Fratello Tempo, io non mi arrendo…

” Quando inizi a rimettere i colori nei tubetti, gli strumenti musicali nelle custodie, gli orizzonti sotto il ripiano della finestra. Deve essere così che comincia la vecchiaia” ( F. Caramagna)

Non sarò mai vecchia. Lo giuro a me stessa. Allo stesso modo in cui non sarò mai un Principe del foro.

No, non è il delirio mattutino da postumi da prosecco. Né l’umiltà fasulla di chi non crede nelle proprie capacità. È la perentorietà di chi conosce se stessa e sa…

Sa che finché avrà un solo respiro, finché avrà la forza di recarsi al suo scoglio, in quell’angolo isolato di spiaggia sotto la caotica città, troverà il modo di sottrarre stille di gioventù al Tempo.

La scorgera’ sentendo la sabbia ora calda, ora fredda sotto i piedi ancora nudi a non essere inibiti dalla loro stessa nudità.

Vedrà gocce di speranza dentro la spuma bianca che si aggroviglia, si intrufola , si arrampica sopra quel nocciolo di pietra che fu giovane un tempo, forse sabbia, forse sasso e ora è presuntuosa roccia che si illude di arginare il mare.

Sorriderò ancora, e poi ancora dando il volto coi miei ancora al sole, come un tempo lo offrìi agli ancora dell’amore.

Rabbrividerà la mia pelle rugosa, saggerà con goduria le sferzate di maestrale o di scirocco e persa dentro un cappotto pesante di anni e di Storia mia, sfiderò ancora le nuove tempeste.

Dirò loro di quanto le abbia amate. Di quanto il mio spirito indomito abbia cavalcato con loro quel mare agitato, ruggente di rabbia e di livoroso appetito.

E oggi scatto foto…Le scatto per il Tempo che verrà. Non mi domerà. Placherà un corpo, lo umilierà, lo piegherà al suo spietato dominio, ma le foto di ciò che amo sono la mia vittoria sui suoi fedeli servi: le ore e i minuti.

Rubo ciò che amo e lo fisso, nel cuore che nessun oblio, nessuna vecchiaia dell’anima potrà mai sottrarmi.

E guardo, guardo negli occhi la gente. Il mio più grande limite e la mia linfa vitale. Per guardare gli occhi della gente devi stare al suo stesso livello.

Così non puoi astrarti da chi, disperato, ha solo il suo dolore muto. Così non puoi prescindere da chi brancola nel delirio della povertà, della solitudine, della indifferenza. Così non puoi speculare sulla disgrazia, sulla indigenza, sulla amarezza.

Così non puoi fare spallucce e dire” non mi riguarda”. Perché quegli occhi sono i tuoi stessi riflessi nello specchio. ” Gli altri siamo noi”.Ecco perché non sarò mai un Principe del foro. Non saprò mai dire ” vinciamo” e ” perdete” .

Ma non sarò mai morta dentro. Quando si muore dentro è la vecchiaia. Il resto, invece è conquista degli anni.

Sono quei pennelli con cui sulla tela del vivere si dipinge un nipote, un sorriso ancora. Sono quelle note che ricordano una colonna sonora che non abbandona con la sordità. È quel mare che una finestra aperta richiama, vero o ricordo, ma impresso in noi, parte di noi, che non diremo mai , come quel delfino che salta all’orizzonte, ” mi arrendo”

Marina Neri

 

Pillole di saggezza, a cura di Rosella De Troia

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