Illegal migrants, who have been detained after trying to get to Europe, look out of barred door of a detention hut at a detention camp in Gheryan, outside Tripoli, Libya December 1, 2016. Picture taken December 1, 2016. REUTERS/Hani Amara

ANCORA UNA STRAGE DI MIGRANTI NEI LAGER LIBICI

La sera del 23 maggio oltre cento rifugiati e migranti che erano stati rapiti e tenuti in prigionia da trafficanti di uomini a ovest di Bani Walid, in Libia, sono riusciti a scappare. Mentre cercavano di fuggire, sono stati inseguiti dai loro carcerieri e uomini armati, che hanno sparato contro di loro, causando diverse vittime e 25 feriti, poi trasferiti all’Ospedale generale di Bani Walid.

I sopravvissuti, in gran parte adolescenti provenienti da Eritrea, Etiopia e Somalia che cercavano di raggiungere l’Europa per chiedere asilo, hanno raccontato di essere finiti nelle maglie di trafficanti che li avevano venduti più volte tra Bani Walid e Nesma.

I sopravvissuti hanno detto a Medici Senza Frontiere che almeno 15 persone sono morte e almeno 40, in maggioranza donne, sono rimaste indietro. Alcuni di loro hanno raccontato di essere stati tenuti prigionieri per tre anni. Cicatrici, segni visibili di ustioni elettriche e vecchie ferite infette mostrano le drammatiche condizioni che hanno dovuto subire. Sono traumatizzati e sono in maggior parte minori non accompagnati.
La vicenda è un altro esempio degli orrori continui subiti da molti migranti e rifugiati che transitano in Libia. Le équipe di MSF non hanno accesso alle prigioni clandestine nelle aree di Bani Walid, e non sanno quante persone vi siano ancora trattenute, ma il rapimento ai fini di riscatto in Libia resta un business fiorente, rafforzato dalle politiche promosse dall’Europa che puntano a criminalizzare migranti e rifugiati e a impedire loro di raggiungere le coste europee a qualunque costo.
I feriti più leggeri di questo ennesimo massacro sono stati già trasferiti nei centri ufficiali di raccolta, quelli degli accordi tra governo libico e governo italiano.
E’ bene ricordare che i centri ufficiali accolgono solo una minoranza dei migranti bloccati in quel paese e sono anche essi spaventose prigioni.
Nei campi ‘ufficiali’ di detenzione dei migranti in Libia, nei quali vengono rimandate le persone intercettate dalla Guardia costiera libica, finanziata e addestrata dall’Ue, si verificano stupri e torture. Lo ha denunciato Joanne Liu, presidente internazionale di Medici Senza Frontiere, in una conferenza stampa a Bruxelles, qualche mese fa. Nei campi di detenzione, ha detto, “le donne incinta vengono stuprate. Vengono particolarmente prese di mira e violentate”.
Liu ha parlato di “crudeltà sistematica” e di “torture. So – ha aggiunto – che non ci sono bacchette magiche, ma almeno bisogna smettere di rimandare le persone in quella terra da incubo che è la Libia”oggi. Per la Liu, “i leader europei”, che “si rallegrano perché meno persone arrivano sulle coste” italiane, sono “complici e vogliamo che ne rispondano”.

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1 Response

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