STILL LIFE, FOTO SIMBOLICA, FARMACI CON SOLDI BANCONOTE EURO (Alberto Cattaneo / Fotogramma, MILANO - 2012-08-23) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

FINANZA IN ….PILLOLE

Se guardiamo agli ultimo 100 anni vedremo che l’evoluzione scientifica ha raggiunto vette inimmaginabili, la tecnologia ha rivoluzionato la vita degli esseri umani, la ricerca ha dato speranze e aggiunto decenni alle vite delle persone, ma… Sì, c’è un bel “ma”. Perché quest’epoca di grande sviluppo tecnologico ha travolto le opinioni, manipolato le coscienze e soprattutto ha rotto il nobile patto tra sviluppo e umanità. Dagli anni ’80 infatti si è generato un sistema in cui da una parte pochi individui creano bisogni per massimizzare i loro profitti e dall’altra molti individui, la così detta umanità “consumatrice”, si abbandona al proprio destino di dipendenza. Ci sono però ambiti etici, come la salute, in cui il fenomeno della massimizzazione del profitto non dovrebbe entrare, che dovrebbe rispettare. Ma non è stato così. Qualcuno da più di trent’anni specula indisturbato sulla salute dei cittadini.
Stiamo parlando dell’industria farmaceutica. Efficace. Intoccabile. Spietata. Dagli anni ’80 è il business più redditizio del mondo con un fatturato annuo medio di 400 miliardi di dollari. Ma per comprendere come questo sia successo occorre mettere alcuni punti e chiarire fatti poco noti. Partiamo dai soldi. Ci sono farmaci utilissimi, che salvano vite umane e ci aiutano in tutte la fasi della nostra vita. Farmaci studiati nelle grandi università americane, nei centri di ricerca europei. Rappresentano il progresso tecnologico, il trionfo della medicina applicata. Costano il giusto. Ma non sono quelli i farmaci che rompono il patto, che speculano sulla salute, che fanno il grande business. Il grande business lo fanno i farmaci che non curano.
Vediamo le cose un po’ alla volta: il prezzo. Non è vero che è la ricerca a far lievitare i costi dei farmaci. Lo ammise perfino Ray Gilmartin, presidente dal colosso farmaceutico Merck dicendo che “Il prezzo dei medicinali non è determinato dai loro costi di ricerca. E’ determinato invece dal loro valore nel prevenire e trattare una malattia”. Questa frase è molto ambigua, perché pone le basi per un teorema che allontana la salute dal suo corso naturale, cioè quello di un’etica universale, di un diritto per tutti. Secondo Gilmartin il farmaco costa in base a cosa ottiene. Bene! Su questo concetto si fonda la grande ascesa che ci ha condotto alla finanziarizzazione della salute, un fenomeno che porta il marchio d’origine Made un USA. Un fenomeno che ha reso l’industria farmaceutica il più grande strumento di guadagno del pianeta per investitori senza scrupoli. Ma andiamo per ordine.
Se anche nel mondo dei farmaci il costo lo determina la domanda come si può creare una domanda a cui dare una pronta risposta con un’offerta di farmaci già pronti per essere distribuiti al più alto numero di consumatori? E’ semplice: inventando malattie, in modo che sempre più persone normali vengano fatte figurare come pazienti. Per farlo non si deve per forza barare. Basta fare piccoli aggiustamenti ad un sistema che fa pochi controlli e molti favori. L’idea di partenza è stata quella di prendere in considerazione l’aspetto più indefinito della salute: i così detti disturbi mentali. Riguardo a molte patologie infatti c’è incertezza su dove si debba mettere il confine che distingue i sani dai malati. E qui il gioco diventa di parole. Se parto dal termine “problema” oppure “fobia” vado dallo psicologo e cerco di risolvere alla base il mio problema, ma se il DSM, la bibbia del farmaco, su cui le case farmaceutiche hanno una certa influenza, ce lo trasforma in “disturbo” oppure in “sindrome” allora il gioco è fatto, perche si passa dalla terapia analitica a quella farmacologica. Partono la campagna pubblicitaria, il marketing, i trial clinici e si aggiunge l’accondiscendenza di molti medici che vengono coinvolti nelle grandi convention di lancio del nuovo prodotto farmaceutico. A questo punto la malattia esiste. E il farmaco? Ovviamente è già pronto.

La nutrita schiera degli antidepressivi già esistenti è assoldata per curare nuove patologie e indossare nuovi look, soprattutto se hanno il brevetto in scadenza.

Ma facciamo qualche esempio. Il Paxil nel giro di pochi anni è diventato l’antidepressivo più venduto al mondo grazie alla grande campagna pubblicitaria che aveva trasformato la timidezza e l’insicurezza in Disturbo da Ansia Sociale. Tre miliardi di dollari l’anno di fatturato. Tra gli acquirenti anche Deborah Olguin, che, disoccupata, faticava moltissimo a stare rilassata durante i colloqui di lavoro e che dopo l’assunzione del farmaco dichiarava “credo che il Paxil mi abbia aiutato a essere in grado di confrontarmi con il pubblico sentendomi a mio agio”. Peccato che poi la stessa Olguin ne sia diventata dipendente per paura di perdere l’acquisita sicurezza in se stessa e che tuttora sui manuali scientifici non esista questo termine bensì resista la classica e umanissima “fobia sociale”. Ancora più eclatante è il caso del Prozac, che a pochi giorni dalla scadenza del brevetto si colora di rosa lavanda e diventa il Sarafen, un rimedio contro la Sindrome Disforica Premestruale, una nuova malattia secondo il DSM, che altro non è che il nervosismo che le donne avvertono nei giorni antecedenti l’arrivo del ciclo mestruale. Un bacino di utenza enorme.
Neanche i bambini sono stati risparmiati dalla speculazione. Infatti una delle più grandi azioni di marketing è stata quella riferita al Deficit di attenzione e iperattività. I bambini e gli adolescenti sono spesso agitati ed a scuola non riescono a stare attenti. Su questo atteggiamento tipico dell’adolescenza è stato facile mettere il cappello dell’azione farmacologica. Fino ai primi anni ’90 i casi gravi di deficit da attenzione erano stati poche migliaia ed erano dovuti a fenomeni di nevrosi acuta, spesso legata ad altri deficit cognitivi o forme di autismo. E’ bastato creare una controversia sulla natura e sull’entità del Disturbo da deficit attentivo per allargare il bacino di utenza a tutti i ragazzini troppo agitati che frequentavano i banchi di scuola. Il Ritalin, il farmaco prodotto per combattere questo disturbo, è diventato uno dei più venduti al mondo ed ha incrementato il suo consumo dell’800% in pochi anni. Negli USA in alcune scuole si è arrivati a percentuali anche del 20% di ragazzini a cui era stato diagnosticato questo disturbo . L’adolescenza, in poche parole, era diventata un’epidemia. Ora milioni di bambini americani sono trattati a base di psicofarmaci…
Sui livelli del colesterolo poi si è fatta un’altra scorpacciata. Dal 1995 al 2004 varie commissioni scientifiche hanno ritoccato continuamente verso il basso il livello di guardia della “ipercolesterolemia”. Solo negli USA le persone che hanno superato l’asticella e quindi si ritiene che abbiano il colesterolo alto, sono passate da 13 milioni a 40 milioni. Il Lipitor, uno dei farmaci che grazie alle statine abbassa il colesterolo, diventa il farmaco con obbligo di ricetta medica più venduto al mondo con oltre 10 miliardi di dollari l’anno. Ci si domanda però: come mai la maggior parte degli esperti che hanno redatto le ultime direttive sul colesterolo sono anche relatori, consulenti o ricercatori delle maggiori case farmaceutiche del mondo? Il conflitto di interessi è un altro punto oscuro di questo sistema di marketing. Oggi è quasi impossibile attaccare questo colosso. Gli interessi in gioco sono enormi. Eppure giornalisti e medici come Marcia Angell o Ray Moynihan denunciano da anni ricerche e sperimentazioni truccate, sindromi inventate, medici corrotti, per non parlare dello scandalo dei farmaci anti Aids negati ai paesi poveri, falcidiati dalla malattia, allo scopo di non perderne il monopolio. Per decenni le case farmaceutiche hanno cavalcato questo sistema. Ciò è avvenuto nel momento in cui hanno potuto influenzare la scienza medica “ridefinendo” le malattie, gestendo liberamente i loro brevetti, influenzando le scelte politiche. Ora che il gioco funziona non si torna più indietro, perché gli investitori chiedono sempre più utili e dopo un campione di incasso, se ne aspettano un altro. Devono creare sempre più mercato, più consumatori. Dopo il trentennio di affari d’oro (1980-2010) la finanza ha preso in mano anche il timone di questo mondo e non vuole mollarlo. Gli interessi sono enormi. E loro, quelli sì che sanno come curarli.

Luca Cambi

regista e ricercatore sociale

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1 Response

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