico di Matteo Salvini. Nutrire ed eccitare la Bestia è un’operazione spregiudicata, che al momento sembra vincente e fruttuosa, perché la Lega è in crescita costante nel consenso elettorale. Tuttavia stimolare la Bestia può essere molto pericoloso, e una volta aperto il vaso di Pandora non è possibile richiuderlo, per cui tutti i vizi della Bestia, una volta lasciati liberi, non di rado si accaniscono anche contro chi li ha liberati, e gli apprendisti stregoni che hanno evocato i demoni della paura, della rabbia, dell’intolleranza rischiano di essere divorati dalle stesse creature che hanno chiamato.

Per qualche singolare coincidenza la bestia non è soltanto quella parte irrazionale, primordiale e aggressiva che abita in ciascun homo faber, ma è anche un sistema informativo personalizzato, creato dallo spin doctor di Salvini, Luca Morisi, che ha il compito di diffondere il verbo salviniano in rete e sui social.

Uno degli obiettivi dell’attività della bestia di Morisi è alimentare la Paura e l’insicurezza, individuando di volta in volta nemici, minacce e capri espiatori sui quali polarizzare l’aggressività del corpo sociale. Ma non c’è soltanto la paura a fungere da catalizzatore, perché il repertorio delle passioni tristi, come le avrebbe chiamate Spinoza, è molto più ampio, e si estende all’invidia nei confronti della ricchezza degli altri paesi europei, alla rabbia nei confronti dei migranti, considerati come privilegiati. Non sappiamo se Morisi e gli altri ideatori della bestia abbiano letto la Psicologia delle folle di Gustave Le Bon, uscito nel 1895, in cui si parla del potenziale distruttivo e irrazionale delle masse, che possiedono l’entusiasmo e la ferocia dei primitivi, e che si lasciano facilmente guidare da politici che esprimono concetti semplici, elementari, in grado di suggestionare e guidare.

La strategia della paura ha quindi un obiettivo politico molto chiaro. Se si alimenta la parte primitiva della massa, si esaspera l’insicurezza, lasciando intendere che la situazione sia molto simile a quella descritta da Thomas Hobbes nel Leviatano, un conflitto permanente e generalizzato, quello che il filosofo inglese chiama bellum omnia contra omnes, dove non esiste più alcuna garanzia e l’unica regola è che non ci sono più regole, perché ha trionfato il caos. La diffusione sistematica dell’insicurezza, accresce la paura per la propria vita, i propri beni e accresce il desiderio di ordine. Affinché l’operazione abbia successo è però necessaria una manipolazione dei dati reali, si deve diffondere la paura fino a trasformarla in panico. Se si analizzano i dati del Ministero dell’Interno i risultati sono sconcertanti, perché è evidente la sproporzione fra realtà e percezione fobica indotta: negli ultimi 10 anni gli omicidi si sono dimezzati, sono passati da 611 a 368, le rapine erano circa 45.000 e ora sono circa 30.000 e infine i furti in casa nel 2017 sono diminuiti dell’8,5 rispetto al 2016. Come è possibile allora che la percezione dell’insicurezza sia cresciuta a dismisura, al punto da rendere il problema della sicurezza così centrale nel dibattito pubblico? Un altro dato è sufficiente a fornire una spiegazione piuttosto interessante: secondo un’indagine riportata dal Corriere della Sera l’argomento criminalità occupa il 36% dello spazio dei principali telegiornali italiani, mentre in Francia la percentuale scende drasticamente al 17% e in Germania si aggira intorno al 18%. Il risultato di questo bombardamento mediatico è allarmante: sempre secondo la stessa fonte il 78% degli italiani intervistati ritiene che la criminalità sia aumentata negli ultimi 5 anni.

 

Dopo avere seminato panico e diffuso insicurezza tra i cittadini, secondo lo schema hobbesiano, si deve proporre una sorta di scambio, di contratto, in cui gli individui cedono alcune cose, in cambio di altre. Nel contratto sociale di Hobbes gli individui rinunciano alla libertà assoluta in cambio di sicurezza, e trasferiscono il potere e la libertà assoluta al Leviatano. Nell’opera di Hobbes il Leviatano rappresenta lo Stato, come un grande corpo le cui membra sono i singoli cittadini.

 

Le leggi varate dal governo socialfascista gialloverde sono la prefigurazione dello Stato-monstre? In un certo senso si può affermare che gli orientamenti vadano in questa direzione. I cosiddetti decreti sulla sicurezza delineano una strategia molto precisa: il primo approvato nel novembre del 2018 è diretto   contemporaneamente i migranti, con l’abolizione della protezione umanitaria e il trattenimento forzato nei centri di accoglienza, ma anche i cittadini italiani con l’introduzione del reato di blocco stradale, che limita evidentemente il diritto di manifestare. Ancora più grave è il Decreto sicurezza bis approvato nel mese di giugno, che si muove sempre sul doppio binario dell’antimmigrazionismo, con le misure che restringono ulteriormente le attività di salvataggio in mare da parte delle ong, a cui però si aggiungono, con l’art. 6 nuove limitazioni alla libertà di opinione e di manifestazione, con l’inasprimento delle pene, che da sanzioni amministrative diventano reati penali, per la resistenza a pubblici ufficiali, quali le forze di polizia.

 

La propaganda salviniana fa leva sulla paura dell’invasione straniera, ma nel contempo il Governo colpisce gli oppositori interni. É l’idea della mobilitazione nazionale contro il Nemico che sta alla base del Grande Fratello di Orwell, che giustifica la censura e la repressione dei cittadini, agitando il fantasma di una guerra combattuta contro immaginarie potenze straniere, che minacciano la sicurezza dello Stato.

 

Pare che la bestia, la piattaforma propagandistica del Ministro dell’Interno, per la quale vengono impiegati fondi pubblici, stia partorendo un’altra Bestia, il Leviatano e che la costruzione di un governo autoritario non sia soltanto l’allucinazione di qualche catastrofista, ma un processo politico che si sta realizzando sotto la guida di una regia molto intelligente.

 

Antonio Rinaldis per The Globalist

 

Segnalazioni, a cura di Sergio Falcone

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