Facciamo sentire alto il nostro dissenso

Sì, è vero, la tormenta imperversa e l’angoscia ci opprime, ma dove sta scritto che dobbiamo vivere in un tempo di cui potremo solo vergognarci? Abbiamo pensato di dedicare tre giornate, dal 15 al 17 di marzo, ad affermare con evidenza il contrario. Chiediamo di promuovere ovunque iniziative di ogni tipo contro il razzismo e le narrazioni tossiche che alimentano un sistema nefasto e incarognito. Non canteremo il buio dei nostri giorni ma la bellezza della resistenza e il piacere della ribellione che filtrano da ciascuna (anche piccola) apertura che fa entrare la luce

Roma, 29 ottobre 2017: atto contrario è una domenica di musica con i migranti di Baobab. Foto di Matteo Nardone (che ringraziamo)

 

Possiamo mettere in discussione gli orrendi abusi del potere istituzionale ma anche l’apatia e l’indifferenza verso la xenofobia e il razzismo che crescono intorno e dentro di noi? Possiamo trasformare l’angoscia che ci assale di fronte a quanto accade nel Mediterraneo, nei lager libici e in tutta l’Africa, in Turchia e nelle nostre città dove migranti e rifugiati hanno sempre più paura? Possiamo rovesciare quell’angoscia, restando ben ancorati alla realtà, nel suo stato opposto? Bruno Tognolini, grande maestro di piccole rime, dice che se ci opprime l’angoscia, dobbiamo fare “attu contrariu”, come vuole la sapienza popolare, per esempio in Sardegna. Non dobbiamo cantare, dunque, dei tempi bui, “ma della luce, della gioia e della bellezza, della speranza, (…) che sono sempre disciolte in tutti i tempi”.

Molti, in realtà, quegli atti contrari verso chi detesta l’affermazione della libertà di movimento (per chiunque abbia il desiderio o la disperata necessità di partire), li fanno da tempo e in tanti modi diversi. Chi avrebbe immaginato, nel 1998, che a causa della sua capacità di accogliere un paesino dell’Aspromonte sarebbe diventato famoso nel mondo quanto i Bronzi? E chi avrebbe detto che a Roma, solo con l’autogestione dei cittadini, sarebbe nato un non-luogo fantastico come il Baobab, dove sono stati accolti 80 mila “migranti transitanti”, cioè diretti verso altre città europee o del Nord Italia? C’è poi quell’altro gruppo di stravaganti personaggi, diventati nientemeno che armatori di una nave, Mediterranea, solo con il sostegno di un pugno di associazioni, centri sociali, parrocchie, singoli cittadini e di una strana banca che sostiene che l’interesse più alto sia quello di tutti: adesso vanno in mare per raccontare quel che molti preferirebbero non si sapesse e, insieme ad altri, a salvare la gente che annega.

Di persone bizzarre, donne e uomini inclini all’atto contrario, ce ne sono anche a Trento, Monfalcone, Lodi, Trieste e in un sacco di altri posti. Sono, per esempio, genitori, studenti, insegnanti impegnati a contrastare in modo assai creativo un susseguirsi di azioni meschine compiute nelle scuole in nome di logiche di esclusione. Negli ultimi mesi, poi, sono nate reti come il Forum per Cambiare l’ordine delle cose, tavoli come Saltamuri, campagne come quella di sostegno per Riace, promossa dalla Rete dei Comuni Solidali, oppure manifestazioni come quella degli Indivisibili, solo per fare qualche esempio.

Come gruppo di persone, riunito per l’occasione da Comune, un mezzo di comunicazione on-line indipendente che invita alla ribellione del fare, abbiamo pensato di poter contribuire ad alimentare quegli “atti contrari”, dando loro un appuntamento che ne mostri in modo più evidente le potenzialità di creazione di relazioni differenti. Dal 15 al 17 marzo, dunque, in molte città e piccoli centri della penisola, chiediamo di promuovere iniziative anche molto diverse tra loro: incontri, videoproiezioni, partite di calcio, pranzi e cene in piazza, concerti, presentazioni di libri, passeggiate a piedi o in bici, presìdi, scuole di italiano all’aperto, giochi di strada, mostre fotografiche, letture di libri di scrittori del sud del mondo, assemblee, feste, spettacoli teatrali e un lungo, speriamo lunghissimo, eccetera.

Non si tratta, com’è ovvio, di costruire una mobilitazione più decisiva o importante delle altre, ma di tre giornate da mettere accanto e insieme alle altre manifestazioni. Non si tratta di contarsi, né di misurare la propria capacità di mobilitare, meno ancora di inseguire i media e le forze politiche che… contano. Si tratta di resistere con tenacia e creatività alla de-umanizzazione delle politiche che inventano i capri espiatori del nostro tempo e alla violenza delle ondate del razzismo istituzionale, mediatico e “popolare” per stare insieme e sentirsi meno soli. Quel che chiediamo, in altri termini, è di chiamarsi fuori dalla paura e di infilare – come dice Tognolini – ovunque minute stringhe virali di bellezza. Lo chiediamo a qualsiasi gruppo, composto da cinque o cinquemila persone, che pensi di potersi opporre – anche solo per una volta – all’atrofia della sensibilità e della condivisione delle speranze e dei territori, a ogni comunità formale e informale che sia. E lo chiediamo anche alle scuole, nelle quali insegnanti, studenti e genitori possono trovare il tempo e il modo, durante il venerdì, per proporre momenti di gioco o approfondimento.

Fateci conoscere le vostre iniziative, scrivete a carmosino@comune-info.net.

Tutte gli appuntamenti (#attocontrario) saranno segnalati in questa pagina.

 

Alex Zanotelli, Andrea Segre, Mimmo Lucano, Chiara Sasso, Alessandro Metz, Ascanio Celestini, Annamaria Rivera, Dagmawi Yimer, Mauro Biani, Franco LorenzoniGrazia Naletto, Franco Berardi Bifo, Felicetta Parisi, Andrea Costa, Nicoletta DenticoGuido Viale, Fulvio Vassallo, Filippo Miraglia, Lea Melandri, Carlo Ridolfi, Sonia Coluccelli, Alessandro Ghebreigziabiher, Sergio Segio, Cinzia Pennati, Paolo Cacciari, Silvestro Montanaro,Patrizia Sentinelli, Marco Omizzolo, Daniela Degan, Alberto Castagnola, Mauro Armanino, Monica Di Sisto, Francesco Martone, Francesco Gesualdi, Fabio Ciconte, Giancarlo Cavinato, Bruno Tognolini, Marco Calabria, Riccardo Troisi, Gianluca Carmosino

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1 Response

  1. luigi bertuzzi ha detto:

    Un modo di ribellarsi all’ordine delle cose, più efficace di far sentire alto il nostro dissenso, non potrebbe essere quello di rendere percepibile una richiesta di partecipazione istituzionale a un dialogo, sull’adeguamento di una piattaforma comunicativa che dia una voce “ascoltabile” ai cittadini”?
    Per capire se sia proponibile un’iniziativa (#dialogo_operativo) in questa direzione ho commentato l’articolo di Guadagnucci e scriverò a comune-info.net …
    Grazie.

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