EPIDEMIA DI EBOLA: verità cercasi….

Due anni prima che scoppiasse la terribile epidemia di Ebola in Liberia, Sierra Leone e Guinea Conakry, falciando forse anche 20.000 vite, in America c’era stato uno strano incidente.
In un laboratorio, di massima sicurezza e ad altissima tecnologia, c’era stata una fuga del virus su quale era in corso una ricerca ed uno scienziato americano era rimasto infettato.
Due anni dopo, l’epidemia in Africa occidentale.
Due aree sembrano esserne state focolaio. Una in Guinea Conakry, l’altra in Sierra Leone, esattamente a Kenema.
Le autorità di questo paese decretarono l’immediata sospensione delle ricerche in corso nel nosocomio della cittadina, capitale della ricchissima area diamantifera della Sierra Leone.
Perché? Cosa era successo? E, soprattutto, cosa si ricercava in quel povero ospedale africano e chi era a farlo?
Domande legittime, ma ad oggi senza risposta….
Eccone alcune possibili.
Da anni il Dipartimento di Stato americano per le guerre batteriologiche lavorava sul virus Ebola, la micidiale febbre emorragica ad altissimo tasso di mortalità. Lo faceva in funzione “preventiva” essendo vietato da trattati internazionali operare per la costruzione di bombe batteriologiche. Si voleva trovare un vaccino nel caso qualche entità terrorista scoprisse il modo di usare il virus come arma.
Ebola è micidiale. Tanto micidiale che chi, per contatto, ne resta infetto non ha grandi speranze di sopravvivenza. La malattia insorge e distrugge l’organismo rapidamente. Solo per contatto, però. Ebola, infatti, non si trasmette per via aerea. Nelle epidemie passate, così, era bastato circoscrivere i focolai per arginare la diffusione del male. Guai se qualcuno modificasse geneticamente il virus consentendogli di diffondersi per via aerea.
Questa volta Ebola galoppa in lungo e in largo. Cosa è accaduto?
Le ricerche del dipartimento di stato americano erano state frammentate,come al solito, tra più istituti di ricerca. Università, centri privati sparsi per il mondo. Dal Canada alla Sierra Leone. Sì, anche a Kenema, in un fatiscente ospedale africano, sembra che si lavorasse su Ebola….Se fosse vero, e molte circostanze dicono di si, potrebbe esser accaduto che si sia verificata una fuga del virus? Era lecito e umano sperimentare da quelle parti esponendo una popolazione povera e indifesa a rischi del genere?
L’epidemia si espande e il terrore per possibili contagi è mondiale. Qualcuno, bontà sua, chiede che si vietino i viaggi dai paesi affetti verso il resto del mondo.
A quota diecimila morti, dati ufficiali sicuramente lontani da una ben peggiore realtà, restano infettati, in Liberia, due medici americani. Vengono immediatamente prelevati da un aereo attrezzato per il caso e a massima sicurezza sanitaria e riportati in patria. Ma come? Dove è finita la paura? Perché rischiare così tanto?
I due sanitari, miracolo, guariscono. Esisteva un vaccino? Esisteva addirittura una cura? La domanda è più che lecita. E se si, perché non è stato da subito messo a disposizione delle popolazioni colpite?
Alcune fonti raccontano che in un centro di ricerca canadese, da alcuni anni, si lavorava al vaccino. Proprio per conto del Dipartimento per le guerre batteriologiche americano. Pare si fosse arrivati alla fase della sperimentazione ma, “stranamente”, non erano arrivati i fondi per attuarla. L’intera ricerca, anzi, era stata avocata in America, quasi a volerne mantenere il monopolio più assoluto….

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1 Response

  1. Giuseppe onofrio ha detto:

    Petroldollari Gianluca

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