Emergenze dimenticate: la piaga delle cavallette in Africa

In un bollettino pubblicato il 28 gennaio dalla FAO – l’organizzazione dell’Onu che si occupa di agricoltura – si dice che nella regione meridionale dell’Ogaden, in Etiopia, e nel nord-est e nel sud della Somalia si muovono vasti sciami destinati a svilupparsi ulteriormente dal momento che gli insetti, i più distruttivi al mondo, stanno deponendo uova che si schiuderanno nelle prossime settimane.

Un normale sciame di locuste del deserto contiene da 40 a 80 milioni di insetti, ma può arrivare in breve tempo a 150 milioni se non contrastato. 500mila cavallette pesano circa una tonnellata e mangiano in un giorno cibo equivalente a quello che serve a 2.500 persone. E’ facile stimare l’enorme danno arrecato alle coltivazioni e ai pascoli anche dallo sciame piú piccolo di questi insetti.

Dal confine somalo soprattutto, ma anche da quello etiopico, gli sciami si sono diffusi in Kenya, da dove potrebbero migrare anche nel Sud Sudan meridionale e forse nel nord dell’Uganda. Le cavallette sono già presenti anche sulla costa del Mar Rosso, in Sudan e in Eritrea, dove sono state viste nelle vicinanze di Assab, non lontano dal confine con Gibuti. Gruppi di insetti sono stati avvistati anche in Arabia Saudita, Yemen e Oman, e operazioni di controllo sono attive anche in Iran e sul confine tra India e Pakistan (vedi mappa).

La FAO assicura che, senza adeguate misure, l’infestazione potrebbe crescere in modo devastante, dal momento che molti degli insetti sono all’inizio del loro ciclo vitale e si stanno riproducendo. Perciò il loro numero, che ammonta già a miliardi di unità complessivamente, potrebbe moltiplicarsi di ben 500 volte nei prossimi mesi.

Per ora, il paese più colpito è il Kenya, dove non si è visto nulla di paragonabile negli ultimi 70 anni. Già 13 contee ne sono gravemente infestate. Tutte quelle del nord e dell’est del paese, aride e semiaride, ma anche diverse di quelle del centro – Meru, Embu, Machakos – dove la produzione agricola è molto sviluppata.

Secondo stime delle autorità finanziarie nazionali, la devastazione in atto potrebbe mettere a rischio non solo la sicurezza alimentare del paese, ma anche lo stesso PIL, che ben difficilmente potrà crescere del 7% quest’anno, come stimato precedentemente.

Il ministro dell’Agricoltura, Peter Munya, ha ammesso pubblicamente che il governo non era, e non è, preparato a contrastare una simile infestazione. I mezzi aerei per inondare di insetticida i vastissimi sciami – decine di chilometri in lunghezza e larghezza – sono insufficienti e in molte zone del tutto inesistenti.

I contadini stanno ricorrendo ai mezzi tradizionali per scacciare gli insetti dai campi: forti e prolungati rumori, cortine fumogene e altro del genere che, ovviamente, mettono in fuga le linee più vicine dello sciame, che vengono sostituite immediatamente da quelle successive. In alcuni distretti sono addirittura state chiuse le scuole per permettere agli alunni e agli studenti di unirsi ai famigliari nello sforzo di difendere i campi.

Ma che cosa ha facilitato l’insorgere di una simile infestazione? Gli entomologi non hanno dubbi: il clima.

Quest’anno, in questa zona, le temperature sono state sempre piuttosto elevate rispetto alla media stagionale e, dopo una siccità preoccupante all’inizio dell’anno scorso, ora da mesi la pioggia è abbondante e non accenna a diminuire. Il terreno umido e la temperatura facilitano la deposizione delle uova e la loro maturazione.

L’abbondante vegetazione fornisce cibo agli insetti che così aumentano di numero. Quando raggiungono una certa quantità formano lo sciame e cominciano a muoversi alla velocità di 15 chilometri all’ora, spostandosi di almeno 150 chilometri giornalmente. E quando non sono in volo, distruggono tutta la vegetazione su cui si posano, si accoppiano e depongono altre uova.

Secondo gli esperti, se i mezzi di contrasto non saranno ben presto aumentati e resi più efficaci, si rischia che l’infestazione diventi endemica nella zona per diversi anni a venire.

Bruna Sironi per NIGRIZIA

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