” Gli altri siamo noi “. I bambini oncologici al tempo del coronavirus

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La nostra prima quarantena l’abbiamo vissuta per più di quaranta giorni. Nella nostra prima quarantena abbiamo imparato a non aver paura dei momenti difficili, perché il meglio arriva da lì.

Queste le parole di una ragazza che sa cosa vuol dire dover trascorrere settimane, mesi o addirittura anni in quarantena. Perché loro, il popolo dei giovani malati oncologici, sa da sempre cosa vuol dire essere privati della libertà, strappati dalla quotidianità, convivere con la paura, l’incertezza e perdere il controllo sulla propria vita. Tutto viene lasciato al caso o alle decisioni altrui. Quando potrò tornare a scuola o al lavoro? Quando potrò uscire nuovamente con i miei amici? Quando potrò andare a mangiare la pizza con la mia famiglia?

Queste domande, per loro, non hanno mai avuto una risposta certa. Le quarantene dalla durata indefinita sono le compagne della loro infanzia, della loro adolescenza. Ed io, che grazie alla mia Associazione di volontariato Adolescenti e cancro ho l’onore di conoscere tante famiglie colpite dal cancro pediatrico, improvvisamente mi sono ritrovata – come il resto d’Italia – nei loro panni. 

C’è da dire, però, che c’è una grande differenza: io sono sana. E se mi scoccia aver dovuto sospendere tutte le attività della mia Associazione e quelle personali e artistiche, ho comunque la salute e di conseguenza la capacità di scegliere come impiegare il tempo a casa. Posso scrivere, lavorare dal computer, guardare i miei film preferiti, fare giochi di società, uscire in giardino, ballare e via dicendo.

Quando sei costretto a quarantene lunghissime, con la salute sotto i piedi, la situazione è molto diversa. Ci sono giorni in cui i bambini e i ragazzi oncologici, sia quelli che stanno affrontando le terapie sia quelli che sono passati alla fase dei controlli, si sentono così fiacchi da non avere neanche la forza di salire le scale o di studiare. Sono privati della possibilità di scegliere come impiegare il loro tempo.

Loro usano da anni le mascherine, e da anni devono usare regolarmente l’amuchina o ancora evitare contatti sociali. So di bambini piccoli che hanno affrontato lunghi periodi di quarantena senza battere ciglio e so di famiglie il cui figlio ha finito da poco le terapie e, invece di poter riconquistare un po’ dell’agognata normalità, sono costrette a vivere una nuova quarantena. Si lamentano? No, perché quantomeno durante questa quarantena hanno la fortuna di essere tutti insieme. Non hanno un figlio rinchiuso in una camera sterile.

La gente di solito pensa che le tragedie succedano solo agli altri. Questo Corona virus ci ha ricordato che GLI ALTRI SIAMO NOI. Tuttavia, se c’era da aspettarsi che davanti a questa emergenza di massa le persone diventassero più sensibili nei confronti dei più deboli, purtroppo non è sempre così. 

Ricordo di essere rimasta allibita quando, i primi giorni dopo lo scoppio dell’emergenza, avevo la bacheca Facebook piena di post di genitori di bambini o ragazzi oncologici che supplicavano le persone “sane” di seguire le regole, rispettare la distanza dagli altri e stare a casa. Mi sono chiesta: ma è normale che queste persone debbano pubblicare appelli del genere su Facebook? La gente non dovrebbe capirlo da sola?

No, perché purtroppo per ogni infermiere o dottore che rischia la vita per gli altri, per ogni volontario che va a consegnare cibo agli anziani o che è di servizio sull’ambulanza, c’è almeno un’altra persona che continua a sentirsi invincibile, immune al virus, che pensa di essere forte o in gamba se riesce a ingannare i controlli e a continuare a uscire… c’è almeno una persona che continua a pensare che le tragedie succedano solo agli altri.

Per le famiglie con un bambino o un ragazzo malato di cancro questa è una guerra nella guerra, resa ancora più pericolosa dall’incoscienza delle persone. E ricordiamoci non soltanto di chi sta ancora combattendo, ma anche di chi ha finito le terapie e tuttavia potrebbe essere ancora immunodepresso o potrebbe avere altre problematiche che lo classificano nelle “categorie a rischio”. Infine, ricordiamo che, se non dobbiamo assolutamente uscire se non per motivi di reale necessità, dobbiamo farlo per donare il sangue. Non possiamo fermare le donazioni di sangue, anche per i nostri bambini e ragazzi oncologici che ne hanno bisogno per proseguire le terapie. 

E a proposito di terapie, pensiamo all’angoscia dei famigliari quando i controlli o le terapie vengono spostati, a volte a data da definire. Posporre le terapie a volte può significare lasciare via libera al cancro. 

Pensiamoci, quando ci lamentiamo perché siamo costretti a stare a casa. Pensiamo ai reparti di oncologia pediatrica dove non possono più entrare né i volontari né i clown a tenere compagnia ai piccoli pazienti; pensiamo alle case accoglienza dove non si celebrano più i compleanni o le feste, dove ogni famiglia mangia rinchiusa nella propria stanza.

Ma facciamolo davvero e soprattutto ricordiamocelo anche quando questo periodo sarà finito. Per i bambini e i ragazzi che stanno combattendo oggi contro il cancro, anche quando il Corona virus sarà passato, la realtà continuerà a essere fatta di amuchina, distanza sociale e quarantene.

Sarà nostro impegno ricordarli e sostenerli come possiamo.

Perché GLI ALTRI SIAMO NOI. 

Maricla Pannocchia

Maricla Pannocchia è fondatrice e Presidente dell’Associazione di volontariato Adolescenti e cancro. E’ inoltre scrittrice e attrice. 

www.facebook.com/adolescentiecancro    www.adolescentiecancro.org


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2 Responses

  1. Avatar Kob ha detto:

    Tito livio: C’è un momento in cui un romano non può trattenersi!
    Ora mi chiedo è mi domando, come mai, prima molte persone quando si parlava di vaccinare i propri figli, della responsabilità anche verso gli altri, oggi non fanno lo stesso tipo di discorso
    Si, è vero la democrazia è importante……….Il libero Arbirtio, però continuo a chiedermi come mai che adesso non fanno tutti lo stesso tipo di discorso?
    Cioè, nel poter diventare fonte di contaggio per una persona magari malata di cancro
    E questo può succedere forse anche con il con il conora virus, giusto?!
    A tutti voi…….. le adeguate considerazioni!

  2. Avatar onofrio infantile ha detto:

    Condivido e sono commosso da quanto scritto da Maricia Pannocchia!

    Un esempio di grande solidarietà umana e di grande comprensione dello stato di sofferenza di tante persone contagiate dal corina/virus nel nostro Paese, che viene proprio da questi piccoli esseri umani che questa solidarietà non l’hanno mai conosciuta!

    Molta gente si rende conto di cosa vuol dire stare in “quarantena” solo quando la vive in prima persona! Non mi meraviglio se anche quello dei bambini oncologici è stato uno dei Mondi nascosti! Avrei sperato che anche dalla triplice sindacale, anche in occasione dello sciopero odierno per la difesa della salute nei posti di lavoro, si fosse preoccupata di dire qualcosa in merito! Ma la logica che per la difesa del lavoro che c’è, si possono pure concepire che ci siano delle cavie umane! Quello che accade al Quartiere Tamburi nella Città di Taranto è noto da anni a tutti! Eppure ogni volta che si pone il problema del risanamento ambientale e della chiusura delle imprese altamente nocive, specie dove soluzioni di risanamento e ammodernamento degli impianti non sono nè possibili e il tasso di inquinamento dei territori interessati non lo consente nemmeno (come è il caso della ex ILVA di Taranto) non mancano settori del Mondo sindacale dei lavoratori pronti ad opporsi fermamente ad ogni ipotesi di chiusura e di riconversione di quel modello di sviluppo economico e produttivo ! Mi pongo due domande due domande :

    1) Con quale diritto questa Triplice Sindacale naz.le e territoriale dei lavoratori può ancora pretendere di avere un ruolo egemonico anche nelle lotte per la tutela dell’ambiente e dei territori e della salute umana se nelle lotte che mette in campo dimentica troppo spesso il discorso della solidarietà umana con quei ceti e soggetti sociali più deboli ed indifesi della nostra società ? Solo perchè l’egemonia ce l’ha scritta nei suoi statuti naz.li? ;

    2) dato che mi è capito qualche mese fa di sentire l’attuale Presidente dell’ ANPI di Salerno esultare per lo scampato pericolo di abbandono dell’ILVA da parte di Arcelor Mittal, come si può non reagire, quando ad esultare per questo motivo è il Presidente di questa Associazione prov.le agire in contrasto ai principi di cui agli artt. 2),3) e 42) della Costituzione Italiana?Cordiali saluti, Onofrio Infantile di Salerno Merc. 25 marzo 2020

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