Evo Morales: ” Contro di me il golpe del litio”

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Come stanno i suoi figli?

– Siamo stati in contatto permanente da quando ho dovuto rifugiarmi in Messico. Avevano la possibilità di partire per un altro continente grazie alla disponibilità di numerosi ambasciatori di altri paesi. Tuttavia, sia Evaliz che Alvaro hanno deciso di venire in Argentina dove sono attualmente. Ora stiamo superando la paura di quei giorni. Hanno fatto del male a tutti loro, soprattutto a Evaliz. Alvaro non si è mai occupato molto delle questioni politiche ma nonostante questo lo hanno minacciato mentre era a casa sua in Cochabamba. Alvaro ha avuto la possibilità di continuare a studiare in Europa, ha avuto la possibilità di andare in Italia o in Germania, ma mi ha detto che voleva restare qui con me e ringrazio il popolo argentino e il suo governo per aver garantito la loro presenza e sicurezza nel loro paese.

Ha paura per loro o per i suoi familiari?

–Evaliz è stata in grande pericolo. Era impegnata politicamente e gliel’hanno fatta pagare con infinite intimidazioni.Mia sorella, poi, è quella che ha sofferto di più perché la sua casa è stata bruciata, ma ora va tutto bene. Restiamo in contatto per telefono.

– È a causa di questo contesto che ha deciso di lasciare la Bolivia?

– (Pensa) Ho sopportato così tante cose in passato come cocalero, leader sindacale, deputato. Sono stato spesso arrestato! Ad un certo punto un giorno ho detto che nella mia carriera politica mancava solo la condizione di esiliato e rifugiato ed eccomi accontentato! E tutto per essere anti-imperialista. Tutto per la nostra grande patria, per lottare per i più umili, per la dignità e la libertà della nostra gente. Mi hanno fatto di tutto per questa ragione. Ho subito processi, i presidenti del neoliberismo mi hanno perseguito come se fossi un terrorista mentre ero solo un leader sindacale. Ho subito l’espulsione dal congresso nazionale nel 2002,  su ordine dell’ambasciata degli Stati Uniti. Il piano, allora, era di impedirmi di candidarmi alle elezioni presidenziali. La storia si ripete con crudeltà e si ripete per i presidenti di sinistra, per i presidenti del popolo. Hanno provato in ogni modo a farmi fuori e ora pensano di esserci riusciti. Ma a questa gente dico ancora una volta che non mi arrendo e che non ho paura di loro.

– La presidente di fatto della Bolivia, Jeanine Áñez, può rendere difficile il suo ritorno in Bolivia?

– Non so se sono un ex presidente, forse sono ancora il presidente perché la mia lettera di dimissioni non è stata approvata o respinta dal parlamento boliviano

Questo è stato un colpo istigato dagli Stati Uniti ?

– Credo che gli Stati Uniti non ci perdonino che un indio sia divenuto presidente e abbia garantito stabilità politica, crescita economica, riduzione della povertà, nazionalizzazioni. Ai tempi in cui la Bolivia era sotto regime  neoliberista, le entrate petrolifere erano state di soli 3 miliardi di dollari. Con il nostro governo, tra il 2006 e il 2013, abbiamo raggiunto i 38 miliardi di dollari. Meno soldi per le compagnie petrolifere, più soldi per la nostra gente

E adesso c’era anche in ballo il litio….

– Questo è un problema centrale. Abbiamo dimostrato ciò che abbiamo sempre affermato nei forum internazionali, come il San Pablo Forum, che un altro mondo è possibile. E in Bolivia abbiamo dimostrato che un altro mondo è possibile senza il Fondo Monetario Internazionale. Senza il sistema capitalista. Il nostro crimine per loro è stato  iniziare l’industrializzazione del litio. La mentalità dei paesi dominanti e neocolonialisti  è quella di prendere a basso costo le materie prime dai paesi produttori. Noi invece ci preparavamo alla  produzione di batterie al litio. La produzione di 400 tonnellate di carbonio al litio era prevista per il prossimo anno. L’anno scorso abbiamo aperto un grande impianto per la produzione di cloruro di potassio di cui esportiamo 15 mila tonnellate in Brasile e una piccola parte in Cile. C’è l’ idrossido di litio. È stato pianificato un piano che prevedeva 41 impianti industriali dedicati a questo scopo. Saremmo stati i primi produttori al mondo. Abbiamo cercato dei partner internazionali e la scelta è caduta su Cina e Germania. Apriti cielo. Gli Stati Uniti si sono sentiti esclusi dal paese con le maggiori riserve di minerale per l’energia del futuro e ce l’hanno fatta pagare. Ecco perché dico che è stato il golpe del litio. Non volevano che fosse un paese produttore, finalmente, a decidere il prezzo delle proprie materie prime.

Il colpo di stato e’ cominciato per questi motivi?

– Certo, hanno iniziato usando la scusa della frode elettorale. Ma di quale frode stanno parlando? Io vengo dalla cultura indigena nativa che ci insegna che la cosa più importante è non rubare, non mentire e non essere pigri. E questo lo abbiamo incorporato nella nostra Costituzione. Quindi rubare, mentire, fare frodi? No, non capisco, non è possibile. Nei miei incontri con gli organi costituzionali ho sempre detto loro di fare il loro dovere. Ora, secondo un rapporto dell’OEA, l’Organizzazione degli Stati Americani, ci sarebbe stata una mia frode elettorale nelle ultime elezioni presidenziali perché  in 225 seggi è stata fatta  il MAS, il mio partito,  ha ottenuto il 70, l’80 e il 90. Nelle aree campesinas questi sono i nostri voti. I contadini poveri ci votano e per loro è una frode.  Ma le dico che anche senza quei seggi avremmo vinto al primo round. La vera frode è il rapporto OAS

– L’atteggiamento delle forze armate l’ha addolorata?

– Mi ha ferito il tradimento delle forze armate. Non riuscivo a capire.  Era una cospirazione aperta. Non capisco come  militari che dicevano “siamo soldati antimperialisti e sosteniamo il processo di cambiamento” abbiano potuto mettersi al servizio del golpe americano. Mi ha fatto male perché li avevamo equipaggiati. Quando arrivammo al governo, ricordo che non avevamo aerei o elicotteri nel mezzo di una crisi alluvionale e che l’Argentina ci aiutò. Il Brasile, il Venezuela di Chávez e persino il Cile ci hanno aiutato a combattere le alluvioni. C’era un solo elicottero, caduto molto tempo fa. Ora ci sono 25 elicotteri e guardo in televisione elicotteri che sparano contro i miei fratelli, uccidendo i miei fratelli. Mi fa male, molto male.

In Bolivia ci saranno nuove elezioni presidenziali. Il Mas, il suo partito, l’ha nominata coordinatore. Come intende procedere?

– Stiamo già facendo campagna. Stiamo organizzando varie riunioni.
Quando fai una campagna senza essere un candidato, ottieni più autorità. Ci sono nuovi leader, sia uomini che donne, capacissimi e preparatissimi.  Prima eravamo solo contadini, ma ora ci sono altri settori sociali.

Quale profilo dovrebbe avere il candidato MAS?

– Un candidato che unisca, anche se è difficile da trovare.  Alvaro García Linera e io abbiamo detto che non saremo candidati proprio per  unire la Bolivia, in modo che non ci siano scontri.

Serve un candidato che unisca regioni e settori sociali, che includa il diritto del contadino indigeno nativo ma anche quello della classe media professionale, che è un altro settore sociale importante.  La nostra forza era la questione economica. Serve chi può garantire la crescita economica. Due cose mi fanno male: i morti e che stanno distruggendo l’economia. Con uno sciopero nella città di Santa Cruz, ogni giorno si perdono solo 3,5 milioni di dollari, secondo i dati che abbiamo.

Il candidato deve essere indigeno?

– Che sia indigeno è importante, ma anche che sia di chiara competenza. Il voto indigeno non è in discussione, è un voto solido. Ma serve chi può  catturare anche il voto della classe professionale, della classe media, compresi gli investitori intorno a un  programma di cambiamento.

 

da PAGINA 12 

 

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