Giù le mani dal Venezuela !

Due foto danno l’idea di ciò che era il Venezuela venti anni fa. Ritraggono il centro di Caracas, la capitale, prima e dopo un terribile uragano. Nella prima dei grattacieli circondati da una mare immenso di baraccopoli. L’altra, dopo la tempesta, ritrae gli stessi grattacieli ma intorno ad essi c’è un deserto di macerie.

Prima di Chavez e della rivoluzione bolivariana, il Venezuela era casa solo per le sue classi dirigenti. Una minoranza deteneva tutto il potere e le sue immense ricchezze. Per gli altri, la maggioranza del paese, il Venezuela non era casa, ma inferno cementato da una spaventosa miseria figlia di secolare ingiustizia.

Di ricchezza ce ne era tanta, tantissima. Il Venezuela aveva ed ha grandi riserve di petrolio ed è il primo al mondo per quelle di petrolio bituminoso. Le sue classi dirigenti scambiavano petrolio con il vicino americano in cambio di ogni altra merce e della protezione dei propri privilegi. Nelle campagne, poi, regnava il latifondo. Un’immensa estensione di terre fertilissime, innanzitutto la valle dell’Orinoco, nei fatti improduttive, regno di gente senza scrupoli che decideva della vita e della morte di una moltitudine di disperati. In quelle terre regnava persino la ius primae noctis. Se il padrone adocchiava una ragazza prossima al matrimonio che gli piaceva, la prima notte di nozze pretendeva che la passasse nel suo letto. Se la ragazza era già sposata, doveva comunque servire gli appetiti del latifondista, pena un colpo di fucile nella schiena del suo sposo.

Con Chavez e la rivoluzione boliviana il Venezuela cambiò. Le compagnie petrolifere non furono più padrone del paese. La rendita petrolifera venne distribuita più democraticamente. Si riconobbero ai poveri diritti negati secolarmente. Si aumentarono i salari, si costruirono case popolari, la scuola e la salute, di qualità, divennero diritto di tutti e non di una minoranza. Il Venezuela smise di essere il cortile di casa degli Stati Uniti e anzi divenne leader dell’opposizione ad ogni loro voglia imperiale sia in Sudamerica che nel Caribe e nel mondo.

Non fu una passeggiata in carrozza. Anzi. 

Al processo di redistribuzione della ricchezza e del potere si oppose la peggior destra del continente sudamericano forte dell’appoggio di Washington. I tentativi di golpe si spezzarono, ma vennero tutti sconfitti da una popolazione che finalmente aveva sollevato la testa. Si paralizzò il paese e la sua economia, si tentò di ricattare i venezuelani anche con l’arma della fame, della penuria di generi alimentari, ma il caviamo seppe rispondere e rispettò le regole della democrazia che era il fulcro della nuova costituzione bolivariana. Hugo Chavez si sottomise ad ogni giudizio popolare, ad ogni sfida elettorale e le vinse.

L’esempio più lampante della durezza e verità dello scontro e del cambiamento in atto credo sia stato quello del diritto alla salute. La sanità pubblica non esisteva. Poteva curarsi solo chi poteva pagare, in ossequio al modello americano che anche della salute aveva fatto business. La maggioranza della popolazione non poteva certamente permettersi le cliniche private di proprietà delle famiglie ricche del Venezuela. I medici, figli di quelle famiglie ricche si opposero in ogni modo al cambiamento. Per loro la salute non era servizio, ma fonte di ricchezza e potere. Mentre in rinnovate università si lavorava a una nuova generazione di operatori della salute che onorasse il giuramento di Ippocrate, il diritto alla salute venne garantito da un patto con Cuba che fornì i suoi straordinari medici sia per la salute di base che per tanta specialistica ricevendo in cambio forniture di petrolio a basso costo. A Caracas, per i bambini con problemi cardiologici, sia del Venezuela che di tutto il subcontinente americano, nacque un ospedale in grado di effettuare fino a cento interventi a cuore aperto al giorno. Totalmente gratuito.

Chavez lottò ferocemente l’opposizione golpista, ma mai usò la violenza. Non ci furono morti o arresti. Casomai avvenne il contrario. Tanti protagonisti del cambio persero la vita a causa di sicari prezzolati al soldo delle destre.

L’errore politico più grande  di quella stagione che liberò il Sudamerica dai suoi cento anni di solitudine e feroci dittature, fu non operare una profonda riforma agraria e una grande diversificazione produttiva. Non aver riempito, come era possibile, gli scaffali dei negozi venezuelani di merci venezuelane. La “rivoluzione” si fece forte solo degli alti prezzi delle materie prime ma non mise in discussione una divisione del lavoro che costringeva il Venezuela ad avere un’economia monoculturale, fondata sullo scambio tra il proprio petrolio in cambio di ogni merce. Quando i prezzi del petrolio caddero, cominciarono i problemi. Cominciarono a mancare le risorse per finanziare il nuovo stato sociale, i supermercati si desertificarono, nonostante il Venezuela avesse di tutto per riempire quegli scaffali,  la sanità popolare si ritrovò senza medicinali.

E’ storia dell’oggi. Storia drammatica e crudele di un paese allo stremo, con un’infezione da capogiro, un esodo di massa verso i paesi limitrofi. E Chavez non c’è più, divorato da un terribile male.

I suoi successori hanno commesso ogni sorta di errore e, cosa più grave, hanno tradito il cuore democratico della costituzione bolivariana. Non hanno accettato le sconfitte elettorali, le hanno negate soffocando ogni dissenso ,compreso quello interno dei chavisti della prima ora, hanno risposto a chi tornava a sfidarli con la repressione più brutale e in questo modo hanno rafforzato l’ala dura delle destre. E hanno reso possibile il ritorno sulla scena delle voglie imperiali del potente vicino americano.

Ora un paese spaccato in due vede un presidente “regolarmente” eletto contrapporsi a un presidente auto eletto da un parlamento illegalmente esautorato. Il rischio di una sanguinosa guerra civile incombe.

In molti, l’America di Trump in testa, hanno riconosciuto il presidente auto elettosi. In molti in questo modo soffiano sul fuoco  di un possibile bagno di sangue. Ingerenze indebite che hanno il sapore di una vendetta, della voglia imperiosa di chi, nell’avvicinarsi del confronto decisivo, sulle sorti e l’egemonia del pianeta, con la Cina vuole mettere,nuovamente e in ogni modo, in sicurezza il “cortile di casa”.

Al mondo e al Venezuela non serve un possibile bagno di sangue, ma una soluzione politica che riporti tutti alla faticosa ragionevolezza della democrazia. Solo i venezuelani possono e devono urgentemente lavorare ad essa.Il sostegno  dei democratici, in ogni parte del mondo, deve essere aiutarli, tutti, in questa difficile ricerca di una riconciliazione che salvi quel paese. Tutto il resto è ingerenza e impero.

 

silvestro montanaro

 

 

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