Ecco perché Francia e Italia si scontrano. Il petrolio libico è nelle mani delle milizie appoggiate dall’Eliseo

Le forze dell’esercito nazionale libico (Lna) guidate dal maresciallo Khalifa Haftar, che controlla la Cirenaica, hanno annunciato mercoledì d’aver conquistato i siti petroliferi di al-Sharara, il più grande giacimento petrolifero della Libia, nel sud del paese.

Il campo di al-Sharara, in grado di produrre 315mila barili di greggio al giorno – circa un terzo della produzione totale attuale del paese – è stato chiuso dalla Libyan national oil corporation (Noc) a dicembre, quando l’installazione è stata sequestrata da tribù locali che chiedevano al governo di Tripoli di fare di più per sollevare l’area dalla povertà.

Le forze di Haftar, che gode dei favori di Parigi, si sono spostate verso sud il mese scorso, in quella che fu annunciata come un’operazione per sradicare terroristi e miliziani da aree remote, da lungo tempo passaggio di traffici illeciti, e di contrasto a basi dei ribelli ciadiani che di recente hanno marciato su N’Djamena.

Da Tripoli, il Governo di accordo nazionale (Gan), appoggiato dall’Onu, ha denunciato la mossa di Haftar, assicurando che le sue forze armate si erano recate a sud per proteggere i campi petroliferi.

Con il giacimento del sud sotto il suo controllo, Haftar avrebbe nelle sue mani l’intera “mezzaluna petrolifera” che contiene i principali terminali di produzione del paese. Questo lo porrebbe in una posizione di forza nei negoziati internazionali.

C’erano volute settimane di intense pressioni diplomatiche internazionali, lo scorso giugno, per persuadere Haftar a consentire che le entrate derivanti dalla “mezzaluna” fossero incassate dalla Noc di Tripoli e non da una compagnia petrolifera rivale con sede nell’est. In questi mesi la corporazione petrolifera nazionale è stata una delle poche istituzioni libiche che ha operato efficacemente e in modo imparziale. La Noc vuole portare la produzione da 1 milione di barili al giorno fino a 2,1 milioni entro il 2021, ma l’attuale conflitto sul giacimento al-Sharara pone questo obiettivo in dubbio.

Il nuovo scenario rischia inoltre di inficiare i piani dell’Onu di convocare una conferenza nazionale, possibilmente il mese prossimo, che dovrebbe condurre a elezioni parlamentari o presidenziali, e a una nuova costituzione. E mette in discussione tutto il lavoro della diplomazia italiana e le politiche dell’Eni-Agip, che vede traballare sempre più la propria egemonia sul petrolio libico.

Fonte: The Guardian

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