Giovanissima immigrata, al nono mese di gravidanza, abbandonata sola su di un treno

Aliya è nata venerdì, all’ospedale di Galatina in provincia di Lecce e, per fortuna, sta bene. Ma i medici che hanno fatto partorire la sua giovane mamma, Faitha, 20 anni appena, non riuscivano a credere che una donna, con una gravidanza oltre termine, sia stata messa su un treno da sola, senza alcuna documentazione sanitaria, e mandata ad affrontare un viaggio in cui avrebbe potuto verificarsi in qualsiasi momento un’emergenza.

Sì, perchè Faitha è una dei migranti mandate via improvvisamente dal Cara di Castelnuovo di Porto che ha chiuso i battenti due giorni fa. E l’hanno fatta partire da sola, in queste condizioni, in treno alla volta di Lecce dove è stata presa in carico dall’Arci che gestisce in provincia alcuni centri di accoglienza.
“Quando è arrivata, giovedi sera, ci siamo immediatamente stupiti che fosse in quelle condizioni – racconta Anna Caputo, dell’Arci di Lecce – le abbiamo immediatamente chiesto notizie sul suo stato e abbiamo cercato inutilmente documentazione sanitaria sulla gravidanza, ma Faitha non aveva nulla con sè. Allora l’abbiamo portata in ospedale per un controllo ma i medici, ancora increduli, ci hanno detto: ‘Questa donna sta partorendo’. E dopo poche ore è nata la piccola splendida Aliya”.

Da Castelnuovo di Porto a Lecce sono stati una decina i migranti trasferiti, ma Faitha ( una delle ultime a lasciare il Cara), considerato un caso vulnerabile è partita da sola. “E’ arrivata sconvolta e impaurita – racconta ancora Anna Caputo – ha solo vent’anni, non ha nessuno, nè famiglia nè un compagno ed è facile immaginare che quel bambino sia figlio di una violenza. E’ richiedente asilo ma adesso resterà con noi in uno Sprar, ci prenderemo cura di lei e della piccola. Ma non è ammissibile che, per la fretta si possano trattare le persone in questo modo”.

“Aliya è una meraviglia e questo a noi basta ma qualcuno dovrà fare i conti con la propria coscienza”, aggiunge Filippo Miraglia responsabile immigrazione dell’Arci.

 

da REPUBBLICA

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