Fermare le multinazionali del crimine ambientale

«È un male necessario». «Per garantire lo sviluppo, a volte è inevitabile qualche sacrificio». «Con le tecnologie, possiamo sfruttare le risorse della terra in modo pulito, sicuro e sostenibile». Sono frasi abituali sulla bocca di qualche politico o manager, per aumentare l’espansione dell’estrazione mineraria. Papa Francesco, nell’enciclica Laudato si’, prende posizioni opposte, chiare e forti, soprattutto sull’urgenza di porre dei limiti.

Nel mezzo, ci sono le vittime. Il crimine ambientale delle imprese minerarie Vale e BHP a Mariana, nel 2015, ha ucciso 19 persone e contaminato l’intero bacino del Rio Doce. Nel gennaio 2019, a Brumadinho, la Vale ha sepolto con i suoi rifiuti tossici almeno 339 persone. Molti corpi non sono ancora stati ritrovati. Un altro bacino fluviale, quello del Rio Paraopebas e São Francisco, si sta contaminando.

Conoscevamo Brumadinho, abbiamo celebrato con la gente di quella comunità e discusso sulle alternative per superare l’estrazione mineraria. Da dieci anni, la Rete internazionale delle vittime di Vale denuncia che i danni ambientali, le morti e gli incidenti non sono errori puntuali, imprevisti inevitabili. Sono l’aspetto strutturale degli investimenti minerari che nel calcolo dei profitti inseriscono, sadicamente, i costi ambientali e sociali. Fanno parte del modello estrattivo, di questa assurda competizione che strappa le viscere della terra a un ritmo sempre più rapido, per portarle sempre più lontano, tagliando i costi della prevenzione e della sicurezza per competere con un oligopolio sempre più ridotto e forte.

Uno dei vescovi di Belo Horizonte ha definito questo crimine “omicidio collettivo”. La rete Iglesias y Minería (Chiese e attività minerarie) è a fianco della gente di Brumadinho, condividendo l’angoscia di chi ha perso familiari, terra o casa. Cerchiamo di offrire, attraverso la Chiesa locale e le pastorali sociali, supporto, orientamento, organizzazione per tutte le rivendicazioni a cui le vittime hanno diritto. Occorre vigilare perché l’alleanza storica tra lo stato e le imprese estrattive non trasformi ancora una volta questo dramma in un “inciucio”, che mette qualche pezza agli strappi del sistema e lo rilancia fino alla prossima tragedia.

L’impunità genera l’arroganza di un modello di produzione e consumo che è la causa principale del ripetersi di tante morti. Lo stato e la Vale sapevano del pericolo di Brumadinho. Si sono coperti a vicenda, lo hanno sottovalutato, e probabilmente sfuggiranno ancora una volta ai processi. Una multa si sconta in fretta dai margini di profitto a nove cifre dei colossi multinazionali. Le Chiese devono mobilitarsi e bloccare gli investimenti nel settore minerario.

Brumadinho sottolinea l’urgenza di un trattato vincolante che obblighi le imprese al rispetto dei diritti umani. Smonta le frasi fatte che giustificano la necessità di estrarre fino a esaurimento. Restituisce la voce alle comunità che da tempo rivendicano il diritto di decidere sui loro territori. Rinnova la sfida di costruire una transizione che ponga limiti all’“estrattivismo”, permettendo solo l’attività mineraria essenziale, promuovendo e investendo in alternative di produzione che convivano con la Creazione.

COMBONIANI BRASILE per Nigrizia

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